C’è un gioco che faccio tra me e me, ogni tanto. Mi domando, se incontrassi il genio della lampada e mi consentisse di esprimere tre desideri, cosa chiederei?
E’ un gioco utile, fa riflettere. In primo luogo sul fatto che ogni desiderio ha un rovescio della medaglia, ma questa è un’altra storia. Un giorno la racconterò. Il gioco del genio della lampada fa riflettere anche su come cambiano i nostri desideri nel tempo, su quello che giorno dopo giorno percepiamo essere un limite invalicabile, la montagna che non può essere scalata senza magia, la gabbia le cui sbarre non possono essere divelte.
Oggi ho rifatto il gioco, dopo un po’ di tempo.
Ecco i miei tre desideri.
- Vorrei un medico che invece di dire “è l’unica possibilità, ma non le garantisco niente” sapesse dire “sarà difficile, ma farò tutto quello che posso”.
- Vorrei che allo sportello in banca ci fosse qualcuno che invece di dire “non è di mia competenza, chiami quando c’è il risponditore automatico”, sapesse dire “non lo so mi informo, ripassi domani”.
- Vorrei una maestra che invece di dire “il mio compito è insegnare l’italiano, non l’educazione” sapesse dire “non so come fare, aiutatemi”.
Ma infine non ho potuto fare a meno di immaginare il genio ascoltare attento, stiracchiarsi pensieroso la barba a punta e decretare: il regolamento non contempla questa tipologia di desideri, eventualmente può compilare un modulo di reclamo e inoltrarlo al servizio clienti.
