mercoledì 12 dicembre 2018

Cara Santa Lucia

Cara Santa Lucia, come è difficile scriverti quest'anno e come sento che fa bene sfiorare la tastiera e lasciar correre il pensiero al cielo.

Sì Asino bello, anche tu corri, lassù, in questa notte lunga lunga, e quaggiù  fra tutti questi bimbi buoni (e meno buoni, e meno bimbi).

Fa bene pensare alle parole da scriverti pian piano, come i riccioli di glassa dolce che proviamo a ricamare su queste stelle di pasta frolla. Rubando i puntini dalle i e le gocce di cioccolato. Le mie mani ruvide e un paio di piccole solerti mani ballerine.

No Santa Lucia cara, buona non sono stata neanche quest'anno. No Asino, paziente neppure. Eppure non demordo. E voi neppure. Perciò vi aspetto, anche stanotte, coi miei biscotti pasticciati, con la bocca dolce di grazie e di stelle, con le scarpette lucidate, con i piedi pronti. Con la finestra illuminata.

venerdì 16 novembre 2018

Benedetti i giorni che partono col piede sbagliato

Certi giorni partono col piede sbagliato, con gli occhi gonfi, con il mal di pancia. Nascono con l'eredità di qualche fatica da cui il cuscino non ci ha sollevato e ce la ritroviamo lì a rendere un po' insipido e un po' inutile quel caffè doppio con cui cerchiamo di ripartire. 
In questi giorni mi affaccio al mondo sentendomi sottile sottile, pronta sbriciolarmi come una foglia secca. Mi sento i piedi incerti e la strada un po' inutile. Fangosa e sterile. 
Poi capita qualcosa che mi fa sentire una zia orgogliosa e una sorella partecipe. Dopo un po' qualcosa che mi fa sentire una moglie amata e poi qualcosa che mi fa sentire una collega apprezzata. 
Piccole cose. Cose cui forse se fossi partita col piede giusto avrei dedicato solo un rapido luminoso sorriso e poi presto sarebbero state assorbite dal mio passo svelto. Come un buon panino in piedi al bar. 
E invece oggi - sottile e pronta a sbriciolarmi come sono - mi continuano a crepitare e scintillare da qualche parte nella testa e nel cuore. Torno a sorseggiarle come una tazza fonda di tè buono.
E allora penso benedetti i giorni che partono col piede sbagliato e benedette le strade fangose, se diventano arcate in cui certe meravigliose piccole cose non smettono mai di risuonare. 

martedì 11 settembre 2018

Dieci Settembre

Chissà quante e quali altre straordinarie complessità, in forme forse addirittura impossibili da immaginare per noi, esistono negli spazi del cosmo... C'è così tanto spazio lassù, è puerile pensare che in quest'angolo periferico di una galassia delle più banali ci sia qualcosa di speciale. La vita sulla Terra non è che un assaggio di cosa può succedere nell'universo. La nostra anima non ne è che un altro.
(...)
Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica

lunedì 23 luglio 2018

Soltanto bella

Lo sapevi che sarei stata sincera, che con le parole tutto sommato me la cavo ma i miei occhi sono bastardi traditori.
Come una gazzella all'erta, sei arrivata prima con gli occhi che con tutto il resto.  Forse per essere sicura di scorgere le tracce dello sgomento, qualora fosse passato di lì.
Ma di sgomento non c'era l'ombra: c'era un sapore buono di cannoncini e caffè. Il gusto di tutti quei passi alla volta.

La tua testa nuda è soltanto bella. E guardarla è un privilegio.

giovedì 5 luglio 2018

Richiamate da quel sorriso nonostante

Tornano, le parole. Si erano viste nello specchio, consunte, opache, inutili. Libellule stagnanti. Affaticate  dalla pochezza del loro volo. Eppure tornano, richiamate da un angolo di azzurro, da quel sorriso nonostante. Tornano a sussurrare un abbraccio, a racchiudere un grazie in un aeroplanino per lanciarlo forte, oltre questo prezioso qui e adesso, per quelli che saremo, per quando lo afferreremo domani, sorridendo ancora e ancora.

lunedì 7 maggio 2018

Quel fuoco cui saremo sempre intorno

Sono rimasta sulle scale. La chiesa stracolma, il cuore gonfio. L'Ave Maria che si sgranava, restituita vibrante dalla volta rotonda. 
Ho riconosciuto tutte le voci, ad una ad una. Molti non li vedevo da anni, di qualcuno probabilmente avrei stentato a riconoscere il viso, ma le voci arrivavano nitide, inconfondibili. Nel metallo del microfono, nelle sillabe forti e chiare delle sacre scritture, nell'abbraccio caldo dell'amen, sopra gli accordi delle chitarre, intrecciate nella seconda voce che sale. Inconfondibili carezze, pulsare di radici.
Resto anche oggi sulle scale e penso agli orizzonti lontani che ci hanno chiamato e ci chiameranno, ognuno le sue vette, ognuno le sue fatiche e quel fuoco cui sempre saremo intorno, in cerchio, a guardar salire le scintille e a guardare nascere le stelle. Insieme. 

sabato 31 marzo 2018

Mercoledì 28 marzo, sul binario numero 4

Sul binario numero 4 stamattina c'era un bambino. Il binario della stazione dell'Alta Velocità, quella nuova con le porte automatiche, le scale grandi e il tetto bianco con le onde. Questo bambino aveva il cappellino blu con la visiera e un piumino verde come la primavera, lo zainetto di Peppa Pig calzato bello dritto sulle spalle, un po' consumato come tutti gli zainetti molto amati. Teneva forte la mano del suo papà e camminava girando la testa da tutte le parti per non perdersi nulla di quell'avventura - che iniziava così, dal binario numero 4. O forse era iniziata con la sveglia prima del sole e i vestiti preparati sulla seggiola la sera prima, che domani si va a Roma, col treno ad alta velocità.
Ed io che questa mattina sul binario 4 aspettavo composta,  con la borsa da lavoro un po' consumata come tutte le borse molto amate e le chiavi della macchina ancora in mano, io che invece del cellulare guardavo lui, io ancora mi sento così, precisa uguale.
Forse è per questo che lui, passando, con la mano libera mi ha salutato.