domenica 3 novembre 2019

Pioggia

Il suono della pioggia, che lava e impregna. 
Il cuore una spugna e nei piedi i ricordi bambini delle domeniche nelle pozzanghere. 
Il profumo della nebbia,  che risveglia nelle mani un desiderio di caldarroste e lana. 
Gli occhi un lago che si quieta, l'orizzonte un sogno che appare e scompare. Rimanere a casa. Impastare. 

mercoledì 2 ottobre 2019

Sulla soglia


Non c’è niente di più terribile e fecondo del dolore dei bambini.

Quello che ti attraversa e ti fa tornare polvere, che ti fa diventare cielo. Quello che ti spalanca le braccia e ti tiene fermi i piedi.

Martello e campane, e l’inutile perché che ti scalcia in gola. Riccioli che si mescolano, ieri oggi e domani, il buon sangue che non mente mai. Le preghiere e l’amore, quello che è l’unica cosa che conta e non dobbiamo dimenticarlo, noi.

Vorrei raccogliere tutte quelle risate e quel coraggio che certe persone ci hanno lasciato e farne un abbraccio azzurro e infinito.

Vorrei prendere certi zaini e lasciare certe spalle libere di sussultare del dolore fecondo dei bambini, quello che ti trasforma e ti consola.

Quello che mi porta, ora, sulla soglia di questo immenso silenzio e forse, ora, forse, ce la faccio ad ascoltarlo.

domenica 15 settembre 2019

Io me lo immagino così

Io me lo immagino così. Con il papà che ti viene a prendere alla fermata e la nonna che ti ha preparato la tua torta preferita. E le zie certo, con quelle belle chiacchiere e quel ricordo di capriole.
E anche un po' come tuffarsi in questo meraviglioso tramonto dalla cima della montagna più bella, quella col sapore della fatica e dell'aria pura.  E diventare una musica bellissima, proprio quella che ti ha sempre fatto ballare.

Io me lo immagino così e te lo voglio lasciare appoggiato qui, questo sogno, qui dove ti ho sempre lasciato quelle parole che a voce non avrei saputo dire mai.
E tu stavolta le hai già lette, e starai ridendo, di quella risata bella che non faremo finire mai.



mercoledì 11 settembre 2019

Insieme

Arriviamo uno alla volta e ci sediamo in ordine sparso. Diversi nei panni e nel terreno che portiamo sotto alle scarpe. 
Chi un filo d'erba del parco giochi, chi una briciola dalla cucina. 
Chi ha le scarpe impolverate di una lunga strada e chi ha la suola liscia come il parquet dell'ufficio. Chi è passato da casa a darsi una pettinata e a dare un bacio, chi ha nella borsa i creacker dalla mattina. Chi arriva dopo ma arriva. Chi non arriva ma c'è. 

Sotto le sacre volte antiche o nell'abbraccio bianco di una cappella di periferia, arriviamo.
Come le dita delle mani che si intrecciano in una preghiera, senza quasi accorgersene. 
Riuniti in cerchio, come un tempo fra le montagne. Intorno al fuoco.
Insieme.  

giovedì 22 agosto 2019

Accorgersi

Dell'erba che scorre al di là del finestrino, delle mani che stringono il volante, dell'aver sete.
Del punto in cui il mio respiro nasce, del punto in cui il mio passo si appoggia terra.

Voglio accorgermene.

Di chi ha finito il lavoro in tempo e senza errori. Dei fili del burattini. Della fatica e della solitudine. Del coraggio. Delle conquiste.
Delle briciole sul davanzale. Del richiamo azzurro delle campane.

Voglio accorgermi di accorgermene.

giovedì 8 agosto 2019

Eccomi

Sono venute a bussare alla porta, le parole. Quando ho aperto le ho trovate lì, impolverate e roche. Strette sul pianerottolo, lungo le scale. Forse qualcuno aveva dato loro un colpetto sul sedere: andate, forza, andate a bussare.
E loro sono arrivate, arruffate e in disordine, un po' scontrose, come chi non è più tanto abituato a far conversazione, eppure ruvido ti dice son qua.
E ora pian piano si accomodano, chi un po' in punta sul divano, chi con le gambe larghe e le scarpe grosse, e mentre inizio a sbattacchiar sportelli per cercar biscotti e bicchieri, loro mi dicono stai ferma un po', stai qua.
Eccomi.

sabato 23 febbraio 2019

Ho bisogno che la penna mi riacchiappi

Ho bisogno che la penna mi riacchiappi. Come la una mano adulta che afferra il filo di un palloncino bambino. Come il rumore dell'otturatore della mia vecchia Minolta acchiappava la luce cangiante dei miei tramonti del cuore.
Ho bisogno di tuffarmi nelle parole e non respirare. Sentire sotto la pancia il fondo sabbioso, le orme dei granchi, le ali delle sogliole, le conchiglie levigate.
Ho bisogno di tenere la penna nelle mani e tendere le orecchie, fare silenzio, restare, assorta, per sentirle arrivare. Le parole.