lunedì 23 luglio 2007

Guardie e ladri - 6

Quando Dorothy finalmente aprì gli occhi li vide: l’uno di fronte all’altro, l’uno con le scarpe dell’altro, la guardia e il ladro guardavano con lo stesso odio l’uomo che lei stringeva.


C’era qualcosa che doveva dire, lo sapeva bene. C’era qualcosa che doveva dire per fermare quel momento e quello che sarebbe venuto dopo.  Ma c’era un uomo che premeva sulla sua bocca e soprattutto c’era il vento, e il vento la innervosiva.


Cos’era che voleva dire? Ecco, di nuovo il vento se l’era portata via. Un giorno o l’altro gliela avrebbe riappoggiata sui piedi, ne era certa, come una cartaccia o una foglia o il cappello di una signora.  Ma quella notte quella cosa che avrebbe voluto – o dovuto – dire se ne era volata via.


Così il momento non si fermò e i pugni della guardia e quelli del ladro si confusero sulla pelle di un uomo che, stoltamente, quella sera aveva calzato il solito paio di stivali texani.


 




5 commenti:

  1. J.R.?

    e poi e poi e poi, come continua...?!?!

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  2. Potrebbe anche seeere finita così, in fondo...

    ma anche io spero che continui

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  3. JR?? Bush?? mmmm in teoria avevo finito gli spunti, ma ora mi state aprendo nuove, inattese, prospettive ... Si vede che sono predisposta alla formula del romanzo collettivo..

    ;)

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  4. bella la tua "presentazione":)

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