Mazzi di piccoli bimbi e colorati cappottini che trotterellano e saltano a piè pari sui tombini , nelle pozzanghere, sulla faccia di Hello Kitty e nella tua giornata. Codini un po’ sfatti e vanitose treccine, fastidiosissimi berretti calcati sulla fronte che prude, nasi colanti e lingue affannate, curiose, socievoli. Sporche fulminee manine in continui rapaci agguati alle tende, ai vestiti, alle pareti invitanti imbiancate di fresco. Manine immancabilmente munite di infaticabili pennarelli, spargono gomitoli di colore da cui sboccia, ad un tratto, una testa con lunghe gambe tremolanti, testimone precoce di un talento acclamato quasi pronto a sbocciare. Occhi timorosi, convinti, infine, dal capitolare di una risata, che ti prendono per mano e ti mostrano camerette e piccoli preziosi amici di pelo; occhi grandissimi, che rimangono immobili e trattengono il respiro, fissando, nel buio improvviso, l’avvicinarsi di un numero piccolissimo di candeline accese. E poi bocche ridenti e bocche intimidite che soffiano e manine eccitate che strappano, impacciate e tenaci, carte da regalo e nastri e fiocchi. Ed infine una morbidissima vestaglietta rosa, con le maniche invariabilmente troppo lunghe, e la buonanotte.

C’è in questo pensiero la gratitudine per ogni storia ben raccontata che mi ha avvinto e mi avvincerà ed il rammarico per quelle storie che se ne prendono il largo non narrate, come acqua in cui nessuno ha immerso le mani o ha lasciato giocare gli alluci.
D’ora in poi, nelle note del Nabucco riecheggerà per me l’emozione di una mano invisibile sulla spalla (non meno intensa perché invisibile, proprio come il canto non perde nulla della sua forza solo perché è difficile intendere le parole), una mano invisibile e cara che mi guida verso una sciarpa rossa e il sorriso che la indossa, una mano che in questa stretta, e in questo incontro, mi racconta che l’amore ha mille forme e tutte possono abitare lo stesso palazzo e la stessa barba bianca. E ancora mi racconta che la gioia ed il dolore non sono due facce di una medaglia, che se ne vedi una l’altra scompare, ma come queste voci, che si intrecciano in un coro di tenori e di soprani e riempiono questo teatro e queste orecchie aperte nel buio, anche la gioia ed il dolore, la tenerezza e la malinconia, la mancanza e la presenza, possono cantare insieme la loro sinfonia e vivere con noi, per sempre.
Come se gli anni a venire fossero poi un passo dopo l’altro dietro la traiettoria della pallina. E come se ogni tanto, in un giorno come potrebbe essere oggi, ci si ritrovasse con la sacca infangata e la fronte sudata, a fare il conto dell’handicap e delle buche, sapendo però che quello che davvero conta altro non è che questa straordinaria camminata nel verde, e il battito del cuore ogni volta che prepari il colpo, e questi esseri umani che trattengono il fiato per te e il tuo swing è il loro swing.
Non avevo mai realizzato che, in proporzione alla durata delle rispettive vite, le montagne si muovono ben più velocemente degli esseri umani.