mercoledì 18 maggio 2022

Adesso che non fa più paura

Alla fine mi ha acchiappato.

Adesso che non fa più paura.

Eppure quando al telefono il medico mi ha detto procurati il saturimetro e prendi l'antiinfiammatorio ho sentito il bisogno di dire ad alta voce "no ma guarda che sto bene".
E quando ho fatto il conto di chi avevo visto nei tre giorni precedenti qualcosa giù nella pancia si è annodato (e annodato è rimasto finché le lancette nella mia testa non hanno compiuto 432000 ticchettii - se ho fatto giusto il conto...)

Allora, mentre sotto le coperte lasciavo che la febbre mi sudasse via dal corpo, mi sono chiesta:
quanto tempo ci vorrà perché diventi davvero solo un'influenza? Un'influenza senza echi di ambulanze, intendo. Senza le ombre lunghe di quel fiato corto che nessun saturimetro può  misurare?

E oggi, mentre accolgo la stanchezza e raduno la pazienza, aspettando la luce verde e l'aprirsi della porta, mi chiedo: lo so davvero quanto sono stata fortunata?

venerdì 15 aprile 2022

Aspetta, devo andare all'Osteria

Finito di cenare, mentre iniziavamo ad impilare i piatti e l’andirivieni dalla cucina, il nonno versava nel bicchiere due dita di vino rosso e diceva “io vado all’osteria”.

Si sedeva davanti a casa, sulla sedia affacciata sul panorama. A luglio il cielo era ancora chiaro, si accendevano le prime stelle. In agosto invece la stellata era già completa e anche le luci, lungo tutta la pianura, fino all’orizzonte lontano. 

Dalla porta finestra arrivavano le nostre voci, lo sbatacchiare delle stoviglie, qualche risata. Lui ascoltava i grilli, la civetta. Guardava il mondo, il cielo. Respirava la sera.  

Alla spicciolata lo raggiungevamo. Chi si sedeva sulle scale, chi sul primo pezzetto di prato, dove la collina iniziava dolcemente a digradare. La nonna diceva "vieni su che c’è bagnato" e si sedeva sulla sedia accanto al nonno. Arrivavano altre sedie, la fila si allungava.

Guardavamo le stelle, il sorgere della luna, il passaggio di un aeroplano. Chiacchieravamo. Qualche volta aspettavamo di veder passare la volpe, che andava a bere dagli annaffiatoi lasciati accanto all’orto. Qualche volta in lontananza si accendevano i fuochi di artificio e allora tendevamo l’orecchio a cercare gli echi di qualche sagra paesana. Lasciavamo che il giorno si rilassasse nella sera, ne ascoltavamo la risacca, accoglievamo il cielo.

Finchè qualcuno diceva vado a fare una telefonata, o a vuotare la lavatrice, e si iniziava il giro a chiudere le persiane.

E’ questo che faccio quando esco sul terrazzo, anche solo un minuto, e giro gli occhi in su. Una falce di luna, il carro. L’ombra delle montagne. Le luci nelle finestre dei vicini.

E’ per questo che quando Lui mi chiede "posso chiudere le tapparelle" io dentro di me rispondo: aspetta devo andare all’Osteria.   

giovedì 3 marzo 2022

Certi piccoli attimi

Certi piccoli attimi, semplicemente, rompono lo schermo della tv. 

Avevo i miei due borsoni pieni di scatolame, pasta e biscotti. 

Avevo scelto anche un grande pacco di Abbracci, sentendomi molto sciocca ma non riuscendo a resistere alla ovvia banalità da Mulino Bianco di quel messaggio cifrato. 

Avevo messo anche le coperte, anche quella azzurra con le stelle, sentendomi ugualmente sciocca ma non riuscendo a resistere alla facile consolazione di immaginarla abbraccio per un bimbo sperduto. 

Avevo svoltato in quella strada del quartiere industriale, quello dietro alla piscina e alla palestra, quello che fiancheggiavo sempre andando all'autostrada.

E ad un tratto lo schermo della tv si è rotto e chi lo sa perché, proprio in quel momento, la guerra e i profughi, le bombe e il dolore, sono stati veri.

Sono stati dentro la catasta dei pacchi,  dentro tutte quelle persone che portavano i borsoni e gli scatoloni, dentro quegli uomini che stipavano il cassone del camion che domani partirà. 

Un uomo che non parlava italiano mi ha preso le borse e io gli ho detto "grazie" e mentre lo dicevo mi sono resa conto che voleva dire tutto un altro tipo di grazie e non riuscivo a staccare gli occhi dai suoi. 

Pensavo che non aveva senso tornare alla mia macchina, alla mia casa e alle mie scaloppine.

Avrei voluto dire "posso aiutarvi?" e sapevo benissimo che sarebbe stata una richiesta di aiuto.

Invece sono tornata alla macchina, alla mia casa e alle mie scaloppine. 

Però quando ho acceso la tv ed è iniziato il telegiornale lo schermo non c'era più.

Buon viaggio Abbracci, buon viaggio Copertina con le stelle, come ha scritto una nipotina molto saggia: portate la pace. 

martedì 15 febbraio 2022

Facciamo la cresima col cotton fioc

Facciamo la cresima col cotton fioc e ci togliamo la mascherina per le foto. La teniamo in mano dietro alla schiena, ma spunta sempre un elastico, da qualche parte. Lo indicheremo, guardando l'album, e diremo eh sì, erano gli anni del Covid.

Cerchiamo con gli occhi il dispenser, entrando. Lo scotch sulle panche, un posto sì e un posto no. E quanto manca leggere sulle labbra certe parole senza voce, un in bocca al lupo da lontano, una battuta di sottecchi.  Le teniamo dentro, certe parole silenziose, finché trovano la strada di un gesto, che esce un po' goffo, come un modo di dire in una lingua straniera.

Non ci stringiamo la mano e sorridiamo con gli occhi. Sorridiamo tantissimo con gli occhi. Avremo rughe incredibili. E andiamo in giro con la mascherina al polso, disinvolti,  come le ragazzine con l'elastico per la coda. 

La mettiamo e la togliamo, con quel gesto automatico che mi ricorda le signore dei film che toglievano l'orecchino con la clip prima di avvicinare all'orecchio la cornetta del telefono. A proposito. Controlliamo le orecchie, e in effetti ci sembrano diventate più a sventola.

Qualche volta, ormai, ci abbracciamo. E che sia. Le teste ben girate, le bocche chiuse. Che un po' questi abbracci stenchi ci sembrano ancor più preziosi e un po' ci fanno venir ancor più nostalgia di quando un abbraccio era solo abbandonarsi, tuffarsi reciprocamente il naso nei capelli e stare lì a respirarci, un minuto stretti. 

Eppure celebriamo e festeggiamo. Come ruscelli che si fanno strada dopo una frana. E sorridiamo, lì dietro. 


giovedì 6 gennaio 2022

Semplicemente

Ho acceso le candele e messo un po' di musica. Ho una tazza di te e un quaderno (giallo) da cominciare. 

La pioggia batte sul tetto, forte e piena. Una pioggia che disseta e lava, e quieta. 

C'è un vecchio presepe amato giù di sotto, con tutte le sue radici.

I re magi sono quasi arrivati e dal forno sale un profumo buono. Un profumo che ho fatto io. 

Semplicemente, buon anno. 

(5 gennaio 2022)

domenica 12 dicembre 2021

Cara Santa Lucia

Cara Santa Lucia, Asino bello,

quest'anno la mia letterina l'ho pensata spingendo gli sci da fondo di buona lena, in mezzo a un bosco farcito di neve e di pensieri buoni.

Eh già Asino, quest'anno le scarpette non le ho lucidate. Avevo anche pensato di imbastire qualche scusa, che me lo immaginavo che avresti fatto l'obiezione (!) ma a te proprio non la posso raccontare ... 

Quindi no, mi ha dato troppo gusto vederle finalmente impolverate per aver voglia di tirarle a lucido, queste scarpette (per non parlare di questi miei bei scarponi sporchi di neve e di aghi di pino .... e lo so che voi due sapete cosa vuol dire,  a me non la raccontate!) 

E allora, Asino caro, Santa Lucia mia bella, mentre scivolavo sulla neve pensavo a questa letterina che vi avrei scritto e guardavo il cielo che da azzurro diventava blu e (ve lo dico senza peli sulla lingua eh?!) a me veniva in mente tutt'altro che l'esame di coscienza.

Sì lo so che ve lo dovrei dire che non sono stata molto buona, anche se ho provato, e che ci proverò di nuovo, ancora ancora, e un po' -se mi aiutate-  forse ci riuscirò pure, ma troppo poco, e poi riproverò e ancora e ancora e via discorrendo. 

Ma questo voi lo sapete già. Sono 50 anni che va avanti in questo modo.

Quindi oggi, invece di ripassare la manfrina, giravo coi pensieri intorno a questa idea che mi è venuta l'altra sera, mentre eravamo accomodati tutti belli in quel palco di velluto a farci avvolgere dalla musica e dal nostro stare insieme. 

Questa idea che non è vero che gli anni passano. Gli anni arrivano e poi restano.

Li sentivo tutti, l'altra sera, mentre eravamo lì insieme. Erano intrecciati come le dita delle mie mani, come le note che riempivano le nostre orecchie (e mica solo). 

C'erano i sei anni con le corse a piedi nudi la mattina appena sveglia ("è arrivata Santa Lucia!) e i dodici con le cuffiette del walkman, c'erano i diciotto con la mia grande treccia da sera e i ventinove e i trentadue, con quella bella prima vera ruga, e i quarantaquattro tutti in fila col loro bel resto di due, che facevano una briscola con gli 8 e la loro prima macchina fotografica (finta) a tracolla. 

Se chiudo gli occhi li sento tutti, sul mio viso, nei miei piedi.  E non vi dico quanto (e dove!) li ho sentiti tutti oggi, a spingerli su per la salita con gli sci a lisca di pesce!

E quindi, caro Asino, cara Santa Lucia, io oggi invece di lucidare le scarpette ho sporcato gli scarponi  e invece di mescolare zucchero e farina ho mescolato ben ben tutti questi 50 anni che non son passati affatto. 

E i biscotti?

Asino ti dico un segreto, prima di partire ho arraffato un pacchettino ... vi aspetto, stanotte,  venite a scaldarvi, ci saremo tutte e 50, con i nostri grazie  ... 

domenica 14 novembre 2021

Non basta neanche il pentolone del brodo

-Ehilà Bella Bambina, dove vai con quel bel cestin... ops, no no non è un cestino...cosa accidenti è  quel pentolone più grande di te?? ...-

-È il pentolone del brodo, Lupo-

-BRODO?! e quelle belle frittelle piene di zucchero e croccantine dove diavolo.... ma poi scusa, quanto accidenti di brodo ... -

-Puff pant, ecco appunto Lupo non mi far perdere in chiacchiere che questo pentolone è più grande di me eppure non basta-  

-Non basta?!-

-No, non basta neanche il pentolone del brodo di Natale per contenere tutte le volte che vedendomi arrivare ha esclamato "è arrivato il sole!" e  "cocca, bisogna che cambi parrucchiere".-

-Eh già... -

-Non basta, no per contenere tutte le volte che abbiamo guardato accendersi la nostra stella, quella che c'è da quando andavo al mare e le telefonavo dalla cabina col gettone per raccontarle che ero andata al largo senza i braccioli e lei mi diceva guarda la nostra stella prima di dormire.-

-Mmm no, non basta ... -

-E per tutte le corse a perdifiato che sono finite fra le sue braccia,  per tutte le patate che ha pelato per me (e alcune, credimi, erano davvero bollenti) ... e meno che mai basta per tutti i nanetti a cui ha insegnato a lasciarmi caramelle sotto agli alberi. 

E vogliamo parlare di tutte le volte che sprofondando nel cuscino profumato di lavanda la sentivo fare il giro a controllare le persiane e scivolavo nel sonno certa che il mondo fosse in ordine?-

-Non basta, non basta ... -

-E soprattutto, Lupo,  soprattutto non basta per tutte le volte che ci siamo salutate con quella buffa parola in dialetto e dentro la nostra parola d'ordine abbiamo sentito tutte le nostre promesse che serravano i ranghi.

...   ma... Lupo?  Lupo, dove sei?!-

.... 

Il lupo compare, spingendo una grande, vecchia carriola verde. 

-Sono qui. Aspetta, vado a prendere anche il bigoncio.-


Arvedros nonnina. 

giovedì 28 ottobre 2021

Pedalando

 Intanto che si chiude il cancello, io inforco la bici e guardo su, verso la finestra. E ci siete tutti e due a salutarmi con la mano.

Ed è stato autunno ed è stata primavera. E nel cestino ho avuto i gialli mondadori, ho avuto le chiacchiere di carnevale e ho avuto i ritagli di giornale col mio nome scritto sopra. Ho avuto il pentolone del brodo e la ricetta della felicità. 

E sono andata verso un primo bacio, verso un trenta e lode e verso la mia casa da pulire e la cena da improvvisare. 

E anche stasera andrò. Andrò verso, pedalando, col cestino pieno. Col calore di una carezza sulla testa, di una mano sulla mano. Con un saluto da portare. Con un raggio di sole da conservare. 

domenica 3 ottobre 2021

A righe o a quadretti?

Mai piaciuti i quadretti. E no, non penso riguardi solo il fatto che l'ora di matematica non era esattamente la mia preferita. Il punto, credo, è che mi hanno sempre dato l'idea di guardare il mondo da una finestra troppo piccola. Il chè, in effetti, qualche volta è un vantaggio: una bella cornice che sottolinea il panorama e magari "al guardo esclude" un paio di cassonetti e un palo della luce.

Ma quei quadretti tutti uguali, come finestrine di un casermone di periferia...no non fa per me. Tutt'al più quei quadrettoni grandi, con lo spazio per accoccolarmici dentro come in un bel bovindo di una casa di campagna. 

O, meglio ancora, un paio di quadrettini verso metà pagina, che almeno mi ricordino le finestre con le persiane a cuore di una certa baita di montagna, con sopra un bel fienile in cui far riposare i pensieri! 

Ma decisamente, io son più il tipo da pagina bianca. Come scoprire una città andandoci a zonzo. Come un grande prato in cui togliere il guinzaglio alle parole.

Eppure, a volte, sentirmi una bella riga sotto i piedi mi ci vuole. Imboccare il sentiero della logica e tener dritte le conclusioni. Sfiorare il corrimano, giusto così, per sentire più saldo e sicuro il mio saltellare. 

Ecco, in fin dei conti io finisco sempre per scegliere il quaderno a righe. Mi piace pensare alle parole lì sedute a chiacchierare, con le gambe a penzoloni.

giovedì 2 settembre 2021

Quella voglia che a volte mi prende

Quella voglia che a volte mi prende di sentirmi straniera. Di sentirmi nuova, di sentirmi segreta.

Camminare per strade che non mi conoscono e non mi conosceranno. Un sorriso fugace come una cerniera lampo. 

Quella voglia di catturare uno scorcio, una vetrina, un uomo che cammina. 

Quella voglia che a volte mi prende di sedermi a un tavolino d'angolo e venire dimenticata. Ascoltare parole che non comprendo e non dovrò ricordare, come una risacca che appoggia conchiglie sulla battigia. 

Ne porterò a casa qualcuna e lì saranno straniere. E avranno dentro il rumore del mare.

sabato 7 agosto 2021

Chissà

A volte è come tenere in mano il filo di un palloncino, di un aquilone, di una mongolfiera. Lo stringi forte nel pugno. Parli, cammini, mangi, dormi, guidi ... e hai sempre quel paio di neuroni dedicati. Ce l'hai ben saldo? Si si. 
Mangi, dormi, parli, cammini e stringi.  Senti quella gravità al contrario, senti il filo teso. E tieni.
Eppure se ti chiedessero che cavolo c'è in fondo a quel filo non è che sapresti rispondere. Chi te lo ha messo in mano, quando è successo. Perché non deve volar via. 
Niente, il vuoto totale. 
Come se fossi nata così.

E lasciare che sia la musica a muoverti le anche è come lasciare andare il filo. 

Allora può anche essere che sia una sera d'estate, con una musica ballerina, con un prato di velluto, con allegri sconosciuti che non chiedono e non vogliono e non sanno e non sapranno e non saranno ... Può anche essere che sotto questo cielo di agosto di gelati dolcissimi, che in questa estate in cui mai ti sei sentita così inesorabilmente bambina e così implacabilmente adulta, può anche essere che per un attimo tu pensi che forse potresti anche ballare.

domenica 11 luglio 2021

Oggi sento che è estate

 E poi, ad un tratto, è estate.

Non ha niente a che vedere con il calendario, o con quante volte hai acceso il condizionatore e no, neanche con il colore delle tue gambe.

Semplicemente ti senti i piedi vivi e il colore del cielo dopocena ti entra sotto la pelle.

C'è un cinguettio nell'aria e un battere d'ali. Ricordi di rondini e nidi, sotto il tetto di una vecchia stalla. 

L'inno d'Italia e i bambini che calciano il pallone davanti al sagrato di una chiesa di periferia hanno lo stesso sapore. Ed è il sapore della granita alla menta e del bagno di mezzanotte

Sento un soffio d'aria sulla nuca nuda. Sento un profumo di prato. Oggi sento che è estate.