lunedì 12 settembre 2016

Ci sono persone che ti ispirano

Ci sono persone che ti ispirano - e come potrebbero non farlo? Hanno avuto il coraggio e la fantasia di scavalcare l'oceano, molto prima che arrivassero skype e ryan air a rendere l'America a portata di mano. Hanno tenuto in mano i cuori, provando, provando e riuscendo a sintonizzare le valvole e i circuiti, e hanno pacatamente portato la rettitudine in giro per le sale della scienza così come nei corridoi delle case. 
Ma il motivo vero per cui ti ispirano è un altro. E' il calore che hanno nella loro voce bassa e nei loro occhi attenti ogni volta che ti salutano (come se ti dicessero, ogni singola volta, cose come 'sono felice di vederti' e ' mi piaci come sei'). E' la tenerezza con cui hanno tenuto ferma la telecamera sul soffio di candeline su candeline  e perfino sul tuo viso quel giorno che davanti all'altare hai detto sì. 
Ed è esattamente questo calore e questa tenerezza che vorresti avere nella tua preghiera, quando rintoccano le campane e gli dici Ciao. 

lunedì 5 settembre 2016

....e vanno pel tratturo antico al piano....

Ci sono le estati di schizzi e spruzzi, gelati e caramelle e le estati dei respiri corti e del sudore della fronte: comunque sia, settembre giunge sempre col suo sapore di matite nuove. Niente come il primo lunedì di settembre ha quel gusto di quaderno intonso che mette in moto, suo malgrado, la buona lena. Così i piedi, che si siano gonfiati per il caldo e la fatica, che abbiano gioito della libertà delle infradito o goduto della salda guida dello scarpone, entrano pian piano nell'idea di calzare di nuovo le scarpe e accarezzano - tra la malinconia e la curiosità - la possibilità di entrare saltellando nel cortile di una scuola nuova. 
(Settembre, andiamo.)

lunedì 22 agosto 2016

Sassolino

'...chè tutto questo vento d'immagini e sogni, mi viene dal tuo avermi insegnato dolcezza di vivere ed essere buoni'

(Roberto Vecchioni, La vita che si ama - Storie di felicità)


venerdì 5 agosto 2016

Senza titolo, ma con dedica

Toc Toc - Vieni avanti, bambina mia - - Nonnina...ma....che orecchie grandi che hai... - - Per ascoltarti meglio - - Mmm questa l'ho già sentita ...sei proprio tu, Nonna?? - - E chi dovrei essere, il lupo?! Dai fammi vedere cosa hai portato in quel bel cestino...- - Sarà, ma hai due occhi grandi... - - Per vederti fino in fondo al cuore, bambina mia. Mi è sfuggito qualcosa, forse? Uhm..ti sei fatta così magrolina... - - Ma cosa c'entra...ooohhh (indietreggiando) Lupo non ti credere di fregarmi un'altra volta!- - Cocca, sei un po' agitata eh? Lo dico io che lavori troppo e poi sempre avanti e indietro nel bosco per badare a questa povera vecchia, vi do tanto disturbo, anche alla tua mamma che mi fa tutte quelle frittelle, col daffare che ha... (sospirando, mesta) .... è proprio ora che vada...... - - Ah okey, sei proprio tu. Senti, ti ho portato lo yoghurt e una bella mela! C'era una vecchina con un bel banchetto...
- Un banchetto?? Una mela?! Sarai mica matta?!? Chissà che anticrittogamici che ci mettono...Non hai sentito di quella là che per una mela a momenti... -
- Nonna, guardi troppa televisione. Dovresti giocare di più a burraco con quella tua amica, quella bella signora... - - Ah, quella lì ... ormai è andata...Non si ricorda mai a chi tocca. (In falsetto) Sta a me o sta a te? Cos'è che hai scartato? (Scuotendo la testa) Suonata come la mezzanotte ... E poi ad un tratto tric trac salagadula, non si capisce come, ha vinto! Non la sopporto... - - Sarà, ma fa quei vestiti così belli...scintillanti.. Hai visto sua nipote come va a ballare? Un incanto... Io ho sempre con questa mantellina rossa da sfig... - - Ma cosa dici? Sei un amore! - - Eh, appunto: l'Amore! (sospirando, mesta) perfino l'Aurora, che dorme in piedi, è partita col Principe, sul suo Bianco Destriero, alla volta della Felicità...e io...io...Oh nonnina, dove si sarà nascosto il mio Lieto Fine? Se lo sarà mangiato il lupo?!! - - Senti bambina mia, a proposito di lieto fine: è ora che tu sappia una cosa - - Che cosa? - - Quella storia là, che vissero felici e contenti per più di mille anni...ecco...Non andò proprio così, in verità- - E come andò? - - Andò che ebbero giorni buoni e altri meno buoni, alcuni, a dirla tutta, proprio di merd..- - NONNA! - - Va be, ma ciò che conta è che provarono a renderli tutti, ma proprio tutti, un pochino belli. - - Ah. - ....... - Nonnina? - - Dimmi - - E ci riuscirono? - - Quanto Basta -

lunedì 25 luglio 2016

Casa Base

Certe case sono e restano casa base. Potrebbe essere perché hanno grandi divani che non temono piedi stanchi e stanche teste o perché hanno un discreto numero di letti sempre pronti a vestire lenzuola fragranti di ninne nanne e sogni. Potrebbe essere perché nell' ingresso c'è il grande tavolo degli scambi: libri, chiavi, buste e biglietti e la carezza discreta di un mazzo di fiori. O perché nei cassetti del ripostiglio ci sono tenaglie e cacciaviti per cento e un bullone e per mille e un problema. Potrebbe essere perché vi si può sempre trovare il caffè più nero, forte e buono del mondo e la pastasciutta col sugo vero e il basilico profumato di cure. O perché da qualche sportello spunta sempre un biscotto buono e qualcuno con cui sgranocchiarlo è più buono. 
Ma sappiamo tutti che non è questo il punto, o meglio i due punti. E tutti lanciamo e corriamo, sudiamo e ci sbucciamo le ginocchia, raccogliamo palle e gattini e poi ci tuffiamo, grati in ogni cellula. Casa base, punto. O meglio due punti.

venerdì 15 luglio 2016

Il monte Pic

Sulla cima del monte Pic, che è un monte come quello che disegnano i bambini: un tratto che sale e uno che scende, in cima un albero e una panchina, sopra una nuvola bianca, intorno il cielo e davanti, dietro e di fianco la carrellata delle vette che chiamo per nome. Sulla cima del monte Pic, seduta a gambe incrociate (sì, a gambe incrociate, belle strette), abbracciata dal vento, accarezzata dal sole. Pensarmi così. 

mercoledì 29 giugno 2016

Chi ha camminato

Arriverà il momento in cui saprai con certezza che chi ha camminato per più lune di te avrà sempre qualcosa da insegnarti. Proprio sempre. Forse allora ti verrà voglia di stare semplicemente seduto ad ascoltare. Ma se tu non fossi arrivato fino a qua non avresti inteso e se non camminerai per le tue lune non intenderai. Un passo dopo l'altro, il senso si svela. 

martedì 14 giugno 2016

Come zucchero lieve

Vorrei avere parole inutili, come carezze leggere, come vento gentile. Parole sottili come echi, quelli di quando eravamo piccoli insieme - e di quanto piccoli siamo - e nitide, come il volo degli storni, formazione compatta, freccia tesa fra le nostre teste e le nubi. 
Vorrei avere parole antiche, come preghiere sempre uguali, come fiamme sempre accese, come certi alberi di certi giardini, come zucchero lieve sotto il palato. 
Vorrei avere occhi più acuti e orecchie più grandi, come certe nonne dagli eterni abbracci. 

venerdì 13 maggio 2016

e così via

I contorni netti delle nuvole nere a scongiurare l'azzurro totale, a dare calore al sole. La luce radente a caricare di verde i prati, a dare giri al motore. L'acqua generosa, l'aria fresca di bucato. Le ruote che girano, e girano le pagine. Andiamo, andiamo, il piatto piange, io punto, io vedo. Io getto semi nel vento, io vivo. La sera, la tazza, le tue braccia. Quando dormiamo siamo tutti bambini. Il mattino suona sempre due volte, andiamo andiamo, aspetta:  un bacio. E così via. 

lunedì 25 aprile 2016

Dieci

Uno per contare fino a dieci e poi partire, imparare a camminare senza pensare.
Due per imparare qualcuno dei mille nomi del dolore, sfidarlo a braccio di ferro, vincere perdere e riprovare.
Tre per saltare sul gommone, il giorno che avevi segnato sul calendario tanto tempo fa, e andare a vedere gli squali:  trovare un sistema, nonostante.
Quattro per togliere le bende e imparare a mostrare: il vestito da sposa più corto del west. 
Cinque per buttare la racchetta da tennis e far spazio negli armadi, imparare che per girare certe pagine ci vuole la forza che ci vuole: seppure sciocco, questo è.
Sei per imparare la costanza senza l’epica, l’avanzare zoppicante quotidiano del criceto sulla ruota e noi con lui, avanti ancora.
Sette per mettere la stampella rossa nel portaombrelli, imparare che qualche volta piove ed è normale.
Otto per ritrovare la strada delle Odle e la sete di sudore, imparare che la fatica e le vesciche possono avere sempre lo stesso meraviglioso sapore di vetta.
Nove per sedersi nella stanza dei bottoni e far l’occhiolino al dolore, imparare ad addomesticarsi un po’ l’un l’altro: ruvidi, nervosi eppure compagni.
Dieci per soffiare sulla rabbia e vederla, finalmente, volare. 


martedì 19 aprile 2016

Quel rimorso, forse

Quella malinconia un po' rabbiosa di sentire le rotaie divergenti, di ricordarci come eravamo, tutti quanti alla stazione, con gli zaini e l'impazienza allegra dell'inizio di una gita. Quel rimorso, forse, di non aver fatto caso alle curve che iniziavano dolci e innocue, una piccola distanza che ci sballottava e ci faceva ritrovare, dopo un tornante ardito o una lunga scura galleria, scivolati più vicini. Il peccato di non esserci mandati le cartoline, pensando che fosse la stessa gita, tutti quanti insieme, e invece forse sarebbe stato bello trovare la gita degli altri nella cassetta della posta. Quella malinconia un po' rabbiosa di sentire la penna pesante, le parole stentate come una conversazione in sala d'attesa, goffa di cappotti e stupidi ingombranti trolley da adulti in viaggio. 

venerdì 1 aprile 2016

Forse

Profumava di aprile l'aria, e il cielo aveva quella profondità segreta di lenzuola mosse, quel blu scuro e luminoso dei crepuscoli lunghi della primavera. 
C'era la pasta della pizza che lievitava lenta. Sarebbe stata pronta per la cena dell'indomani e questo le dava un senso come di quiete, di cova. 
Aveva la testa stanca come braccia che hanno lavorato. Una stanchezza muscolare che le faceva sentire la coscienza stranamente a posto e il sonno giustamente meritato. 
Le era venuta una gran voglia - pensava mentre chiudeva le finestre - di svegliarsi al mattino con quella curiosità del nuovo giorno, come certe mattina d'estate quando era bambina. Quando con la fessura di luce dalla porta entrava la voce argentina della nonna, con quel suo suono di avventura, e diceva 'alzati presto che c'è un bel sole'. 
Forse è questa la primavera, questa voglia che ogni anno prova a germogliare - aveva pensato - e mentre faceva quel pensiero si era improvvisamente ricordata dei tageti che aveva seminato. Si sarebbe ricordata di annaffiarli, domattina, i tageti e quella voglia?