martedì 3 marzo 2026

Le campane della piccola chiesa rintoccavano

 Abbiamo incontrato una sola persona in tutto il cammino.

Mancavano due passi ad arrivare in cima all'erta che portava al paese. C'era ghiaccio e scivolavo. 

Sulla strada è passato un signore. Capelli bianchi, snello, sorriso asciutto. Scarpe sportive e un piccolo zaino. Mi ha teso la mano e io l'ho afferrata. Op due passi ed ero sulla strada. Il tempo di un Grazie-Prego e col suo passo svelto era già sparito dietro le case.

Le campane della piccola chiesa rintoccavano.

Non abbiamo incontrato nessun'altro, nè prima nè dopo. Solo un'anziana signora che stendeva i panni sul ballatoio.

Un solo incontro, nell'unico momento in cui mi serviva una mano....

mercoledì 11 febbraio 2026

Perdere le staffe

 

Chissà perché, ho realizzato solo ora cosa significa, letteralmente, perdere le staffe.

Quando il cavallo, ad un certo punto, sfonda la buona creanza, la prudenza e la temperanza tutte in sol colpo e parte al galoppo. E i piedi ci provano, a rimanere saldi nelle staffe. Per un attimo sembra anche di farcela, ma poi ti ritrovi con le gambe a penzoloni, a cercare di reggerti in qualche modo, e un po’ ti assale il panico di come andrà a finire  un po’ ti godi la galoppata col vento nei capelli. L’energia liberata. Il risveglio potente di quel pezzetto di te mai del tutto domo.

Le immagino, le staffe. Che sballonzolano inutili, e sembrano per un attimo pure un po’ ridicole. Per un attimo sei tutt’uno con il cavallo. Sei aria, luce, sangue che pulsa.

Per un attimo….

E diciamocelo, certi attimi valgono pure certi capitomboli. 

Però….

giovedì 1 gennaio 2026

In parole povere

Amo, sempre di più, le parole povere.

Sia chiaro, non che io disdegni certi termini raffinati, che stanno come quel piattino di porcellana fine della mia nonna a impreziosire i miei biscotti semplici sulla tavola della merenda e la trasformano in festa.

Non li disdegno no, anzi, vado in sollucchero per certe meravigliose parole desuete, che mi scambio con qualche affezionato come un tempo le figurine di Sarah Key. E che a dirla tutta, più di una  volta e più di due mi hanno permesso di mandare a segno un lazzo, di illuminare il punto, qualche volta anche di fare alzare un sopracciglio che temevo non si sarebbe alzato mai.

Ma le parole povere sono come il pane buono. Ti guardano dritto negli occhi, scavalcano la scrivania e ti siedono accanto. Le parole povere non hanno paura di dire cose come grazie, scusa, ti voglio bene. Sei a casa. Abbracciami. 

Hanno un tale ricchezza, a volte, le parole povere, come certe persone con quella limpidezza nei visi aperti che quando dicono auguri ti dissetano, come un bicchier d'acqua.

E allora ecco, in parole povere, Buon Anno.

sabato 13 dicembre 2025

Cara Santa Lucia

 

Cara Santa Lucia, caro Asinello,

ho deciso: questo è l’anno in cui provo a lucidare le scarpe da golf. 

Perchè io l’esame di coscienza ho sempre preferito farlo in compagnia dei miei scarponi. O degli stivali scalcagnati. Piuttosto guarda, anche le scarpette di vernice della festa. Qualche volta devo averlo fatto pure con le ciabatte. Ma le scarpe da golf, argh… quelle le ho sempre scalciate via (eh sì Asino, scalcio anche io – e parecchio) con malumore, preferendo passare oltre.

Ma quest’anno mi metto qui buona buona, tolgo erba e terra secca dagli spikes (eh sì asino, si chiamano spikes questi tacchetti che mi impediscono di scivolare nel fango … o almeno ci provano … ehm…) e guardo in faccia questa cosa qua. Lo faccio davvero, forte delle vostre voci che sento avvicinarsi (battibeccando) mentre il buio si infittisce (e spuntano le stelle). 

Il punto è che io in certe cose sono proprio una frana. La grazia, il tempo. Le braccia e le gambe coordinate. Se c’è da sudare e mettere un piede davanti all’altro è un discorso ma … ecco, come  dice chi mi conosce bene “non sei una da sport di intelligenza” (contegno, Asino, contegno!!)

E quando guardo la pallina, lì sul verde, e so che tocca a me, mi vengono in mente tutte quelle cose lì. Perché la pallina non perdona: è uno specchio. Se ti senti goffa, lei lo sa. E va per i cavoli suoi.  Eppure, mi dicono, se il colpo te lo senti, se hai voglia di tirarlo, se lasci che il corpo compia il suo swing (sì, Asino, non me ne parlare, anche a me 'sta cosa dello swing mi sembra una gran …. OPS va beh hai capito), …. ecco che lei va dove deve andare, elegante e fluida, con un rassicurante swash ….

Allora io, in questo esame di coscienza, forte del vostro battibecco che sento avvicinarsi, vorrei dirvi che ci proverò, a guardare la pallina e la mia goffaggine negli occhi. E a tirarla con fiducia, con la voglia, vada come vada. Senza vergogna, perché non serve aver paura di non essere migliori. Serve avere voglia di provarci all’infinito. Vero?

Sì sì va bene, basta blaterare e speluccare queste benedette scarpe, vado a mettere insieme zucchero e farina (e sì tranquilli,  mi lavo bene le mani!!!) che bisogna ben che troviate due biscotti fatti col cuore ad aspettarvi insieme ai miei pensieri....

lunedì 27 ottobre 2025

Crescere

Capelli bianchi e testa alta, soffiare sulle candeline. 

Decollare, con gli occhi limpidi e una valigia piena di sogni.

Decidere, di affidarsi e credere. 

Incamminarsi, erba verde di un sentiero nuovo, foglie croccanti della via di casa. Sapendo che c'è un motivo se è un verbo riflessivo.


Amare. E sempre provare, appunto, ad amarsi.

sabato 23 agosto 2025

Si sentiranno così i cercatori di funghi?

Un accenno a una mostra sugli appennini in programma in città in questi giorni, mi balena in mente -invitante e discreto come certi segnavia intravisti fra gli alberi- nel traffico di una giornata in cui la calura e quel vago senso di essersi meritati una pausa si uniscono alla casualità di capitare proprio davanti al palazzo in cui la mostra è allestita. 

L'androne è fresco. L'entrata è libera. 

Io vado.

E mi prendo il tempo, nel silenzio di una mattina d'estate, nei corridoi ombrosi, lungo le scale strette. Mi prendo il tempo di scoprire il bel percorso storico sugli appennini della mia zona. Cammino, osservo, leggo. Lentamente e mio malgrado mi addentro. Come tante volte mi sono addentrata, un passo dopo l'altro, dimenticando l'orologio e le faccende, lungo un sentiero attraverso un faggeto. 


Una didascalia in particolare colpisce la mia attenzione: è il riferimento a un "diario di viaggio" scritto dal fondatore della sezione del CAI locale, a cui è intitolato il rifugio meta principe delle fughe domenicali di noi montanari di città. Mariotti.  Quei nomi che quando li senti arriva subito in bocca il sapore del panino guadagnato col sudore.

Leggo bene. 

Si dice che oltre che di interesse storico e naturalistico, il diario sia arguto e ben scritto. 

Ed ecco che mi inizia a fremere il naso. Ecco che il topolino di biblioteca che abita in me salta negli scarponi e via: bisogna che lo troviamo, questo libretto.


Ovviamente non è in commercio. Però è citato, qua e là. Seguo la pista. Segnavia rossi e bianchi un po' scoloriti ma visibili. 

Finisce che lo trovo.

Ma soprattutto finisce che è davvero arguto. Piacevole. Intelligente. 

E mentre leggo - e mi pare di strizzare l'occhio a Giovanni Mariotti, scuotendo la neve dalle ciaspole davanti dal suo rifugio- io mi chiedo: si sentiranno cosi i cercatori di funghi? 

Seguire le tracce, annusare il buono. Frugare. Gustare. (E, naturalmente, invitare chi fece quell'accenno e chi allacciò i tuoi primi scarponi a condividere le tagliatelle...)


(RIF: Giovanni Mariotti, Tre giorni di gennaio sul Monte Penna)

sabato 26 aprile 2025

In cammino

 ....e non so che dire, probabilmente non è un pensiero rispettoso e sicuramente è un pensiero un po' sciocco ... ma io non ho potuto non pensare che Santa Lucia sarà stata contenta (e pure il caro Asinello) ... 



martedì 25 febbraio 2025

Hai messo il formaggio?

Quando scendono dalla libreria certi vecchi volumetti rilegati, con il loro sbuffetto di polvere gentile, e ti accorgi che una mamma matematica scriveva, nella sua tesi, di semantica e di sintassi e spiegava quando è giusto asserire che qualcosa è giusto (mentre tu eri solo un desiderio che chissà se le sembrava giusto o così così).

Quando scopri, fra le righe battute a macchina,  che un papà economista, futuro commercialista, nella premessa alla sua tesi sulle reti di distribuzione dell'energia , esortava a non dimenticare di domandarsi, ad ogni tappa, se il costo per l'ambiente valesse il prezzo del progresso (mentre tu eri il futuro infilato nel seggiolone, e forse, sul tavolo della cucina, campeggiava il frullatore nuovo e Greta Thumberg non era neppure pulviscolo di stelle).


Quando ti sembra che tutto sia sempre stato lì e non abbiamo fatto altro che girarci intorno. Il giusto e lo sbagliato, il progresso e le radici, le acque cristalline da proteggere. Le famiglie intorno al tavolo. Le parole sugli scaffali. E tutto gira ed è pronto in tavola, hai messo il formaggio?

mercoledì 1 gennaio 2025

Cominciamolo

 Cominciamolo, questo anno. Cominciamolo, ancor più che col piede giusto, io direi con la mano buona.

Cominciamolo con qualcosa di rosso, perché da quando ho imparato la leggenda del pettirosso non può più mancare,  e con qualcosa di nuovo, ma che sia un pensiero, qualcosa di imparato. Magari un impegno. O anche un amico.

Cominciamolo con un brindisi sussurrato, con una stellina nel cuore, negli occhi, fra le ciglia.

Cominciamolo con un poco di zucchero, con una poesia che ci guarda negli occhi e ci accarezza la pelle nuda. 

Cominciamolo come un libro, come una torta profumata. Come un mattino, con la sua brina e il suo buon caffè.

Cominciamolo come un dono.

giovedì 12 dicembre 2024

Cara Santa Lucia

 Cara Santa Lucia, caro Asinello,

la volete sapere una bella?! Proprio ieri, neanche a farlo apposta, in vista della lucidata di oggi... mi si son scollate le suole delle scarpette!

Beh si Asino fai bene a scuotere la testa, scarpette non è proprio la parola giusta, diciamo piuttosto dei miei stivalacci , quelli caldi e robusti con la suola che non teme fango e neve. 

Eh no, Asino, non ti credere che non ti becco a ridacchiare sotto i baffi.... no, non me ne sono andata in giro coi ditoni fuori, in qualche modo han tenuto botta e sono arrivata a casa, ma oggi invece di lucidarli li ho infilati in un borsone, pronti per un giro dal calzolaio. O dal cassonetto.

E mentre li riponevo, facevo l'esame di coscienza e l'elenco dei desideri e mi domandavo se ne valesse la pena, di portarli dal calzolaio. Perché a dire il vero sono un po' scalcagnati e io pure un po' lo sono, o mi ci sento.  

Faceva freddo molto oggi. Ci ho proprio pensato a scambiare gli stivali con un paio di ciabatte. Come mi frullavano i pensieri... non c'era verso di tenerli a bada.

Eppure li ho tenuti, gli occhi in su. E ho impastato propositi buoni e biscotti cosi cosi (ma dolci eh?!)

E impasta e pensa, quando la notte ha coperto il cielo le stelle erano arrivate e voi con loro. E il freddo sapeva di neve. E mi è venuta una gran voglia di risuolare gli stivalacci e ripartire. 

GRAZIE

domenica 24 novembre 2024

Zia maggiorenne

 Arriva quella telefonata e tu salti per tutta la casa come una pallina perché sei diventata Zia.


E sì lo so che col senno di poi lo ero già ma allora non lo sapevo. Allora eravamo ancora al punto in cui davo del lei e chiedevo permesso ed ero la fidanzata dello zio, ma fidanzata si diceva sottovoce.

Quindi non conta. O meglio adesso conta ma allora non contava.  Non so se mi sono spiegata bene ma quello che conta è che io i miei anni da zia ho cominciato a contarli da quella telefonata lì. 


E da quella telefonata lì sono stati pelouche e canzoncine. Amici immaginari e tuffi senza braccioli. Disegni e biscotti.  Domande da cardiopalma. Sushi, abbracci e letterine. Indici che si incontrano e affetto trasmesso, con gli occhi negli occhi e la mascherina sulla bocca. Magie. Tantissime magie. Candeline soffiate con le gote gonfie e lo zucchero che vola. E ad un tratto quelle candeline sono 18.


Lei è maggiorenne, ha un nugolo di amici festanti dai sorrisi contagiosi, un abito da sera e splendide spalle nude, gli occhi da fatina improvvisamente vellutati... e tu sei una zia maggiorenne. 


Puoi votare. Guidare. Andare in prigione. 


E ti chiedi, sottovoce: sarò all'altezza? 

E lei ti sente. Tutti loro ti sentono. E ti guardano. E tu allora lo sai per certo che non lo sei. Affatto. Che non lo sarai mai. E che il regalo più bello che potranno farti mai è questa voglia testarda e dolcissima di continuare a provarci. 

lunedì 30 settembre 2024

Avevo voglia di raccontarlo

 Io non lo so se esiste qualcosa di più bello di quel senso di allegria che ti prende in quel punto fra le costole e la pancia al pensiero che una persona amata, dopo tanti giorni, sta per tornare.

Non è sollievo, non è il colmarsi di una mancanza.

Non è il riprendere fiato da una lunga apnea.

È la voglia di correrti incontro, senza una ragione. Come un ciuffo di panna montata. 

Ed è anche un po' la voglia di raccontarlo a questo cielo che sembra mi accarezzi la testa, con le sue nuvole coi baffi e col suo tramonto fiammante, che profuma di patate fritte e di un certo grembiule. 

Ed è anche un po' il ricordo di certi occhi, quando sentivano il clacson che suonava allegro, imboccando una certa curva ai piedi della collina. E delle mie gambe bambine che contagiate correvano, correvano incontro.

sabato 31 agosto 2024

Le chiacchiere, quelle belle

 Quelle senza guardarsi, seguendo un aereo piccolissimo solcare il cielo di agosto. 

Quelle guardandosi a rimpiattino, fra il fresco verde e oro del platano che stormisce.

Quelle guardandosi stretti.

Quelle che si sciolgono in una tazza di te.

Quelle camminando, che pian piano prendono il tempo dei passi, e un passo dopo l'altro percorrono lunghe strade.

Quelle mescolate in un mazzo di carte, dette e ridette in mille combinazioni possibili e ogni volta, infine, intrecciate nella loro bella scala reale.

Quelle con in mano una racchetta, una mazza da golf, il manubrio di una bici, quelle a cui serve un alibi, un guscio, un battito d'ali.


Le chiacchiere, quelle belle. Quei fili sottili, fortissimi. Che nutrono e illuminano. Che puoi tenere in mano, come Arianna, casomai avessi bisogno di ritrovare la via.

martedì 23 luglio 2024

Forse, semplicemente, sono troppo salata

Forse, semplicemente, sono troppo salata. 

Come un pezzo di baccalà da conservare. Come un acciuga tappata in un barattolo.

Forse è per questo che ho bisogno di un lungo ammollo.

Perché i pensieri non mi diventino secchi e duri (e meno che mai, ragazzi, il cuore).

Perchè le caviglie si flettano e le ginocchia e le anche, le spalle, il collo e le sinapsi, perchè le braccia si tuffino, ritmiche, e le mani entrino, pulite e aperte, nelle cose..




martedì 11 giugno 2024

Quando prendi in mano il vasetto

 Quando prendi in mano il vasetto, un po' scettica, guardi le foglie alla base, come ti ha insegnato la nonna, vedi un po'di secco e stai per metterlo giù ma alle tue spalle arriva il tizio col grembiule e la targhetta e ti dice "eh sì, è un po' malmessa..." e click fregata. 


Non molleresti più il vaso neanche se ti prendessero le dita a martellate.  E mentre paghi (naturalmente neanche ti è passato per la testa di trattare almeno uno sconto) stai già recitando il programma:  rinvaso, cornunghia, fra un mese il concime a lenta cessione....


Ma poi salendo in macchina, eccolo il dubbio.

Sarò il prototipo che studiano al corso dei venditori?!?

Quella che deve salvare le piante come gattini zoppi sotto la pioggia? 

Quella che non fai in tempo a finire di dirle scommetto che da quassù non ti tufferesti che già senti il rumore della panciata?

Dite che mi riprendono con le telecamere del negozio e mi fanno vedere ai neoassunti??! 


Ed infine, scivolando pensierosa lungo il viale ombroso, snoccioli pure la tua risposta. Prendete pure appunti, cari neoassunti. Ci sono anche quelle come me. Che in certi balconi perfetti si sentono quelle con l'orlo scucito. Che quando piove zoppicano. Che se non si tuffano sognano il gusto del frangersi dell'acqua per settimane. Che dopo la panciata se ne tornano a casa scuotendo la testa e qualche volta trovano un germoglio nuovo. E sorridono.


Quindi gongolate pure: avete venduto una piantina secca a prezzo pieno. Ma forse io ho acquistato un sorriso che non ha prezzo....

venerdì 10 maggio 2024

e lo mangerò

Oggi il cielo è azzurro, senza nubi.

Torneranno, stracci grigi all'orizzonte.

Nuvole gonfie, che si spingono e si ammassanno, e un buchino di sereno, e io che soffio per tenerlo largo, i pugni chiusi, i piedi per terra.

Cieli di rossi di sera, striati, graffiati, con la loro speranza nel respiro.

Una stella da cercare, solo una, almeno una, perché mi faccia l'occhiolino prima di andare a dormire.


Ma oggi il cielo è tutto azzurro. E io sto, con questo cielo sulla testa, nell'aria pulita. Fiori che sbocciano e talee che mettono le radici.

La gazza insolente che inclina la testa e sembra mi faccia l'occhiolino.

Silvestro, sul terrazzo accanto, si è addormentato e i fogli del giornale, abbandonati, fremono.


Ho comprato il pane, nel forno buono, e adesso mi siederò, nella mia poltrona nuova, sotto questo cielo senza neanche una nuvola, e lo mangerò. E per questo pane quotidiano, renderò grazie.

giovedì 18 aprile 2024

...innanzitutto...

Colloquio di selezione  con una giovane neolaureata.

Una di quelle col viso pulito, gli occhi luminosi e la coda di cavallo. Coi pantaloni blu e la camicetta e il braccialetto sdrucito del mare che porta fortuna.

Una di quelle che risponde alle domande, e punto.


Dopo una mezz'ora di botta e risposta sul suo percorso di studi e aspirazioni professionali:

"... leggo sul CV che ha ottime capacità di lavorare in gruppo. Ora, lei non ha ancora avuto esperienze di lavoro, ma sicuramente durante gli studi avrà avuto occasione... poi vedo che è stata tanti anni negli scout... ecco, allora le chiedo: qual'è di solito il suo contributo, cosa "porta" Chiara nel gruppo...?" 


Classico filo di imbarazzo. Pausa. Volge lo sguardo intorno. "Non so..."

Poi sorride e torna a guardarmi negli occhi: "beh, innanzitutto io di solito porto la chitarra".


#assunta

venerdì 8 marzo 2024

Otto Marzo

Oggi ho fatto questo pensiero: in regalo, per la festa della donna,  mi piacerebbe che la parola Donna potesse finire in soffitta. Nei bauli con i merletti della nonna.

 Sì lo so è provocatorio. E forse io stessa non sono neppure del tutto d'accordo con quello che sto per dire. Però qualcosa mi invoglia ad imboccare questa strada. Così, per curiosare.

Ecco, ho pensato, non sarebbe male se fossimo al punto in cui poter mettere in soffitta questa parola, Donna - che mi dicono derivare da domina: signora, padrona -  e prendessimo l'abitudine di riferirci a tutte le persone chiamandole Uomini - dal latino homo, legato a hŭmus 'terra'. Terrestre. 

Homo Sapiens. Homini. Uomini. Il nome della nostra specie.

Uomini maschi e uomini femmine, con tutto ciò che di differenza ne deriva, ovvio. Con mille modi e altrettante parole per fare di queste differenze - e di altrettante multiformi e sfaccettate somiglianze - un'infinita gamma di irripetibili individualità. 

Ma, fondamentalmente, senza più nessun bisogno di definire in modo diverso il nostro Essere Umani.

giovedì 29 febbraio 2024

Le viole

Mi colgono sempre all'improvviso, le viole.

Come certe occhiate discrete, fra le foglie scure, impregnate di inverno.

Carezze.


Silenziose e vellutate, come passi di prima mattina, avvolti nella vestaglia. Promesse.

lunedì 29 gennaio 2024

Ma tu gli occhi li avevi alzati

Quando nella nebbia, fra le nubi, proprio quando alzi gli occhi, fa capolino un lembo celeste. Solo per un momento. Che ti sembra di averlo immaginato. E invece davvero ti ha strizzato l'occhio. Davvero. Una carezza lieve sulla testa, intanto che nessuno guardava. 

Ma tu gli occhi li avevi alzati.