domenica 6 ottobre 2013

Ok, proviamo


Ok proviamo. Come se fosse lo spezzone di un film.  Come se qualcuno, casualmente, avesse ripreso la scena.
Una piazzetta quadrata, con le panchine verdi e le aiuole e il suo bel platano al centro. Io seduta con il mio libro sulle ginocchia e un’ora d’attesa tutta per me. La gamba dolorante allungata sulla fedele stampella rossa. 
Suona la campanella e dalla scuola elementare sciamano fuori i bambini vocianti. Corrono fra le panchine e il platano e le aiuole, schiamazzando e giocando come tutti i bambini del mondo e della storia al suono della campanella. Non alzo la testa: il mio libro è troppo bello e il dolore troppo denso per lasciar spazio al minimo interesse per i dintorni della mia bolla. Percepisco visi e voci ai margini del mio campo percettivo, li registro  in automatico, la testa immobile e gli occhi rivolti alle pagine.
C’è la biondina con l’apparecchio e la gonna coi volants, c’è la magrebina un po’ timida coi capelli folti e gli occhi bellissimi, c’è il ciccione che urla e fa il gradasso e la mora con la frangia che corre più veloce di tutti, c’è anche quello alto alto che cerca di organizzare il gioco ma nessuno se lo fila e naturalmente c’è quello col ciuffo sugli occhi che ce la mette tutta per far capire che non gli interessa affatto di giocare e armeggia con gli auricolari. E via di seguito tutti gli altri.

Dopo un po' arriva anche il piccoletto con la bici nuova, che sgomma e impenna e inchioda perché deve far vedere che ha la mountain bike e ovviamente ad un certo punto arriva a un pelo dalla mia gamba stesa. Resto con gli occhi fermi sulla riga. Ma stà attento, non vedi? A quel punto alzo la testa, lentamente.
E’ il più normale dei bambini normali, che ha parlato. Maglietta benetton verde pistacchio e due belle guance da pastasciutta. Grazie. Lo dico guardandolo negli occhi, senza emettere suoni, muovendo solo le labbra. Il ciclista si è allontanato con uno sbuffo di ghiaia. Lui resta fermo, con gli occhi  fissi nei miei, mentre le guance da pastasciutta lentamente si imporporano. Non distoglie lo sguardo, e neppure io. Ci guardiamo, e lui arrossisce e resta fermo in mezzo al gioco, come colto da un pensiero, o da un incanto. Finchè mi sembra di vedere lui che rivede la scena, in bianco e nero, fra molti anni. Una signora misteriosa, straniera, remota e immobile come una statua, aveva detto grazie a lui, solo a lui, che aveva fatto qualcosa per rendere il mondo un po’ più sicuro, un po’ più pulito.

Si riscuote al richiamo della madre. Dai, andiamo, che ci sono i nonni a pranzo. Mi assicuro di aver ripreso la lettura, quando si volterà indietro, solo un'attimo, infilando la cartella, all'altezza del platano.
 

7 commenti:

  1. Ho tutta la sequenza davanti agli occhi, girata in un lucido b/n. Emozionante, struggente. Il tocco della regista è inconfondibile.

    Pim

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    1. Da un critico cinematografico come te e' ancor più lusinghiero...grazie!!

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  2. E dalla mia poltroncina di spettatrice applaudo ;)

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  3. Applaudo!
    Applaudo!

    Ti sorrido.
    gelsobianco (gb)

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  4. Naturalmente i ringraziamenti erano per tutte e tre.... e anche il sorriso!

    Prish

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