sabato 30 settembre 2023

Città Eterna

Un pomeriggio dorato e una notte di velluto.

Roma che ha un cuore che batte. Nonostante. Che ha una dolce vita che persiste. Come un profumo  che aleggia e scompare. E a volte inonda.


E io, incartata di seta frusciante, una fila di bottoncini sulla schiena, come luci lungo la pista di atterraggio di un brivido, io scendo le scale a vado a berne un sorso.

Dandoti la mano.

giovedì 31 agosto 2023

Ho capito che non mi basta partire per mettermi in viaggio.

Ho capito che non mi basta partire per mettermi in viaggio. 

Non basta chiudere la valigia, saltare in macchina e percorrere chilometri. 

Deve assopirsi quel mio bisogno di cercare, perchè si faccia spazio la possibilità di lasciarmi trovare. Dai luoghi, dagli incontri. Dai cieli e dai quadri. Da un waffle, finalmente, quando mi ero rassegnata. 

E mi ha trovata una bambina, lungo un viale di periferia, che mi ha fatto l'occhiolino e mi ha messo in mano un fiore. 

Mi ha trovata un castello, quando già era buio, e le luci si sono accese solo per noi, e c'era una macchina parcheggiata e un suono lontano di  pianoforte ed è arrivato un bacio con tutta la sua magia. Chissà se al mattino, quel castello, c'era ancora. 

Mi ha trovata una torre altissima, con le campane nella pancia, che mi ha portato su su, come il collo lunghissimo di una giraffa, a ricordarmi che la città è piccolissima vista da lassù, e come sono piccoli quegli omini che corrono. 

Mi ha trovato un'ostessa vestita di bianco, in un ristorante piccolissimo, che a fine serata era senza macchia e ancora sorridente, ed io avevo la pancia pennellata di cose buone e gli occhi pieni di riflessi, come le luci sui quei bei canali. 

Mi ha trovata, quella voglia di girovagare, che non mi ero neanche accorta di aver lasciato chiusa nella valigia, quando l'avevo portata in cantina, per mettere ordine. 



lunedì 31 luglio 2023

Lasciarsi prendere per mano

Lasciarsi prendere per mano. Lasciare la borsa sulla sedia, il tovagliolo buttato accanto al piatto. Vieni zia, andiamo a vedere se i cavalli dormono.

Infilare il vialetto, quello senza le luci. Lei a sinistra, saltellante. Lui a destra, cicerone.

Facciamo la scorciatoia. Di là c'è la piscina. La vedi, zia? Passiamo di qua.

Lasciarsi portare nel buio vellutato delle sere di luglio. Lasciare entrare fili d'erba nei sandali. E un'ombra di avventura.

Qui non si passa. Di qua, chinati, passiamo fra gli alberi. Ecco le vedi? Sono le stalle. Ti racconto una barzelletta. Ridi piano che i cavalli dormono.

Sentir correre l'aria fresca, qui dove abbiamo seminato le conversazioni e i camerieri. Qui dove sorge grande la luna. 

Zia lo vedi? È un aeroplano. Attenta al gradino. Lasciarsi prendere per mano. Lasciarsi avere ancora 8 anni.


venerdì 30 giugno 2023

...e poi piove

 ... e poi piove, della pioggia d'estate, e tu soltanto respiri.

Respiri.

Abbracci. E ti lecchi le dita dalla crema di burro. 

E batti le mani con tutte le forze, ma il cuore batte più forte. E hai una lacrima di crema di burro, sul ciglio di questa voce che sale e volteggia e tu legata dentro, come nella navicella dell'ottovolante. 

E piove, piove una pioggia leggera, e la terra beve, e tu, tu soltanto respiri.


domenica 28 maggio 2023

Con un grazie

Con un grazie, a chi mi ha insegnato a seminare. Ad innaffiare e ad aspettare. A fidarmi della pioggia e del sole. A correre ogni mattina a guardare, come una bimba la mattina di Natale, e con lo stesso eccitato stupore, gioire della scoperta di un microscopico filino verde.

Con un grazie a chi mi ha seminato. Perché arriva poi la pioggia e arriva il sole, ma davvero per sempre il seme porta in sè la memoria delle mani che lo hanno messo a dimora,  degli sguardi che lo hanno aspettato e innaffiato, della luminosa felicità che lo ha accolto. Come un miracolo.

domenica 30 aprile 2023

Carpe Diem

Lo diciamo continuamente,lo scriviamo. Con leggerezza. #carpediem. Cogli l'attimo. 
E nove su dieci intendiamo, semplicemente: goditi la vita.  Dai fallo, che chissá quando ti ricapita. Serviti a piene a mani. Cose così. Uno strizzare l'occhio alla cicala che è in noi e darle il permesso di tenere un po' il volante. 
E va poi bene, intendiamoci.
Ma oggi, scrivendolo (sì l'ho proprio scritto, così, con l'hashtag, sotto le foto) mi sono soffermata a pensare. 
Cogli l'attimo vuol dire Accorgiti. Raccoglilo. Sentilo battere. Assapora.
Carpe Diem vuol dire aver sempre pronta la lente per la macro.  Perché come diceva quel tale "non c'è niente di più grande delle piccole cose".

venerdì 31 marzo 2023

Sbagliando s'impara?

 Diciamolo, la maggior parte delle volte "ma cosa ho sbagliato?" è una domanda retorica. 

Un'esclamazione di disappunto rivolta ai santi numi e all'avverso destino. Cinque minuti di sacrosanto mugugno con la loro sacrosanta funzione purgante e lenitiva e nulla più.

Qualche volta, invece, la domanda ce la facciamo davvero. Qualche volta siamo capaci di chiudere fuori  l'autostima ferita col suo fastidioso latrare e ci lasciamo incuriosire.

Allora, attenti, ripercorriamo i nostri passi. Contiamo un'altra volta le viti e i bulloni. Cerchiamo la trappola, scrutiamo il terreno. Lucidi, curiosi. Una battuta di caccia, un enigma. Smontiamo e rimontiamo. Riavvolgiamo il nastro e riascoltiamo i pensieri. Di cosa avrei dovuto accorgermi? 

E quando lo scoviamo, l'errore, eccola, quella sensazione bella di trionfo sudato. 

E lui è lì che ci guarda, nidito, a fuoco.  Orecchie dritte. Ci facciamo l'occhiolino. Quasi ci piace. Sì, ci piace perché abbiamo imparato. 

lunedì 27 febbraio 2023

Ho un tesoro di centrini antichi

Ho un tesoro di centrini antichi e un ricordo di instacabili mani nodose che mi sembravano danzare. 

I mezzi guanti a scaldare l'artrite, l'uncinetto avanti e indietro, dentro e fuori, senza guardare, novant'anni di maestria in una trina bianca e in un bianco perfetto cucù.

Quante ore di lavoro, quanta strada quelle mani. Le coperte colorate, le calze rammendate, i pizzi del corredo, le presine, gli scialli e tutti quei bianchi centrini... Quanti gomitoli, quante labbra serrate, quanti sogni, quante preghiere. Quanta afa tersa sulla fronte e quanti inverni imbacuccati.

Mi aveva insegnato lei il punto catenella. Le mie goffe mani bambine e le ginocchia sbucciate. Il profumo del pomodoro estivo dalla porta finestra, la poltrona gialla nel prato. 

Facevo catenelle lunghissime. Troppo lente o troppo tirate. L'uncinetto che scivolava, gli occhi concentrati, la lingua fra i denti.

Col mio tesoro di centrini spiegato sul tavolo, mi sembra adesso di non avere mai smesso. Un'unica lunghissima catella. I primi occhielli perfetti, fatti da lei ("ecco così, vedi?"), gli altri tutti sghembi. Lungo tutti questi anni.  Da questi bei centrini candidi alle mie mani screpolate. Un'unica, bellissima, ininterrotta, imperfetta catenella. 

martedì 24 gennaio 2023

E scoprirlo proprio oggi...

Ha fatto delle foglie grandissime, il mio elleboro. Foglie che non ti aspetteresti, da quel piccolo fusto, in quel piccolo vaso da balcone di città.  Qualcuna ha i bordi un po' secchi, ma cresce, di un verde scuro e tenace, un verde che ha attraversato l'estate e ne va fiero. 

Oggi mi sono accorta che al riparo di quelle grandi foglie sono cresciuti i germogli nuovi, fitti fitti. Zitti zitti. Al sicuro. Protetti dal sole di questo inverno troppo mite. 

Sono pieni di boccioli. Fioriranno, all'ombra delle grandi foglie avite.


E scoprirlo proprio oggi, poi... come potevo non pensare alle famiglie, quelle belle?

lunedì 12 dicembre 2022

Cara Santa Lucia

 Cara Santa Lucia, Asino caro,

va là che mi ci vuole dell'olio di gomito quest'anno per lucidare le scarpette! Volete sapere cosa mi è venuto in mente? Come se non bastasse il fango di quest'anno pestagnoso.. 

Come dici Asino? Uh come sei precisino! Pestagnoso non esiste sul vocabolario, in effetti. Eppure non ti pare che renda ben l'idea? Dai che lo so che fai tanto il professore (ah ah, bella questa eh?!) eppure questa parola sbagliata suona bene anche alle tue orecchie morbidotte...

Ops, morbidotte non ti è piaciuto mica tanto eh? 

Va beh dai, dicevamo... come se non bastasse il fango di quest'anno pestagnoso, sono pure andata a bastonar palline in un prato infradiciato, cercando di far centro, dai e dai, in quella benedetta buca e di disperdere quel nugolo di avvoltoi che certe volte mi volano in cerchio sulla testa sussurrando "...  mi sa che sbagli..."

Ah si hai ragione Santa Lucia bella:  basta la tua risata e uno scodinzolio dell'Asinello saggio che gli avvoltoi prendono il volo verso i mari del sud, ma io,  smemorata come sono, ho sempre bisogno che me lo ricordiate.

Ed è anche per questo, che stasera, intanto che sfrego fango e spazzolo di buona lena, io mi rigiro, dolce, in bocca il mio grazie.

Grazie perché sapete sempre, e dico sempre, accendere le stelle e mettere in fuga gli avvoltoi.

Uh, a proposito di accedere e di dolce: vado a regolare il forno che non sia mai che faccia ritardo pure coi biscotti!

Perché anche quest'anno, che di buche ne ho centrate proprio poche  - eh sì Asino, pazienza le buche, avessi centrato almeno qualche buon proposito! - ma dicevamo, anche quest'anno io vi aspetto, vi aspetto e guardo il cielo, e riempio il cuore dei miei propositi antichi e ancora tutti da conquistare. Li impasto e li rimpasto con nuovo zucchero e nuova lena. 

Sarò più buona. Vi aspetto. Copritevi bene!

martedì 29 novembre 2022

I posti del cuore

I posti del cuore: siamo (o sono) abituata a pensare che questa espressione intenda descrivere la sensazione che si ha quando da certi posti si parte … e un pezzo del cuore resta lì.

Oggi, invece, ho capito che l’espressione sta a significare che in certi posti c’è sempre posto per il tuo cuore e che in certi posti il tuo cuore si sentirà sempre al proprio posto.

Basta ispirare fondo. Sbattere le ciglia. E sei lì.

Uno dei miei posti del cuore, per esempio, è una chiesetta minuscola all’inizio di una lunga valle. Una chiesa bianca, con il campanile a punta e gli affreschi antichi, che mi ha visto bambina entrare correndo mentre qualcuno mi diceva “sst, piano, fai il segno della croce…” e fuori le mucche scuotevano dolci i loro campanacci.

L’ho vista fra i prati verdi e fra i fiori, e coperta della coltre bianchissima della neve. Mi sono slacciata le ciaspole con le dita ghiacciate e sono entrata in un gran sbatacchiare di racchette, coi guanti che cadevano e il naso che colava, per lasciare la mia monetina e il mio grazie, e sono entrata sudata e con le gambe affaticate, senza fiato e senza monetine, per dire soltanto “aiutami”.

Sono entrata in certe mattine frizzanti, prima di incamminarmi lungo il sentiero, carica di avventure e con la voglia di salite. Nello zaino il panino buono e la cartina dei sentieri stropicciata. Lo gnomo, fuori,  a guardia dell’acqua di fonte, impassibile. Lo gnomo che non c’è più ma ci sarà sempre. Le cime che chiamo per nome, tutte intorno, a ricordarmi di alzare gli occhi, di respirare il cielo.

Ecco: da quel posto del cuore – o per meglio dire, dai suoi dintorni – oggi mi è arrivato un pacco. Ho aperto, annusato, stretto in mano un pugno di riccioli di cirmolo, ed ecco, il cuore è andato a posto, accomodato nella sua chiesetta minuscola fra monti e mucche, fiori e neve.

(25/11/2022)

martedì 25 ottobre 2022

Come la pipì

Perché dai, diciamolo, la rabbia è un po’ come la pipì.

Non parlo della rabbia grande, che esplode di botto, rossa e fragorosa, in risposta a certi schiaffi clamorosi.

Parlo di quella che ci rosicchia i polpacci, per certe cose che accadono e non puoi farci niente e allora inforchi gli occhiali del lato positivo e del sarebbe stato peggio se…

Di quella che buttiamo giù con un bicchiere di santa pazienza e una pastiglia di Alka Selzer, perché in fondo dai al suo posto non è facile e magari può capitare.

Ecco quella rabbia lì, arriva poi un giorno che te ne scappa un pochino. 

E allora è come la pipì, che non è che ne puoi fare goccio. Viene fuori tutta quanta, anche quella che pensavi di aver sudato via con quella pedalata sotto il sole, e invece guarda un po’ dove era finita.

Non puoi fermarti. L’unica cosa da fare è cercare di far sì che non accada troppo d’improvviso. Almeno il tempo di infilarti in un bar e chiedere un caffè. 

E poi certo, sì, sarebbe d’uopo tirare lo sciacquone