Bussano, suonano e svolazzano, i ricordi. Gocce di rugiada, con l'arcobaleno dentro. Puoi tenerli abbracciati fra le ciglia o lasciarli rotolare, biglie sulla pista che hai tracciato col sedere sulla sabbia. Purché ti illuminino.
lunedì 24 ottobre 2016
martedì 4 ottobre 2016
Occhi carichi di pioggia, bianche mani
Scivolano le foglie gialle nel cielo terso, azzurro e oro
come il manto davanti a cui pregavo bambina.
Occhi carichi di pioggia, bianche mani, cuori stropicciati d’affanno
e riccioli che danzano sulle spalle anche quando riccioli non sono più.
Impastare torte, inforcare le biciclette, infilare i vecchi
scarponi, tendere le vele, sedersi
accanto ai bimbi e lasciarsi amare.
Cosa sarà mai questo fiume che abbiamo dentro, quest’acqua
che scorre e resta, questo essere stati tutti seduti accanto quel camino e
tornarci sempre, trovare sempre il fuoco
lunedì 12 settembre 2016
Ci sono persone che ti ispirano
Ci sono persone che ti ispirano - e come potrebbero non farlo? Hanno avuto il coraggio e la fantasia di scavalcare l'oceano, molto prima che arrivassero skype e ryan air a rendere l'America a portata di mano. Hanno tenuto in mano i cuori, provando, provando e riuscendo a sintonizzare le valvole e i circuiti, e hanno pacatamente portato la rettitudine in giro per le sale della scienza così come nei corridoi delle case.
Ma il motivo vero per cui ti ispirano è un altro. E' il calore che hanno nella loro voce bassa e nei loro occhi attenti ogni volta che ti salutano (come se ti dicessero, ogni singola volta, cose come 'sono felice di vederti' e ' mi piaci come sei'). E' la tenerezza con cui hanno tenuto ferma la telecamera sul soffio di candeline su candeline e perfino sul tuo viso quel giorno che davanti all'altare hai detto sì.
Ed è esattamente questo calore e questa tenerezza che vorresti avere nella tua preghiera, quando rintoccano le campane e gli dici Ciao.
lunedì 5 settembre 2016
....e vanno pel tratturo antico al piano....
Ci sono le estati di schizzi e spruzzi, gelati e caramelle e le estati dei respiri corti e del sudore della fronte: comunque sia, settembre giunge sempre col suo sapore di matite nuove. Niente come il primo lunedì di settembre ha quel gusto di quaderno intonso che mette in moto, suo malgrado, la buona lena. Così i piedi, che si siano gonfiati per il caldo e la fatica, che abbiano gioito della libertà delle infradito o goduto della salda guida dello scarpone, entrano pian piano nell'idea di calzare di nuovo le scarpe e accarezzano - tra la malinconia e la curiosità - la possibilità di entrare saltellando nel cortile di una scuola nuova.
(Settembre, andiamo.)
lunedì 22 agosto 2016
Sassolino
venerdì 5 agosto 2016
Senza titolo, ma con dedica
Toc Toc - Vieni avanti, bambina mia - - Nonnina...ma....che orecchie grandi che hai... - - Per ascoltarti meglio - - Mmm questa l'ho già sentita ...sei proprio tu, Nonna?? - - E chi dovrei essere, il lupo?! Dai fammi vedere cosa hai portato in quel bel cestino...- - Sarà, ma hai due occhi grandi... - - Per vederti fino in fondo al cuore, bambina mia. Mi è sfuggito qualcosa, forse? Uhm..ti sei fatta così magrolina... - - Ma cosa c'entra...ooohhh (indietreggiando) Lupo non ti credere di fregarmi un'altra volta!- - Cocca, sei un po' agitata eh? Lo dico io che lavori troppo e poi sempre avanti e indietro nel bosco per badare a questa povera vecchia, vi do tanto disturbo, anche alla tua mamma che mi fa tutte quelle frittelle, col daffare che ha... (sospirando, mesta) .... è proprio ora che vada...... - - Ah okey, sei proprio tu. Senti, ti ho portato lo yoghurt e una bella mela! C'era una vecchina con un bel banchetto...
- Un banchetto?? Una mela?! Sarai mica matta?!? Chissà che anticrittogamici che ci mettono...Non hai sentito di quella là che per una mela a momenti... -
- Nonna, guardi troppa televisione. Dovresti giocare di più a burraco con quella tua amica, quella bella signora... - - Ah, quella lì ... ormai è andata...Non si ricorda mai a chi tocca. (In falsetto) Sta a me o sta a te? Cos'è che hai scartato? (Scuotendo la testa) Suonata come la mezzanotte ... E poi ad un tratto tric trac salagadula, non si capisce come, ha vinto! Non la sopporto... - - Sarà, ma fa quei vestiti così belli...scintillanti.. Hai visto sua nipote come va a ballare? Un incanto... Io ho sempre con questa mantellina rossa da sfig... - - Ma cosa dici? Sei un amore! - - Eh, appunto: l'Amore! (sospirando, mesta) perfino l'Aurora, che dorme in piedi, è partita col Principe, sul suo Bianco Destriero, alla volta della Felicità...e io...io...Oh nonnina, dove si sarà nascosto il mio Lieto Fine? Se lo sarà mangiato il lupo?!! - - Senti bambina mia, a proposito di lieto fine: è ora che tu sappia una cosa - - Che cosa? - - Quella storia là, che vissero felici e contenti per più di mille anni...ecco...Non andò proprio così, in verità- - E come andò? - - Andò che ebbero giorni buoni e altri meno buoni, alcuni, a dirla tutta, proprio di merd..- - NONNA! - - Va be, ma ciò che conta è che provarono a renderli tutti, ma proprio tutti, un pochino belli. - - Ah. - ....... - Nonnina? - - Dimmi - - E ci riuscirono? - - Quanto Basta -
lunedì 25 luglio 2016
Casa Base
Certe case sono e restano casa base. Potrebbe essere perché hanno grandi divani che non temono piedi stanchi e stanche teste o perché hanno un discreto numero di letti sempre pronti a vestire lenzuola fragranti di ninne nanne e sogni. Potrebbe essere perché nell' ingresso c'è il grande tavolo degli scambi: libri, chiavi, buste e biglietti e la carezza discreta di un mazzo di fiori. O perché nei cassetti del ripostiglio ci sono tenaglie e cacciaviti per cento e un bullone e per mille e un problema. Potrebbe essere perché vi si può sempre trovare il caffè più nero, forte e buono del mondo e la pastasciutta col sugo vero e il basilico profumato di cure. O perché da qualche sportello spunta sempre un biscotto buono e qualcuno con cui sgranocchiarlo è più buono.
Ma sappiamo tutti che non è questo il punto, o meglio i due punti. E tutti lanciamo e corriamo, sudiamo e ci sbucciamo le ginocchia, raccogliamo palle e gattini e poi ci tuffiamo, grati in ogni cellula. Casa base, punto. O meglio due punti.
venerdì 15 luglio 2016
Il monte Pic
Sulla cima del monte Pic, che è un monte come quello che disegnano i bambini: un tratto che sale e uno che scende, in cima un albero e una panchina, sopra una nuvola bianca, intorno il cielo e davanti, dietro e di fianco la carrellata delle vette che chiamo per nome. Sulla cima del monte Pic, seduta a gambe incrociate (sì, a gambe incrociate, belle strette), abbracciata dal vento, accarezzata dal sole. Pensarmi così.
mercoledì 29 giugno 2016
Chi ha camminato
Arriverà il momento in cui saprai con certezza che chi ha camminato per più lune di te avrà sempre qualcosa da insegnarti. Proprio sempre. Forse allora ti verrà voglia di stare semplicemente seduto ad ascoltare. Ma se tu non fossi arrivato fino a qua non avresti inteso e se non camminerai per le tue lune non intenderai. Un passo dopo l'altro, il senso si svela.
martedì 14 giugno 2016
Come zucchero lieve
Vorrei avere parole inutili, come carezze leggere, come vento gentile. Parole sottili come echi, quelli di quando eravamo piccoli insieme - e di quanto piccoli siamo - e nitide, come il volo degli storni, formazione compatta, freccia tesa fra le nostre teste e le nubi.
Vorrei avere parole antiche, come preghiere sempre uguali, come fiamme sempre accese, come certi alberi di certi giardini, come zucchero lieve sotto il palato.
Vorrei avere occhi più acuti e orecchie più grandi, come certe nonne dagli eterni abbracci.
venerdì 13 maggio 2016
e così via
I contorni netti delle nuvole nere a scongiurare l'azzurro totale, a dare calore al sole. La luce radente a caricare di verde i prati, a dare giri al motore. L'acqua generosa, l'aria fresca di bucato. Le ruote che girano, e girano le pagine. Andiamo, andiamo, il piatto piange, io punto, io vedo. Io getto semi nel vento, io vivo. La sera, la tazza, le tue braccia. Quando dormiamo siamo tutti bambini. Il mattino suona sempre due volte, andiamo andiamo, aspetta: un bacio. E così via.
lunedì 25 aprile 2016
Dieci
Uno per contare fino a dieci e poi partire, imparare a camminare
senza pensare.
Due per imparare qualcuno dei mille nomi del dolore, sfidarlo a
braccio di ferro, vincere perdere e riprovare.
Tre per saltare sul gommone, il giorno che avevi segnato sul
calendario tanto tempo fa, e andare a vedere gli squali: trovare un sistema,
nonostante.
Quattro per togliere le bende e imparare a mostrare: il vestito da
sposa più corto del west.
Cinque per buttare la racchetta da tennis e far spazio negli
armadi, imparare che per girare certe pagine ci vuole la forza che ci vuole: seppure
sciocco, questo è.
Sei per imparare la costanza senza l’epica, l’avanzare
zoppicante quotidiano del criceto sulla ruota e noi con lui, avanti ancora.
Sette per mettere la stampella rossa nel portaombrelli, imparare
che qualche volta piove ed è normale.
Otto per ritrovare la strada delle Odle e la sete di sudore,
imparare che la fatica e le vesciche possono avere sempre lo stesso meraviglioso sapore di
vetta.
Nove per sedersi nella stanza dei bottoni e far l’occhiolino al
dolore, imparare ad addomesticarsi un po’ l’un l’altro: ruvidi, nervosi eppure
compagni.
Dieci per soffiare sulla rabbia e vederla, finalmente, volare.
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