mercoledì 2 ottobre 2019

Sulla soglia


Non c’è niente di più terribile e fecondo del dolore dei bambini.

Quello che ti attraversa e ti fa tornare polvere, che ti fa diventare cielo. Quello che ti spalanca le braccia e ti tiene fermi i piedi.

Martello e campane, e l’inutile perché che ti scalcia in gola. Riccioli che si mescolano, ieri oggi e domani, il buon sangue che non mente mai. Le preghiere e l’amore, quello che è l’unica cosa che conta e non dobbiamo dimenticarlo, noi.

Vorrei raccogliere tutte quelle risate e quel coraggio che certe persone ci hanno lasciato e farne un abbraccio azzurro e infinito.

Vorrei prendere certi zaini e lasciare certe spalle libere di sussultare del dolore fecondo dei bambini, quello che ti trasforma e ti consola.

Quello che mi porta, ora, sulla soglia di questo immenso silenzio e forse, ora, forse, ce la faccio ad ascoltarlo.

domenica 15 settembre 2019

Io me lo immagino così

Io me lo immagino così. Con il papà che ti viene a prendere alla fermata e la nonna che ti ha preparato la tua torta preferita. E le zie certo, con quelle belle chiacchiere e quel ricordo di capriole.
E anche un po' come tuffarsi in questo meraviglioso tramonto dalla cima della montagna più bella, quella col sapore della fatica e dell'aria pura.  E diventare una musica bellissima, proprio quella che ti ha sempre fatto ballare.

Io me lo immagino così e te lo voglio lasciare appoggiato qui, questo sogno, qui dove ti ho sempre lasciato quelle parole che a voce non avrei saputo dire mai.
E tu stavolta le hai già lette, e starai ridendo, di quella risata bella che non faremo finire mai.



mercoledì 11 settembre 2019

Insieme

Arriviamo uno alla volta e ci sediamo in ordine sparso. Diversi nei panni e nel terreno che portiamo sotto alle scarpe. 
Chi un filo d'erba del parco giochi, chi una briciola dalla cucina. 
Chi ha le scarpe impolverate di una lunga strada e chi ha la suola liscia come il parquet dell'ufficio. Chi è passato da casa a darsi una pettinata e a dare un bacio, chi ha nella borsa i creacker dalla mattina. Chi arriva dopo ma arriva. Chi non arriva ma c'è. 

Sotto le sacre volte antiche o nell'abbraccio bianco di una cappella di periferia, arriviamo.
Come le dita delle mani che si intrecciano in una preghiera, senza quasi accorgersene. 
Riuniti in cerchio, come un tempo fra le montagne. Intorno al fuoco.
Insieme.  

giovedì 22 agosto 2019

Accorgersi

Dell'erba che scorre al di là del finestrino, delle mani che stringono il volante, dell'aver sete.
Del punto in cui il mio respiro nasce, del punto in cui il mio passo si appoggia terra.

Voglio accorgermene.

Di chi ha finito il lavoro in tempo e senza errori. Dei fili del burattini. Della fatica e della solitudine. Del coraggio. Delle conquiste.
Delle briciole sul davanzale. Del richiamo azzurro delle campane.

Voglio accorgermi di accorgermene.

giovedì 8 agosto 2019

Eccomi

Sono venute a bussare alla porta, le parole. Quando ho aperto le ho trovate lì, impolverate e roche. Strette sul pianerottolo, lungo le scale. Forse qualcuno aveva dato loro un colpetto sul sedere: andate, forza, andate a bussare.
E loro sono arrivate, arruffate e in disordine, un po' scontrose, come chi non è più tanto abituato a far conversazione, eppure ruvido ti dice son qua.
E ora pian piano si accomodano, chi un po' in punta sul divano, chi con le gambe larghe e le scarpe grosse, e mentre inizio a sbattacchiar sportelli per cercar biscotti e bicchieri, loro mi dicono stai ferma un po', stai qua.
Eccomi.

sabato 23 febbraio 2019

Ho bisogno che la penna mi riacchiappi

Ho bisogno che la penna mi riacchiappi. Come la una mano adulta che afferra il filo di un palloncino bambino. Come il rumore dell'otturatore della mia vecchia Minolta acchiappava la luce cangiante dei miei tramonti del cuore.
Ho bisogno di tuffarmi nelle parole e non respirare. Sentire sotto la pancia il fondo sabbioso, le orme dei granchi, le ali delle sogliole, le conchiglie levigate.
Ho bisogno di tenere la penna nelle mani e tendere le orecchie, fare silenzio, restare, assorta, per sentirle arrivare. Le parole.

sabato 22 dicembre 2018

Un brindisi

Un brindisi a chi arriva, con la pelle fresca fresca e gli occhi ancora stropicciati dal volo della cicogna.
Un brindisi a chi combatte, alla forza delle cicatrici e a quella dell'essere accanto.
Un brindisi alla risata di una barzelletta incespicata, al calore del riconoscere in quella risata un'impronta digitale, del riconoscersi fratelli, intorno a un tavolo imbandito dalla fantasia balzana della vita*.
Un brindisi a chi fratello lo è da poche ore, all'emozione con cui tiene fra le braccia questo solenne diventare
Un brindisi a tutti questi giorni che brillano sui nostri alberi di Natale, alle fatiche e all'amore, alla famiglia che siamo.
E un brindisi a chi è andato eppure resta, prodigo di angeli e di coraggio.

(* questa l'ho rubata, se l'autrice dovesse passare di qui sappia che pagherò i diritti...) 

mercoledì 12 dicembre 2018

Cara Santa Lucia

Cara Santa Lucia, come è difficile scriverti quest'anno e come sento che fa bene sfiorare la tastiera e lasciar correre il pensiero al cielo.

Sì Asino bello, anche tu corri, lassù, in questa notte lunga lunga, e quaggiù  fra tutti questi bimbi buoni (e meno buoni, e meno bimbi).

Fa bene pensare alle parole da scriverti pian piano, come i riccioli di glassa dolce che proviamo a ricamare su queste stelle di pasta frolla. Rubando i puntini dalle i e le gocce di cioccolato. Le mie mani ruvide e un paio di piccole solerti mani ballerine.

No Santa Lucia cara, buona non sono stata neanche quest'anno. No Asino, paziente neppure. Eppure non demordo. E voi neppure. Perciò vi aspetto, anche stanotte, coi miei biscotti pasticciati, con la bocca dolce di grazie e di stelle, con le scarpette lucidate, con i piedi pronti. Con la finestra illuminata.

venerdì 16 novembre 2018

Benedetti i giorni che partono col piede sbagliato

Certi giorni partono col piede sbagliato, con gli occhi gonfi, con il mal di pancia. Nascono con l'eredità di qualche fatica da cui il cuscino non ci ha sollevato e ce la ritroviamo lì a rendere un po' insipido e un po' inutile quel caffè doppio con cui cerchiamo di ripartire. 
In questi giorni mi affaccio al mondo sentendomi sottile sottile, pronta sbriciolarmi come una foglia secca. Mi sento i piedi incerti e la strada un po' inutile. Fangosa e sterile. 
Poi capita qualcosa che mi fa sentire una zia orgogliosa e una sorella partecipe. Dopo un po' qualcosa che mi fa sentire una moglie amata e poi qualcosa che mi fa sentire una collega apprezzata. 
Piccole cose. Cose cui forse se fossi partita col piede giusto avrei dedicato solo un rapido luminoso sorriso e poi presto sarebbero state assorbite dal mio passo svelto. Come un buon panino in piedi al bar. 
E invece oggi - sottile e pronta a sbriciolarmi come sono - mi continuano a crepitare e scintillare da qualche parte nella testa e nel cuore. Torno a sorseggiarle come una tazza fonda di tè buono.
E allora penso benedetti i giorni che partono col piede sbagliato e benedette le strade fangose, se diventano arcate in cui certe meravigliose piccole cose non smettono mai di risuonare. 

martedì 11 settembre 2018

Dieci Settembre

Chissà quante e quali altre straordinarie complessità, in forme forse addirittura impossibili da immaginare per noi, esistono negli spazi del cosmo... C'è così tanto spazio lassù, è puerile pensare che in quest'angolo periferico di una galassia delle più banali ci sia qualcosa di speciale. La vita sulla Terra non è che un assaggio di cosa può succedere nell'universo. La nostra anima non ne è che un altro.
(...)
Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica

lunedì 23 luglio 2018

Soltanto bella

Lo sapevi che sarei stata sincera, che con le parole tutto sommato me la cavo ma i miei occhi sono bastardi traditori.
Come una gazzella all'erta, sei arrivata prima con gli occhi che con tutto il resto.  Forse per essere sicura di scorgere le tracce dello sgomento, qualora fosse passato di lì.
Ma di sgomento non c'era l'ombra: c'era un sapore buono di cannoncini e caffè. Il gusto di tutti quei passi alla volta.

La tua testa nuda è soltanto bella. E guardarla è un privilegio.

giovedì 5 luglio 2018

Richiamate da quel sorriso nonostante

Tornano, le parole. Si erano viste nello specchio, consunte, opache, inutili. Libellule stagnanti. Affaticate  dalla pochezza del loro volo. Eppure tornano, richiamate da un angolo di azzurro, da quel sorriso nonostante. Tornano a sussurrare un abbraccio, a racchiudere un grazie in un aeroplanino per lanciarlo forte, oltre questo prezioso qui e adesso, per quelli che saremo, per quando lo afferreremo domani, sorridendo ancora e ancora.