lunedì 31 luglio 2023

Lasciarsi prendere per mano

Lasciarsi prendere per mano. Lasciare la borsa sulla sedia, il tovagliolo buttato accanto al piatto. Vieni zia, andiamo a vedere se i cavalli dormono.

Infilare il vialetto, quello senza le luci. Lei a sinistra, saltellante. Lui a destra, cicerone.

Facciamo la scorciatoia. Di là c'è la piscina. La vedi, zia? Passiamo di qua.

Lasciarsi portare nel buio vellutato delle sere di luglio. Lasciare entrare fili d'erba nei sandali. E un'ombra di avventura.

Qui non si passa. Di qua, chinati, passiamo fra gli alberi. Ecco le vedi? Sono le stalle. Ti racconto una barzelletta. Ridi piano che i cavalli dormono.

Sentir correre l'aria fresca, qui dove abbiamo seminato le conversazioni e i camerieri. Qui dove sorge grande la luna. 

Zia lo vedi? È un aeroplano. Attenta al gradino. Lasciarsi prendere per mano. Lasciarsi avere ancora 8 anni.


venerdì 30 giugno 2023

...e poi piove

 ... e poi piove, della pioggia d'estate, e tu soltanto respiri.

Respiri.

Abbracci. E ti lecchi le dita dalla crema di burro. 

E batti le mani con tutte le forze, ma il cuore batte più forte. E hai una lacrima di crema di burro, sul ciglio di questa voce che sale e volteggia e tu legata dentro, come nella navicella dell'ottovolante. 

E piove, piove una pioggia leggera, e la terra beve, e tu, tu soltanto respiri.


domenica 28 maggio 2023

Con un grazie

Con un grazie, a chi mi ha insegnato a seminare. Ad innaffiare e ad aspettare. A fidarmi della pioggia e del sole. A correre ogni mattina a guardare, come una bimba la mattina di Natale, e con lo stesso eccitato stupore, gioire della scoperta di un microscopico filino verde.

Con un grazie a chi mi ha seminato. Perché arriva poi la pioggia e arriva il sole, ma davvero per sempre il seme porta in sè la memoria delle mani che lo hanno messo a dimora,  degli sguardi che lo hanno aspettato e innaffiato, della luminosa felicità che lo ha accolto. Come un miracolo.

domenica 30 aprile 2023

Carpe Diem

Lo diciamo continuamente,lo scriviamo. Con leggerezza. #carpediem. Cogli l'attimo. 
E nove su dieci intendiamo, semplicemente: goditi la vita.  Dai fallo, che chissá quando ti ricapita. Serviti a piene a mani. Cose così. Uno strizzare l'occhio alla cicala che è in noi e darle il permesso di tenere un po' il volante. 
E va poi bene, intendiamoci.
Ma oggi, scrivendolo (sì l'ho proprio scritto, così, con l'hashtag, sotto le foto) mi sono soffermata a pensare. 
Cogli l'attimo vuol dire Accorgiti. Raccoglilo. Sentilo battere. Assapora.
Carpe Diem vuol dire aver sempre pronta la lente per la macro.  Perché come diceva quel tale "non c'è niente di più grande delle piccole cose".

venerdì 31 marzo 2023

Sbagliando s'impara?

 Diciamolo, la maggior parte delle volte "ma cosa ho sbagliato?" è una domanda retorica. 

Un'esclamazione di disappunto rivolta ai santi numi e all'avverso destino. Cinque minuti di sacrosanto mugugno con la loro sacrosanta funzione purgante e lenitiva e nulla più.

Qualche volta, invece, la domanda ce la facciamo davvero. Qualche volta siamo capaci di chiudere fuori  l'autostima ferita col suo fastidioso latrare e ci lasciamo incuriosire.

Allora, attenti, ripercorriamo i nostri passi. Contiamo un'altra volta le viti e i bulloni. Cerchiamo la trappola, scrutiamo il terreno. Lucidi, curiosi. Una battuta di caccia, un enigma. Smontiamo e rimontiamo. Riavvolgiamo il nastro e riascoltiamo i pensieri. Di cosa avrei dovuto accorgermi? 

E quando lo scoviamo, l'errore, eccola, quella sensazione bella di trionfo sudato. 

E lui è lì che ci guarda, nidito, a fuoco.  Orecchie dritte. Ci facciamo l'occhiolino. Quasi ci piace. Sì, ci piace perché abbiamo imparato. 

lunedì 27 febbraio 2023

Ho un tesoro di centrini antichi

Ho un tesoro di centrini antichi e un ricordo di instacabili mani nodose che mi sembravano danzare. 

I mezzi guanti a scaldare l'artrite, l'uncinetto avanti e indietro, dentro e fuori, senza guardare, novant'anni di maestria in una trina bianca e in un bianco perfetto cucù.

Quante ore di lavoro, quanta strada quelle mani. Le coperte colorate, le calze rammendate, i pizzi del corredo, le presine, gli scialli e tutti quei bianchi centrini... Quanti gomitoli, quante labbra serrate, quanti sogni, quante preghiere. Quanta afa tersa sulla fronte e quanti inverni imbacuccati.

Mi aveva insegnato lei il punto catenella. Le mie goffe mani bambine e le ginocchia sbucciate. Il profumo del pomodoro estivo dalla porta finestra, la poltrona gialla nel prato. 

Facevo catenelle lunghissime. Troppo lente o troppo tirate. L'uncinetto che scivolava, gli occhi concentrati, la lingua fra i denti.

Col mio tesoro di centrini spiegato sul tavolo, mi sembra adesso di non avere mai smesso. Un'unica lunghissima catella. I primi occhielli perfetti, fatti da lei ("ecco così, vedi?"), gli altri tutti sghembi. Lungo tutti questi anni.  Da questi bei centrini candidi alle mie mani screpolate. Un'unica, bellissima, ininterrotta, imperfetta catenella. 

martedì 24 gennaio 2023

E scoprirlo proprio oggi...

Ha fatto delle foglie grandissime, il mio elleboro. Foglie che non ti aspetteresti, da quel piccolo fusto, in quel piccolo vaso da balcone di città.  Qualcuna ha i bordi un po' secchi, ma cresce, di un verde scuro e tenace, un verde che ha attraversato l'estate e ne va fiero. 

Oggi mi sono accorta che al riparo di quelle grandi foglie sono cresciuti i germogli nuovi, fitti fitti. Zitti zitti. Al sicuro. Protetti dal sole di questo inverno troppo mite. 

Sono pieni di boccioli. Fioriranno, all'ombra delle grandi foglie avite.


E scoprirlo proprio oggi, poi... come potevo non pensare alle famiglie, quelle belle?

lunedì 12 dicembre 2022

Cara Santa Lucia

 Cara Santa Lucia, Asino caro,

va là che mi ci vuole dell'olio di gomito quest'anno per lucidare le scarpette! Volete sapere cosa mi è venuto in mente? Come se non bastasse il fango di quest'anno pestagnoso.. 

Come dici Asino? Uh come sei precisino! Pestagnoso non esiste sul vocabolario, in effetti. Eppure non ti pare che renda ben l'idea? Dai che lo so che fai tanto il professore (ah ah, bella questa eh?!) eppure questa parola sbagliata suona bene anche alle tue orecchie morbidotte...

Ops, morbidotte non ti è piaciuto mica tanto eh? 

Va beh dai, dicevamo... come se non bastasse il fango di quest'anno pestagnoso, sono pure andata a bastonar palline in un prato infradiciato, cercando di far centro, dai e dai, in quella benedetta buca e di disperdere quel nugolo di avvoltoi che certe volte mi volano in cerchio sulla testa sussurrando "...  mi sa che sbagli..."

Ah si hai ragione Santa Lucia bella:  basta la tua risata e uno scodinzolio dell'Asinello saggio che gli avvoltoi prendono il volo verso i mari del sud, ma io,  smemorata come sono, ho sempre bisogno che me lo ricordiate.

Ed è anche per questo, che stasera, intanto che sfrego fango e spazzolo di buona lena, io mi rigiro, dolce, in bocca il mio grazie.

Grazie perché sapete sempre, e dico sempre, accendere le stelle e mettere in fuga gli avvoltoi.

Uh, a proposito di accedere e di dolce: vado a regolare il forno che non sia mai che faccia ritardo pure coi biscotti!

Perché anche quest'anno, che di buche ne ho centrate proprio poche  - eh sì Asino, pazienza le buche, avessi centrato almeno qualche buon proposito! - ma dicevamo, anche quest'anno io vi aspetto, vi aspetto e guardo il cielo, e riempio il cuore dei miei propositi antichi e ancora tutti da conquistare. Li impasto e li rimpasto con nuovo zucchero e nuova lena. 

Sarò più buona. Vi aspetto. Copritevi bene!

martedì 29 novembre 2022

I posti del cuore

I posti del cuore: siamo (o sono) abituata a pensare che questa espressione intenda descrivere la sensazione che si ha quando da certi posti si parte … e un pezzo del cuore resta lì.

Oggi, invece, ho capito che l’espressione sta a significare che in certi posti c’è sempre posto per il tuo cuore e che in certi posti il tuo cuore si sentirà sempre al proprio posto.

Basta ispirare fondo. Sbattere le ciglia. E sei lì.

Uno dei miei posti del cuore, per esempio, è una chiesetta minuscola all’inizio di una lunga valle. Una chiesa bianca, con il campanile a punta e gli affreschi antichi, che mi ha visto bambina entrare correndo mentre qualcuno mi diceva “sst, piano, fai il segno della croce…” e fuori le mucche scuotevano dolci i loro campanacci.

L’ho vista fra i prati verdi e fra i fiori, e coperta della coltre bianchissima della neve. Mi sono slacciata le ciaspole con le dita ghiacciate e sono entrata in un gran sbatacchiare di racchette, coi guanti che cadevano e il naso che colava, per lasciare la mia monetina e il mio grazie, e sono entrata sudata e con le gambe affaticate, senza fiato e senza monetine, per dire soltanto “aiutami”.

Sono entrata in certe mattine frizzanti, prima di incamminarmi lungo il sentiero, carica di avventure e con la voglia di salite. Nello zaino il panino buono e la cartina dei sentieri stropicciata. Lo gnomo, fuori,  a guardia dell’acqua di fonte, impassibile. Lo gnomo che non c’è più ma ci sarà sempre. Le cime che chiamo per nome, tutte intorno, a ricordarmi di alzare gli occhi, di respirare il cielo.

Ecco: da quel posto del cuore – o per meglio dire, dai suoi dintorni – oggi mi è arrivato un pacco. Ho aperto, annusato, stretto in mano un pugno di riccioli di cirmolo, ed ecco, il cuore è andato a posto, accomodato nella sua chiesetta minuscola fra monti e mucche, fiori e neve.

(25/11/2022)

martedì 25 ottobre 2022

Come la pipì

Perché dai, diciamolo, la rabbia è un po’ come la pipì.

Non parlo della rabbia grande, che esplode di botto, rossa e fragorosa, in risposta a certi schiaffi clamorosi.

Parlo di quella che ci rosicchia i polpacci, per certe cose che accadono e non puoi farci niente e allora inforchi gli occhiali del lato positivo e del sarebbe stato peggio se…

Di quella che buttiamo giù con un bicchiere di santa pazienza e una pastiglia di Alka Selzer, perché in fondo dai al suo posto non è facile e magari può capitare.

Ecco quella rabbia lì, arriva poi un giorno che te ne scappa un pochino. 

E allora è come la pipì, che non è che ne puoi fare goccio. Viene fuori tutta quanta, anche quella che pensavi di aver sudato via con quella pedalata sotto il sole, e invece guarda un po’ dove era finita.

Non puoi fermarti. L’unica cosa da fare è cercare di far sì che non accada troppo d’improvviso. Almeno il tempo di infilarti in un bar e chiedere un caffè. 

E poi certo, sì, sarebbe d’uopo tirare lo sciacquone

lunedì 19 settembre 2022

Fan della Regina

C’è stato una specie di tam tam di messaggi, alla notizia della morte della Regina. Si sono accesi nomi della mia rubrica piuttosto disparati. Puntini sparsi nella cartina geografica dei miei affetti, mi sono detta.

Poi ho fatto un passo indietro e li ho guardati, e mi è sembrato invece di intravedere una linea. Una specie di minimo comun denominatore, sotto le macroscopiche differenze.

Allora ci ho pensato. Cos’è che ci accomuna, noi Fan della Regina?

La prima cosa che mi è venuta in mente è che siamo tutte persone a cui lei direbbe “Cocca, bisogna che tu vada dal parrucchiere.” Lontane anni luce dagli ideali British di eleganza e compostezza, siamo probabilmente grate dal più profondo del cuore che altri li custodiscano per noi, al sicuro in certe impeccabili piccole borsette.

E poi le radici. Siamo tutte persone che hanno avuto la meravigliosa fortuna di sapere molto bene cosa vogliono dire le parole "casa" e "famiglia". Che hanno avuto la meravigliosa possibilità di frugare fra i vestiti della nonna. Che sanno che nel loro sangue scorre un testimone da passare e ne sono onorate.

E collegato a questo, le fiabe. Siamo persone che hanno lucidamente scelto di credere alle fiabe. Costi quel che costi.

Poi sì, ammettiamolo. Abbiamo in comune un certo snobismo sotto traccia. Se pensiamo al bagno di folla, noi ci sentiamo quelle sul balcone. Forse è quella cosa che capita a chi si è sempre sentito un po’ diverso e ha finito per considerarlo un valore.  Una goccia di blu nelle vene, che non si vede ma tu lo sai.  

Un’altra cosa mi pare che ci accomuni. E’ una specie di intensità. In modo molto diverso, siamo persone che vogliono andare fino in fondo. Che sentono la profondità di un’investitura, piccola o grande che sia.  Che hanno un brivido se pensano a quella corona, portata magistralmente a testa alta per 70 anni. Ogni giorno.

Ecco, in questa riflessione mi sono probabilmente vista in uno specchio molto indulgente, e probabilmente anche il ritratto che mi faccio di questa Elisabetta è sapientemente filtrato. Tuttavia mi dico: ma se questa idea di Regina ci serve a voler essere migliori e a credere che ci potremmo anche riuscire, non ha già fatto un buon lavoro?

E allora forse non sarà così sciocco se oggi, mentre risuoneranno i 96 colpi di cannone, noi Fan della Regina ci strizzeremo l’occhio e sarà un occhio lucido…

martedì 2 agosto 2022

Che orecchie grandi che hai

 - Che orecchie grandi che hai!- 

- Puoi ben dirlo, Lupo... eppure mi pare che non bastino.  Ho imparato a tirarle al massimo, dritte stenche come quando tiri fortissimo la punta dei piedi e senti tutti i muscoli della gamba che bruciano. Capisci? Io vorrei che quell'orecchia che tengo sempre più premuta sul telefono si infilasse nei buchini ...- 

- Buchini?? Ma quali buchini? Sei fuori?! -

- Ma dai Lupo è un modo dire! Quando ero ragazza c'era il telefono con la cornetta e dove si appoggiava l'orecchio c'erano i buchini da cui usciva la voce...

(fra sè) - Apperò, anzianotta la Bella Bambina... vuoi vedere che è già un po' stoppacciosa?! - 

(continuando, trasognata) - ..comunque, vorrei che la mia orecchia si infilasse nel telefono per arrivare a dare una sbirciata, o che mi arrivasse in dono il Superudito di Super Pippo...

(fra sè) - Super Pippo?!  sì sì è proprio anziana, sarà meglio lasciarla un po' a frollire...- 

- Ma cosa borbotti, Lupo??- 

- Ma no niente, è che la stai tirando per le lunghe e io ehm, slurp ... -

- Va beh senti, il punto è che con questo Covid ormai è tanto che le frittelle le lasciamo tutti sul pianerottolo e poi via, ci sentiamo al telefono, che ci sono cresciute le orecchie a forza di sforzarci di sentire nella voce l'accenno di un sorriso o una piega affaticata. O quella vocale acuta che ti fa dire "Tutto bene? Sicuro?" o per accorgersi di  quei due puntini di sospensione che sono come un passo trascinato, oppure... 

- Va bene va bene ho capito. Dai metti giù che ho un'altra chiamata, sarà quel GIOVANE porcellino cicciotto ..yum .. - 

- Sì ma scusa Lupo, a proposito, tu come l'hai capito che mi sono venute le orecchie grandi?- 

- ... cara la mia bambina bella, sapessi da quant'è che ce le ho grandi io...-