Quella malinconia un po' rabbiosa di sentire le rotaie divergenti, di ricordarci come eravamo, tutti quanti alla stazione, con gli zaini e l'impazienza allegra dell'inizio di una gita. Quel rimorso, forse, di non aver fatto caso alle curve che iniziavano dolci e innocue, una piccola distanza che ci sballottava e ci faceva ritrovare, dopo un tornante ardito o una lunga scura galleria, scivolati più vicini. Il peccato di non esserci mandati le cartoline, pensando che fosse la stessa gita, tutti quanti insieme, e invece forse sarebbe stato bello trovare la gita degli altri nella cassetta della posta. Quella malinconia un po' rabbiosa di sentire la penna pesante, le parole stentate come una conversazione in sala d'attesa, goffa di cappotti e stupidi ingombranti trolley da adulti in viaggio.
martedì 19 aprile 2016
venerdì 1 aprile 2016
Forse
Profumava di aprile l'aria, e il cielo aveva quella profondità segreta di lenzuola mosse, quel blu scuro e luminoso dei crepuscoli lunghi della primavera.
C'era la pasta della pizza che lievitava lenta. Sarebbe stata pronta per la cena dell'indomani e questo le dava un senso come di quiete, di cova.
Aveva la testa stanca come braccia che hanno lavorato. Una stanchezza muscolare che le faceva sentire la coscienza stranamente a posto e il sonno giustamente meritato.
Le era venuta una gran voglia - pensava mentre chiudeva le finestre - di svegliarsi al mattino con quella curiosità del nuovo giorno, come certe mattina d'estate quando era bambina. Quando con la fessura di luce dalla porta entrava la voce argentina della nonna, con quel suo suono di avventura, e diceva 'alzati presto che c'è un bel sole'.
Forse è questa la primavera, questa voglia che ogni anno prova a germogliare - aveva pensato - e mentre faceva quel pensiero si era improvvisamente ricordata dei tageti che aveva seminato. Si sarebbe ricordata di annaffiarli, domattina, i tageti e quella voglia?
lunedì 14 marzo 2016
Sentirlo arrivare
Come è bello sentirlo arrivare. Ascoltare il respiro farsi fondo, le viscere accomodarsi, illanguidire, i pensieri sfilacciarsi e impallidire. Il posarsi d'ali delle ciglia sulla mente che si acquieta. Abbandonarsi. Al sonno.
lunedì 7 marzo 2016
Vincere la paura
Vincere la paura, si dice. E se invece la perdessimo, qualche volta?
Come un palloncino che teniamo ben stretto. Lo sguardo
schiavo che si alza a controllare. La mano sudata e i gesti impacciati.
Finchè presi dal fare, dall'accarezzare, dal gesticolare, presi dal vivere
in fondo, non allentiamo distratti il pugno e lo perdiamo. Ed è allora che ci accorgiamo di quanto stretti ci aveva legati.
domenica 28 febbraio 2016
..che zitto finalmente
L'intimità della pioggia che batte sul tetto e un abbraccio che zitto finalmente contiene tutto.
Abbiamo tutti un catino per l'acqua piovana, anche se non lo sappiamo. Non ritornerà al cielo senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata.
lunedì 15 febbraio 2016
Una palla ben tirata
Amava senz’altro la matematica e ne era ottimo esempio di
rigore. Non amava gli studenti né insegnare, o quantomeno era abilissima nel nascondere
questo amore sotto le falde del suo grembiule nero e sotto l’ala nera del
terrore che si adoperava con costanza quotidiana a seminare fra i banchi e
lungo i corridoi del liceo.
Il suo ricordo mi evoca, invariabilmente, lo stridio del
gesso sulla lavagna.
Quel giorno però aveva nevicato e i rumori attutiti dalla
strada, con la loro promessa di palle di neve appena oltre il suono della
campanella, si erano frapposti come un soffice cuscino fra i suoi giudizi
sprezzanti e la nostra fragile autostima.
E finalmente, dopo l’ennesimo ‘nella vita non combinerai mai niente di
buono’ e ‘farti studiare sono tutti soldi sprecati’, la campanella era suonata.
Il tempo di scendere le scale seguiti dalla minaccia di un
compito a sorpresa e la battaglia già infuriava, fra palle lanciate in ogni
direzione e sgambetti e cappucci pieni di neve rovesciati sulle frange e sugli
occhiali.
Sul più bello il grembiule nero si era affacciato alla porta,
strepitante: siete dei delinquenti, andate a casaaa… e sull’ultima sillaba la
palla tesa, lanciata con mano sicura e braccio potente da dietro la barricata
delle auto parcheggiate, aveva compiuto la sua parabola perfetta colpendo il
centro del grembiule nero e mandando la prof. a gambe all’aria.
Quindi ieri, quando sul giornale ho letto che l’autore di quel
tiro magistrale – cui era stato appassionatamente e ripetutamente sconsigliato
di proseguire nello studio delle materie scientifiche o meglio nello studio di alcunchè - è oggi uno degli autori della scoperta
scientifica che la stampa di tutto il mondo definisce ‘da Nobel’ è stato come
se ci fossimo alzati tutti e 27 dai banchi di quell’aula e avessimo finalmente,
fragorosamente, gioiosamente mandato a quel paese il nostro terrore di non
essere all’altezza paludato nel grembiule nero.
P.S. per inciso e per dovere di cronaca: resta il fatto che la sua valutazione riguardo la mia inettitudine verso i numeri, per quanto
sconvenientemente espressa, fosse comunque assolutamente corretta!
sabato 6 febbraio 2016
Affinità elettive (Sottotitolo: da Prishilla ci sono i biscotti)
- È una storia lunga - rispose lei con un filo di voce e
abbassando nuovamente gli occhi - molto lunga.
- Bè, non ha nessuna importanza. Le storie che vale la pena di
raccontare sono sempre lunghe. Ma vorrei sapere se tu hai voglia di raccontarla
oppure no. È questa l'unica cosa importante.-
La bambina la guardò estasiata. E le repentine scintille
d'entusiasmo che Miss Lunatic scopri in fondo ai suoi occhi lacrimosi le fecero
pensare al sole quando sta per squarciare le nubi di un temporale.
- Se ne ho voglia? Oh sì, tantissima! Ma a chi la posso
raccontare? -
- A me per esempio -
- Davvero? -
- Certo. perché ti sembra tanto strano? (..) Ma non stare qui ferma, vieni, che tira un ventaccio
gelato. Adesso andiamo a sederci in quel caffè e mi racconti tutto quello che
vuoi. -
- Tutto quello che voglio? È troppo. E lei avrà fretta. Avrà
altre cose da fare. -
- Fretta io? No. E se anche ne avessi...Non ho mai trovato
niente di più importante dell'ascoltare storie.
sabato 23 gennaio 2016
A volte
Talvolta è una forzatura, riempire l'attesa. Ingannare il tempo a volte è un'arte, un prezioso gioco di prestigio. Altre volte è una dispendiosa quanto inutile pinneggiata contro corrente. Un rimpinzarci di cibo superfluo che neppure gustiamo.
Cosa hai fatto oggi? Ti ho aspettato. A volte dovremmo dircela, questa verità.
mercoledì 13 gennaio 2016
Sotto gli archi colmi d'organo
Ho rovistato, fino a sentirmi l'ugola e la testa bruciare come graffiate da artigli affannosi. Non le ho trovate, le parole. Solo carta straccia ed echi. Finchè mi sono quetata, sotto gli archi colmi d'organo della cripta, nel rimbalzare delle formule sempre uguali, nel riverbero di un fuoco e di un camino. E mi sono ricordata che non puoi sciogliere un nodo tirando. Meno che mai se ce l'hai in gola.
mercoledì 30 dicembre 2015
Allora vieni, dai...
- Buongiorno Bella Bambina!
- Babbo Natale?? Qui nel bosco solo soletto?
- Oh oh oh
- Mmmm 'spetta però... ha due occhi graaandi... due orecchie graaandi... una bocca gr.... Lupo!!!
- Uff e sì che questa volta mi ero impegnato. Ma tu piuttosto, cosa ci fai con quel pentolone sotto al braccio? Il cestino non bastava più?! Quante frittelle ha fatto tua mamma quest'anno?
- Ma che frittelle, Lupino! Se tu non passassi tutto questo tempo a travestirti (un giorno, lo sai, dovremo pur affrontare anche questo argomento) lo sapresti: qui dentro c'è il Natale!
- Bella Bambina.... non è che ti sei fermata a mangiare qualche funghetto strano lungo la strada eh?!
- Ma no! Questo - toc toc, senti che bel suono che fa? - questo è il pentolone della nonna.
- Gnam... Davvero la nonna è... è.. lì dentro??!
- Ma cosa dici!!! Asciuga l'acquolina e togliti quel berretto rosso da quelle due sventole di orecchie che stavolta devi ascoltar bene.
- Spara!
- C'è il cacciatore?!
- Ma no, dico spara il tuo racconto. Avanti ascolto.
- Va bene. Vedi Lupo, dentro questo pentolone ci sono le tradizioni. Che non sono niente di strano, sono magari certi torroni speciali, certi cartelloni con le poesie e le stelle dorate, certe letterine scritte con la polvere magica, certo profumi che escono dal forno, certe salsine, certe ricette di famiglia, con le aggiunte a margine a matita, certi palloncini che sembrano normali ma non lo sono, e tante tante altre cose essenziali e bellissime... Hai capito Lupo? Qua dentro ci sta il filo che va dritto alla corrente che accende certe lucine tutte intorno alle nostre finestre e ai nostri affanni. Hai capito Lupo?
- Senti Bella Bambina, io non lo so se ho capito ma se ti aiuto a portarlo, questo pentolone, poi mi fai mangiare i cappelletti della tua nonna?
- Sarai buono?
- Non credo...
- Allora vieni, dai.
domenica 13 dicembre 2015
Cara Santa Lucia
Cara Santa Lucia,
bando alle ciace. Inutile che ci giriamo intorno. Quest'anno non sono stata punto buona. Sono stata impaziente, pigra, golosa, e pure parecchio egoista. Non posso neppure dare la colpa alle scarpe: ne ho per tutte le stagioni - ... ehm... a proposito sono stata pure un po' vanitosetta, a dirla proprio tutta - e ho perfino un paio di scarponi nuovi che non temono le intemperie nè i sentieri dissestati.
Sì Asino, fai bene a far su e giù con la tua testa ruffa, ad assentire perfino con la coda. Quest'anno non ho proprio scuse.
Eppure tu sei venuta lo stesso, con la tua luce dorata piena di tepore, e tu pure Asino, nonostante la nebbia e il freddo, con i sacchi sulla groppa e gli occhi più dolci dei miei biscotti.
E' proprio vero che Santa Lucia arriva quando ne abbiamo più bisogno - e quanto bisogno ne abbiamo, in certe notti lunghe - e che non c'è niente che faccia venir voglia di essere più buoni come il sentirsi amati.
lunedì 7 dicembre 2015
Come lupo
Conosco un bambino che ha una scatola per la rabbia. Tonda e blu. Così che la rabbia può acciambellarsi e star quieta, assopirsi un po'.
Non c'è bisogno di mandarla giù, di digerirla insieme al polpettone. Non c'è bisogno di relegarla in Siberia, ai lavori forzati coi reietti. Possiamo tenerla nel comodino, che qualche volta, a piccole dosi, è preziosa. Ha quel lampo, qualche volta, che dà alle nostre parole addomesticate la forza di mordere le chiappe, di lasciare il segno. Quel lampo che ci fa vedere, qualche volta, oltre le tende pudiche della buona creanza.
Un scatola tonda e blu, dunque, col coperchio bello stretto: che la rabbia non venga covata, nè nutrita come serpe in seno; che non venga soffocata col cuscino, nè bandita come strega o demonio. Che sia piuttosto conosciuta e rispettata, come lupo dalle orecchie acute e dai muscoli possenti, come lupo che riconosce il suono della mia voce, che al suono della mia voce si acquieta, nella sua tonda scatola blu.
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