"Uno dei medici che gareggiano davanti al sultano - quello che viene spesso disegnato con il vestito rosa - aveva preparato una medicina verde con un veleno tanto forte da uccidere un elefante e la diede all'altro medico, quello con il caftano blu. Lui inghiottì con appetito prima la medicina col veleno e subito dopo una medicina blu con l'antidoto che aveva preparato e non gli accadde nulla, come si capì dal suo sorriso dolce.
Muovendosi lentamente e gustandosi il suo turno, colse una rosa rosa dal giardino e avvicinandola alle labbra vi bisbigliò dentro una poesia misteriosa che nessuno udì. Poi, con gesti molto sicuri, porse la rosa al medico vestito di rosa perchè la annusasse. Il medico vestito di rosa si preoccupò talmente della forza della poesia bisbigliata dentro la rosa che appena avvicinò il naso per annusare la rosa che, oltre al suo profumo non aveva alcuna particolarità, crollò per la paura e morì. "
(O.Pamuk)
Quando piove d’estate, che metti le maniche lunghe sui pantaloncini corti e ti viene quella voglia di fare torte o di infilare i piedi abbronzati in un paio di vecchie scarpe e andar per pozzanghere, e tornano in mente i mosaici di sant’apollinare e le grotte di castellana e tutti i posti dove si andava quando si era al mare coi genitori e pioveva e si prendeva su il k-way e si comprava un pensierino da portare a casa alla nonna.
Occorre ora pulire i pennelli, far dondolare le setole, pensosamente, pigramente. Far scivolare i colori nell'acqua di una vecchia tazza sbreccata. Guardarli srotolare piccoli nastri che solo per attimo sembrano danzare da soli e poi si mescolano, come i ricordi e i desideri in una storia. E sarà una storia che forse racconteremo, se avremo abbastanza parole, e abbastanza acqua nella tazza. Abbastanza perchè ogni colore possa dire la sua, i ricordi mescolati coi desideri e i desideri coi ricordi. Abbastanza perchè nessun colore scivoli via, lungo la discesa bianca di un lavandino. Nessuno, neanche il più ruvido dei ricordi, neanche un desiderio timidissimo.