Hanno il terrazzo coi fiori più belli, un grande tavolo di legno e le poltroncine con eleganti cuscini rossi. Lei indossa vestitini chiari, pettinature semplici e quando esce ad annaffiare i geranei sorride quasi sempre. C'è spesso un bimbo, sul terrazzo, che gioca quieto e viene chiamato per la merenda.
Alle finestre ci sono tende svolazzanti, che lasciano intravedere un salotto ordinato e allegro, bei quadri alle pareti e un uomo che scrive al computer e a volte si interrompe per parlare con lei, appoggiandole una mano sul fianco.
Sono la famiglia perfetta. Spero di non conoscerli mai.
lunedì 15 agosto 2011
Vicini
domenica 7 agosto 2011
Super Eroi
Trasformare le avversità in avventure: è questo il super potere che vorrei. Sulle spalle un mantello di pergamena, appeso al collo un calamaio blu cobalto e sulla spalla Epico, inseparabile piccolo amico e spiritello ispiratore. Aggirarmi nelle giornate e nelle vite seminando l'avventura nel solco dell'avversità e ogni volta che dal seme sboccia un eroe, sparire in una nuvola di pelucchi di gomma da cancellare, con l'enigmatico sorriso di chi ha compiuto il suo segreto dovere.
domenica 31 luglio 2011
Il tuffo
Sospesa, fra le due sponde. Avevi afferrato la corda baldanzosa, mentre le cicale frinivano e il cielo aveva il calore traboccante dell’estate in arrivo. Il pensiero, ed il cuore, erano già al di là del fiume, dove la macchia boscosa si infittisce, dove vedevi sparire gli uccelli che a volo radente sembravano sfiorarti il capo. Avevi preso la rincorsa, incurante, anzi forse compiaciuta, in fondo, delle impronte lasciate dalle tue scarpette di piccola principessa sul terreno limaccioso della riva.
La rincorsa era al suo apice quando la punta delle tue scarpette aveva incontrato il culmine di un sasso ed eri inciampata. La rincorsa, pur spezzata, era già presa, però, e le mani troppo strette alla corda per lasciarla, semplicemente, andare e capitombolare sulla solita vecchia riva con le ginocchia sbucciate.
Dunque, sospesa. Fra le due sponde. Le scarpette che ondeggiano nel vuoto, le mani che iniziano a sudare. Gli uccelli a volo radente sembrano sfiorarti il capo e spariscono nella macchia, al di là del fiume. E’ il momento di guardare l’acqua che scorre sotto alla tua gonna stropicciata. E di ricordarti che sai nuotare.
domenica 24 luglio 2011
Rapimento
Aspetto fiduciosa i buchi azzurri fra le nuvole muscolose, come certi animali le carezze ruvide e rare di certi padroni. Passano le parole, insieme alle nuvole, che altro non c’è, in questo mia casa segreta scavata fra tegole e grondaie. Non posso vedere fronde, nè strade, né sagome di auto o tetti di altre case. Chiudo gli occhi e li riapro: potrei farlo mille volte e troverei sempre azzurro e bianco, o nero. Se inclino la testa c’è anche il giallo zabaione del muro, quello della mia casa vera. Dove ho il nome sul campanello e il postino che passa ogni giorno. Appoggiare la mano sullo zabaione ruvido è come stare a piedi nudi sulla terra. Ogni tanto lo faccio, per essere sicura di non essere stata sollevata dalle parole che passano, come da un branco di palloncini dalla coda lunga, invitante.
domenica 17 luglio 2011
La Pazienza
Io la immagino coi baffi, vibranti e sottili come le vibrisse di un gatto scaltro. Se ne sta placida e addormentata, finchè non c’è bisogno di lei, poi quando stai per svegliarla perché è giunto il momento che faccia il suo dovere, quella, quasi avesse avvertito con le punte dei suoi lunghi baffi che sta per toccare a lei, scappa veloce come il fulmine a nascondersi non si sa dove, forse fra i comignoli dei tetti, o lungo i vicoli della città. La Pazienza. Ne parliamo sempre in termini di quantità. Ne ho tanta, ne ho poca, non ne ho più. Come fosse farina dentro ad un sacco. Come se si potesse reintegrare la scorta facendo un salto al negozio. Come se potessimo misurare quanta ne rimane e farci conto. Ne ho abbastanza per una torta, per le tagliatelle forse non basterà. Se ascolto tutta la ramanzina di mio marito la finirò, sarà meglio che ne chieda in prestito alla vicina, finchè sono in tempo. Come se potessimo star certi che quando ne avremo bisogno basterà slegare il laccio e tuffar dentro il cucchiaio. Invece no, tu la senti ronfare sul suo cuscino e stai tranquillo. La pazienza è lì, ben pasciuta e sistemata in un angolo del tuo cervello. Ma quando ti volti a chiamarla è già scomparsa. Puoi vedere giusto l’ombra della coda, già fuori dalla finestra. Quando torna la lego. Se torna.
domenica 10 luglio 2011
Guarire - 1
Certe mattine passa il bel chirurgo dalle mani d'oro e dai capelli d'argento. Come un battito d'ali che si propaga nell'aria, c'è un gesto, quelle mattine, che contagia le pazienti: un ravviarsi i capelli, un lisciare le pieghe delle camicie da notte, un preparare gli occhi stroppiciati al sorriso. E fra tubicini, mascherine, flebo e cerotti, non ce ne é una che non si sforzi di rispondere un 'bene' alla domanda 'come va oggi?', posta dal bel chirurgo con voce alta e chiara e sempre preceduta dal nome di battesimo dell'ammalata.
Chissà poi che in quel 'bene' non ci sia un po' di verità, a dimostrazione del fatto che voler guarire é ingrediente necessario al guarire.
martedì 5 luglio 2011
E' cosa poi non comune...
A un uomo non abituato a pensare non c'è nulla al mondo più difficile di pensare. Rimuginiamo le cose nella nostra mente in modo vago e sconclusionato, e alla fine prendiamo una qualche decisione, guidati probabilmente più dalle sensazioni dell'ultimo minuto che da un qualsiasi ragionamento. .. e riteniamo di aver riflettuto abbastanza. Ma seguire un argomento dall'inizio alla fine e quindi fondare sulla conclusione cui si è giunti l'inizio di altri ragionamenti, è cosa poi non comune.
(A.Trollope)
martedì 28 giugno 2011
Raggomitolata
Ho le parole raggomitolate. Scrivo e cancello, scrivo e cancello. Usassi ancora la gomma e la matita avrei fatto il buco nel foglio. Ecco magari sarebbe meglio, cosi potrei guardarci dentro, al buco, e forse ci troverei il bandolo del gomitolo. O forse ci vedrei un mondo in cui esistono cose come persone che sanno riparare i cuori malati e famiglie che sanno abbracciarsi senza clamore nelle cose di ogni giorno, qualsiasi giorno sia. Che poi alla fine non si sa cosa sia più miracoloso. Senza offesa per il cardiochirurgo. Ecco, visto come mi si raggomitolano le parole? Tanto più che avrei voluto scrivere un post di poche parole semplici, che potesse essere letto, perfino ad alta voce, anche da qualcuno che fosse un po' affaticato. E invece guarda qui che guazzabuglio. Non si capisce niente. Mi arrendo: quel mondo, quello delle persone che riparano i cuori malati e delle famiglie che si abbracciano senza clamore, non può essere raccontato, o quantomeno non da una dilettante delle parole come me. Ho deciso che faccio il buco nel foglio e vado a guardarlo un altro po'.
lunedì 20 giugno 2011
Con dedica
Questa settimana il mio post é un pacchetto da prender su, da appoggiare sul sedile posteriore con la disinvoltura che dedichiamo alle cose consuete, e care.
Questo pacchetto contiene:
- Biscotti da sgranocchiare, casomai arrivi, inaspettata, un po' di debolezza
- Un mazzo di carte da gioco, per ingannare l'attesa e batterla, sul più bello, con un burraco pulito
-Un bocciolo di orchidea, di gioia candida, pronto a sbocciare e risbocciare di nuovo, e poi ancora, un'altra volta.
- Un libro che avvolga come una sciarpa leggera in una sera d'inizio estate e una canzone facile facile , che dica canticchiami
- Un proverbio che parla di contar le stelle e della notte che presto sarà passata, stampato su una tazza fatta per contenere camomilla e miele, e confidenze.
- Foto di montagne marittime e di mari montuosi, per tappezzar le pareti di orizzonti coraggiosi e di salite superate. E chicchi di sole, da spargere sul sentiero, naturalmente.
domenica 12 giugno 2011
Delle sorprese
Forse la differenza fra altruismo e amore sta nel rivelarsi o no. Forse l'amore non può evitare di rivelarsi, in qualche modo e ad un certo punto, perchè anela essere riconosciuto. E ricambiato.
lunedì 6 giugno 2011
Immagina
Immagina di essere uno di quelli che ogni tanto scrivono i propri pensieri sui foglietti, uno di quelli che, un po' per gioco un po' per liberare i cassetti, di quei foglietti ogni tanto ne fanno aeroplanini e li lanciano fuori dalla finestra (o dal finestrino).
Ecco, ora immagina che uno di quei tuoi aeroplanini, sostenuto dalla brezza calda della primavera che matura, vada ad atterrare lento lento sui piedi di un bambino, poniamo, al parco del quartiere. Immagina che sia uno di quei bambini timidi e un po' goffi, solitario e pensieroso, uno di quei bambini che se ne sta ai bordi e non sa proprio come fare per entrare nel gioco chiassoso degli altri e tanto più ci pensa e passa il tempo tanto più gli sembra impossibile mettersi a correre con gli altri dietro alla palla, tutti quegli altri che l'hanno visto per tutto questo tempo ai bordi e pensieroso.
Bene, immagina ora che mentre quel bambino trascina i suoi pensieri in questa palude, lento lento gli plani sui piedi l'areoplanino. Poniamo che, per caso, il pensiero scritto su quel foglietto fosse un pensiero allegro, pieno di coraggio e di piccoli eroi e di fortune che accorrono a trarre in salvo gli audaci. Immagina che al bambino, leggendolo, scappi fuori uno di quei sorrisi contagiosi e un gran prurito ai piedi e che gli altri se ne accorgano e gli tirino la palla e immagina anche che lui, sorridendo, tiri un calcio di quelli fenomenali.
Ecco, adesso immagina di essere quello che ha lanciato l'aeroplanino, che, per caso, assiste alla scena.
lunedì 30 maggio 2011
Certe parole
Certe parole sono proprio perfette.
Rancore, per esempio, che è talmente brutta che quando ti accorgi di provarla te ne vergogni immediatamente, come di un brufolo giallo in mezzo al naso.
O Sollievo, che solo a dirlo sembra che una brezza ti sollevi i capelli dal collo sudaticcio. Proprio perfette, certe parole.