Il bagno delle signore, il bosco scricchiolante di silenzio, l'ombra fresca di una frangia troppo lunga, il retro grande e forte di una reflex, la folla sfocata di un centro commerciale... Qualche volta, per un poco, dove nessuno sa.
lunedì 30 giugno 2014
lunedì 16 giugno 2014
Le spine delle gaggie
Sono punte di rabbia le spine delle gaggie, sotto le foglie
gentili. Mi manca la ghiaia da schiacciare sotto le ruote, la polvere. La prima
da ingranare, come una porta sbattuta. Salgo e ci sei. La spietata rovente
lucidità di novantanni vissuti. Rovistando fra le tue rughe un sorriso almeno
salta sempre fuori. E finalmente mi è chiaro che prendersi cura è sempre un
doppio senso. Srotoliamo insieme la malinconia, lungo tutta la pianura. La
facciamo respirare. Strappiamo due foglie secche, leghiamo i pomodori. Ripartiamo.
lunedì 9 giugno 2014
Quasi a casa
Quasi a casa, ed è l'ora in cui i fanali iniziano a fare il loro mestiere e tutti i colori del cielo si acquietano sotto la loro coperta blu.
Abbasso la musica. Non la spengo, che davvero il silenzio farebbe eccessivo rumore. Ho piedi densi che calzano suole sottili.
Ora la macchina conosce la strada e io la lascio andare. Hanno detto che questo weekend sarà estate.
Stanotte ho solo me da cullare.
(6 giugno, 2014)
(6 giugno, 2014)
lunedì 2 giugno 2014
Se ci sei
C'è un modo di cicalare che è come abbracciarsi senza parere. Come un cuscino di piccole piume sotto un' incipiente mal di testa.
Non so se anche i maschi hanno l'eguale. Non l'ho mai visto accadere, d'altro canto anche quello che mettiamo in campo noi quando non siamo sole è piuttosto riduttivo.
Lo impariamo da piccole - sgranando fagioli, intrecciando capelli, prendendo un po' di sole o mettendo su il te - e non smetteremmo mai, come certe serate in cui il tempo vola e i bicchieri sono freschi e frizzanti come l'aria di maggio.
Se ci sei batti un colpo. Toc toc. Tutto qui, che non è che poi chiedi sai che ore sono o cosa fa sette per otto. Toc toc. Sistole e diastole. Tutto qui. Non ho bisogno di sapere cos'hai in quella valigia per aiutarti a portarla.
lunedì 26 maggio 2014
Tripadvisor
Una bella hall con la sua porta girevole, un giovane portiere compito e un fattorino in divisa pronto a prenderti la valigia che scivola lieve sulla guida verde scuro. Tu un po' affannata dal viaggio e dal caldo ti ritrovi a pensare che b&b e agritur son belli assai, però anche questi grand hotel di una volta hanno il loro bel perchè. Tant'è che chiedi la sveglia alla reception - e non è solo perchè non ti fidi più tanto del tuo smartphone, dopo l'ultimo volo che gli hai fatto fare - e saresti tentata di chiedere pure di mandare un fax, o se sono arrivati messaggi per te, qualcosa del genere.
Ti lasci cadere sul letto, non prima di aver constatato con pigra e voluttuosa soddisfazione che nell'armadio c'è un bell'accapatoio bianco e le ciabattine di spugna, e ti addormenti pensando bella scelta. E quando dopo quello che ti è sembrato un amen ti svegli con il pianto disperato di un bimbo che ti piove dall'alto come una doccia fredda, tutto quello che riesci a pensare è: era troppo bello per essere vero. Torni coi piedi per terra, ti consoli col wireless che è in effetti è una freccia e ti riaddormenti, un po' a spizzichi, sognando di guerre e rapimenti, chissà perchè.
La colazione ti rimette in pace, con quel pane fragrante che piace a te e i salumi profumati, i muffin, le torte per tutti i gusti, più uno, e la cameriera felpata e sorridente. Buona giornata, buon lavoro.
Ed il lavoro è buono ma faticoso assai, così la sera, avvolgendoti nell'accappatoio, dedichi un lungo, intenso pensiero alla famiglia del piano di sopra. Che siate partiti, miei cari, che siate partiti. Ed è con questo mantra che scivoli nel sonno.
Eri ancora a cavallo, una gamba nel mondo dei sogni, l'altra ancora qui da noi, quando al di là della testiera del letto iniziano i fuochi d'artificio. L'intensità con cui la signora comunica al mondo il suo piacere è tale e tanta che nonostante lo sconcerto e la botta di nervoso ti scappa pure un po' da ridere. E ti dici: finirà presto. Invece no. La signora comunica al mondo il suo piacere con tale e tanta intensità per tutta la notte. Per questo, nonostante i muffin ai semi di papavero e le focaccine paffute che ti accolgono a colazione, entro le 8.00 avrai già aperto Tripadvisor e avrai messo un bell'uno al grand hotel di una volta, che pure colpa non ha, perchè credetemi, fra i polmoni del bimbo e le follie della signora, probabilmente neppure nella camera di sicurezza della Gringott Bank sarebbe stato possibile chiudere occhio. Ma tant'è.
lunedì 19 maggio 2014
Rispolverando
“L’archeologa”.
Ho detto per anni che dopo il liceo avrei fatto
l’archeologa: mi sembrava una buona mediazione tra tutto quello che gli altri
si aspettavano da me.
Ma non era vero: io volevo fare la commessa come la mamma di
Katia.La commessa alla Upim, part-time. Tutta la vita.
Noi studiavamo la matematica, e poi alle medie la tecnica, e
poi al liceo il greco, e lei sempre i giorni dispari ad un certo punto si
alzava e si andava a preparare per il lavoro. Io la seguivo in bagno per
guardare come si truccava, ero affascinata dalla procedura. Katia di là mi
chiamava sulle analisi logiche, per lei erano la conquista, la chiave per il
cambiamento. Io di logico non ci trovavo niente su quei fogli e l’unica cosa
che sognavo di cambiare nella mia vita era il colore dell’ombretto. Tutti i
giorni.
La mamma di Katia si truccava, chiacchierava di cose
bellissime, leggere come la cipria. Cose che non andavano valutate, sulle quali
non si reggeva il mondo. Cose che non ricordo più.Al loro posto ricordo che il predicativo del soggetto non è
quello dell’oggetto, anche se può sembrarlo.
Insomma la realtà si poteva scomporre su vari livelli,
mentre sulla faccia della mamma di Katia si ricomponeva perfettamente nel make
up e, senza che lei lo sapesse, nella
sua parola, la parola che portava in un vortice le comari, i costumi, le diete,
la scopa elettrica. Poi se ne andava al lavoro e io, se potevo immaginarmi in un
modo, mi ci immaginavo così. Con il camice del negozio a passare per gli
scaffali. “L’archeologa”, dicevo sempre, ma gli unici pezzi che avrei voluto
inventariare erano i saponi, le schiume da barba, quelle per i capelli. Avrei
voluto togliermi le scarpe sotto la cassa e chiacchierare con i clienti, vedere
tutti i giorni le stesse persone per quarant’anni, e a fine giornata lamentarmi
del mal di schiena, delle nuove arrivate, del caldo.
(Mosca più balena, V.Parrella)
martedì 13 maggio 2014
Controluce
Camminava da tempo, da tanto tempo, da così tanto tempo che i piedi cotti e il sole alto nel cielo - e la polvere, e la salita, e le buche e tutto il resto - come mosche moleste, avevano iniziato ad insinuare che forse aveva sbagliato strada. Era già da qualche curva, quindi, che le capitava di ripensare al bivio, e la mente si riempiva della dolcezza della mattina, della freschezza della sue gambe e del gusto ancora fragrante della recente colazione. Così aveva iniziato a pensare che forse aveva sbagliato strada. Ora, che cambiarla era impossibile. Avrebbe anche potuto portarsi questo dubbio fino in vetta, se le caleidoscopiche circostanze di cui qualche volta la vita ci fa dono, non le avessero messo sotto il naso, improvvisamente, di nuovo, il profumo di quel bivio. Di certe stanze, di certe sedie. Di certe parole. Che gran regalo ci fa la vita, certe volte, quando ci fa affacciare alle finestre dopo che siamo usciti dalle porte. Quando mette il ricordo dritto controluce, e la nostalgia sbiadisce e la filigrana e' lì, nitida come fosse ora, e indica senza ombra di dubbio una certa, seppure impervia, direzione.
martedì 6 maggio 2014
Matteo, il vento
Tenere strette le foglie secche non è un'opzione, e in fondo non lo è neppure rincorrere i tovagliolini. Un bel sasso, questo sì. E una fascia gialla per tenere i capelli lontani dagli occhi. Fermare le persiane, rinunciare alle tovaglie. Allontanare le spalle dalle orecchie. Allargare le dita dei piedi. E poi lasciarsi squassare. Niente e nessuno pulisce l'orizzonte come lui.
martedì 22 aprile 2014
Un buon compleanno
Occhi di principessa e guance di bimba appena sveglia, lo so che passerai di qua. Sarà domani, se non sarà oggi, ma due minuti li ruberai, e passerai, ed io vorrei che fosse come una sigaretta a metà, fuori dalla finestra del bagno. Scusa mamma. Diciamo allora come il sedano sgranocchiato alle tre del mattino, lui mi ha detto e io ho risposto, ci siamo capite, no? Perché oggi mi sembra un po' come il primo giorno in cui anche tu hai indossato il grembiule bianco e il fiocco di velluto. Come me. Solo che tu avevi un perfetto caschetto lucido di riflessi castani e io i miei ispidi pseudo codini. E anche oggi come allora mi prende una gran voglia di dire lei è mia sorella - lasciando ovviamente intendere e farò secco chiunque ci provi a farle del male. Però. Io te lo devo proprio dire. Suonasse oggi la campanella, al passaggio pedonale sarei io a infilare la mano nella tua. Perché non c'è niente di più solido, luminoso e vero della preghiera della sera recitata nella cameretta che hai costruito. E perché c'è un motivo se lo zucchero si attacca sempre alle tue mandorle tostate. Però se vuoi ti porto la cartella. E ti aiuto a soffiare. Buon compleanno!
lunedì 14 aprile 2014
Passati di lì
Ferito da un enorme gatto ben pasciuto, l'uccellino sbatacchiando era caduto nella fontana. Stava lì, il felino, gonfia coda ritta e sguardo puntato, sul bordo dell'acqua. Appena fuori dalla luce del lampione. Pronto. Sempre più fermo e sempre più piccolo, l'uccellino alla deriva.
Fu il soffio del gatto, spazientito dal nostro rumoroso incedere lungo il vialetto, ad attirare la nostra attenzione. E appena l'ebbe attirata, appurato che non intendevamo retrocedere, con un balzo scocciato fu oltre il cancellino, oltre la siepe, la caccia ormai compromessa dagli stupidi umani.
Stupidi umani in ginocchio sulla fontana, l'uccellino grondante, pesante solo d'acqua e di paura. La luce gialla del lampione implacabile dentro la ferita mortale. Inutili eppure passati di lì.
lunedì 7 aprile 2014
Le ragioni
Le ragioni delle scelte sono molteplici e opache. Intricate, come i miei capelli, certe mattine. Cangianti e sfuggenti, bugiarde. Chiare come un bicchier d'acqua, certe mattine, forti come il mio caffè.
Questa mattina, la ragione di questa scelta, è il profilo delle montagne, aprendo le imposte.
martedì 1 aprile 2014
Ora Legale
Ed io ogni volta penso che allora forse quell'altra, la solare, magari aveva un conto in sospeso con la legge. E solo per questa volta mi sento solidale. Perchè io ho un debole per l'ora solare, che chiamandosi così poi non poteva che farmi simpatia. Ma soprattutto io lo odio questo salto avanti che mi ruba un'ora da sotto al cuscino. Vado controcorrente, lo so, tutti a dire che bello che quando esco dal lavoro c'è luce e che lunghe le giornate.
Io invece la mattina mi trascino sbadigliando con quel senso di irrealtà di quando ti sei svegliato nel cuore della notte, magari per prendere l'aereo delle vacanze, solo che qui non ci sono valige e biglietti e di vacanze non se parla proprio. Quindi, invece della caramella di adrenalina che sveglia le membra col pensiero della partenza, tutto quello che ho da mandar giù è il mio fedele caffè. Se non l'ho rovesciato, che mi sento le membra così assonnate che son più le mattine che combino un guaio che quelle che fila tutto liscio. Ma la mattina pazienza, un'oretta e passa. Il problema è che per tutto il giorno quando guardo l'ora mi passa dentro un'onda d'ansia. Come è tardi. Già mezzogiorno. Epperò sono già le tre. Aiuto son le cinque. Niente, in che men che non si dica è ora di cena e le finestre son piene di luce beffarda. 
Poi mi abituo, e son ben felice anch'io di cenare in terrazza col sole ancora sveglio e di godere un po' di fresco alla mattina. Ma questi primi giorni mi chiedo di continuo chi l'avrà poi mai deciso che tutto questo è legale.
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