- Un tè freddo al limone, per favore. Tu cosa prendi?
- Caffè shakerato. Con panna. Senza zucchero. Nel bicchiere alto.
- Ossignore, che caldo
- Ieri sera casa mia era un forno. Alle due ero ancora davanti alla TV a guardare le vecchie puntate di Guizzo’s.
- Sono stupende, molto meglio della seconda serie…
- Ma che cavolo dici, la seconda serie è geniale. Vedrai che viene fuori un casino con questa storia del bambino.
- Bè tanto per cominciare il frate con quella manfrina della paternità nasconde sicuramente qualcosa
- Per me ha solo paura che la pseudo nuova mamma lo faccia secco, già una volta è stata lì lì..
- Paura? Charles Biz non ha paura per definizione. Ma che poi sarà vero che è incinta?
- Ma sì dai, hai visto che faccia aveva? Una mica se la inventa quella faccia lì
- Per me ha la faccia di una che sta per far fuori qualcuno
- Sempre che qualcuno non faccia fuori lei
- Sai chi è che la farà fuori? Il tenente! Hai visto come la guardava? La mangiava con gli occhi, quello la prossima volta che gli capita a tiro la sistema per le feste
- Essì, guarda che lui è perso per la bionda, non ti ricordi?
- Boh, sarà che con quel nuovo look è così figo che ce lo farei io un pensierino.
- Che cretina! Dai che torniamo in ufficio, mica ci pagano per star qui a fare il riassunto di Guizzo’s….
giovedì 10 luglio 2008
Guizzo's: pausa caffè
lunedì 7 luglio 2008
Guizzo's Seconda Stagione: Un ritorno a New York
Questa puntata si apre sulla finestra assolata di un bagno color sabbia, uno di quei bagni senza disordine che fanno pensare a una cameriera appena uscita e a barattoli sempre colmi di creme costose.
Meg è seduta sul bordo di una grande vasca. No, niente idromassaggio: è una di quelle vasche da riempire semplicemente fino all’orlo, reclinare la testa sul bordo e accarezzare l’idea di lasciarsi scivolare. Perché no.
Poi la telecamera fa uno zoom sul viso di Meg e c’è qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che avrebbe potuto essere un velo di lacrime, ma che non lo è mai diventato perché si è subito fatto solido, ed ora assomiglia a quelle lastre di plexiglas che un tempo si trovavano dietro a certe scrivanie, perché sedie spinte di getto nell’alzarsi in piedi non sporcassero il muro.
Stringe in mano qualcosa, Meg: è un bastoncino bianco che ogni donna che si è trovata almeno una volta a contare i giorni sull’agenda riconosce immediatamente come un test di gravidanza.
La telecamera stringe ancora l’inquadratura e quell’unica riga rosata diventa gigantesca. Incinta. Inchiodata. Meg ha aspettato che comparisse la seconda lineetta, quella che l’avrebbe liberata. Ha tenuto il fiato dentro di sé il più a lungo possibile, ha ascoltato le campane suonare, ogni rintocco di quel maledetto mezzogiorno, e poi il silenzio. La seconda lineetta non è comparsa. Incinta. Inchiodata da quell’unica riga che la riporterà di filato a New York e ad un passato che, merda, non può ancora essere lasciato alle spalle.
D’accordo. Meg raccoglie da terra un telefono, compone un numero e la sua voce è limpida e senza riflessi come una lastra di plexiglas quando dice “Dopodomani al massimo sarò lì, fa in modo che lui non possa saperlo, e soprattutto che in nessun modo possa trovarmi”.
sabato 28 giugno 2008
Meme (R)evolution
Una coppa! Ho ricevuto una coppa: si tratta del riconoscimento Meme Revolution che Pim ha generosamente assegnato, fra altri (che naturalmente consiglio a tutti di visitare), anche a questo blog.
Le regole del gioco, che trovate per esteso sul blog di Pim, prevedono che chi riceve il premio segnali altri blog spiegandone le ragioni.
Io in primo luogo ricambio segnalando Scrivere i Risvolti, non per buona educazione ma perchè la lettura quasi quotidiana dei suoi post è sempre (e dico sempre) una delle cose piacevoli della giornata, costanza di gusto che neppure la mia mattutina tazza di caffè riesce a mantanere!
Ed in secondo luogo conferisco il premio a Romanzo Collettivo perchè è (stato?) un gioco meraviglioso, ha stuzzicato la mia pigra fantasia infilandosi in remoti angoli delle mie cellule grigie e ha invaso i più inopportuni angoli delle mie giornate facendomi tornare la voglia di scrivere di nascosto sotto il banco e ricordandomi, con forza ed allegria, che scrivere a molte mani si può. Certo, la storia che ne esce non è una storia compiuta e coerente, capita che i conti non tornino, perchè è una storia "vera" e nelle storie vere i conti non tornano mai. E, proprio come le storie "vere", anche il gioco del Romanzo Collettivo non finisce mai: perchè quando meno te lo aspetti ti torna la voglia di raccontare qualcosa.
Giusto? Guizziamo?
venerdì 20 giugno 2008
Cosa succede al Personaggio ....
Cosa succede al Personaggio quando sei finalmente davanti alla persona, in uno studio che sarebbe del tutto anonimo se non fosse per i Suoi libri in attesa di autografo impilati accanto alla premurosa segretaria?
Cosa succede al Personaggio quando la persona ti propina una sequela di parole un po' sconnesse, probabilmente buone per tutte le stagioni, ma senz'altro assai enfatiche e appassionate? Parole che hanno un'indubbia somiglianza con il suono che chiunque desidera sentire accostandosi al Personaggio, ma che sono anche sufficientemente scombinate da lasciarti ampio spazio di interpretazione, in modo che tu possa in tutta libertà adeguarle al tuo specifico inespresso bisogno. Magico mestiere degli oracoli di tutti i tempi.
Cosa accade? Accade che senti nascere dentro di te un bivio sempre più marcato: voglio vedere la persona e uccidere il Personaggio? Ma i Personaggi uccisi non ritornano più e si portano nella tomba tutti i loro simili, lo sai bene. Allora già il bivio si sfuma e la strada che si apre davanti a te diventa sempre più grande e invitante. Poco importa che qualcuno sussurri al tuo orecchio che è proprio sulla probabilità che tu imbocchi questa strada che contano le persone che vogliono trarre il massimo vantaggio dal loro essere Personaggio. Tu ti stai già dicendo che non ci sono persone qui, oltre a te: c'è solo un grande Personaggio.
Così funzionerà e tu tornerai a casa con un prezioso messaggio nel cuore. Che importa, in fondo, chi è stato a mettercelo?
sabato 14 giugno 2008
Firmino
Sam Savage fa iniziare a Firmino il racconto della sua vita con queste parole: "Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l'avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile".
Dopo alcuni esempi e tentennamenti, che riempiono tre o quattro capoversi e ben funzionano al fine di creare aspettativa e complicità, la storia ha davvero inizio con questa frase:
"Questa è la storia più triste che abbia mai sentito".
Chiudendo il libro, alla fine dell'ultima pagina, ho pensato che forse era la prima volta che mi capitava di constatare come la promessa di un incipt fosse stata così semplicemente, malinconicamente e magistralmente mantenuta.
(Firmino, di Sam Savage, edizioni Einaudi Stile Libero)
venerdì 6 giugno 2008
Rifornimento
Ferma immobile apro i pori e lascio che il sole entri a ricaricare le mie batterie.
Già lampeggiava la spia della riserva.
Come vorrei poter riempire una tanica di emergenza, per non mandare dispersa l'energia che rimarrà a risplendere quando la capacità delle mie batterie sarà colmata.
E mentre formulo questo pensiero già una nube bianca vela il sole. Mannaggia le mie batterie non sono piene nemmeno per metà. Tempo di crisi, non c'è che dire.
venerdì 30 maggio 2008
Capitolotre
Il capitolo tre ha le pagine spiegazzate di un sogno e del cuscino che lo accoglie. Nel capitolo tre Lei è andata a dormire presto e indossa la maglietta morbida di un viaggio di molti anni fa. La piccola luce sul comodino è rimasta a lungo accesa, perché Lei non era sicura di voler vedere arrivare il sogno. Avrebbe preferito che la cogliesse alla sprovvista, lasciandole l’alibi di essersi trovata inerme e sopraffatta, spogliata delle sue difese come da un rapinatore sbucato dal buio. Invece il sogno se ne stava acquattato in attesa che Lei gli aprisse
martedì 27 maggio 2008
La materia dei sogni
"Fintanto che distoglierete il vostro spirito dai sogni, non li conoscerà; sarete lo zimbello di mille apparenze perchè non ne avrete capito la natura.
Se un po' di sogno è pericoloso, ciò che ne guarisce non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il sogno.
Bisogna che si conoscano perfettamente i propri sogni per non più soffrirne."
Proust - (All'ombra delle fanciulle in fiore)
sabato 17 maggio 2008
Capitolodue
Il capitolo due è rotondo come una tavola apparecchiata e ha il profumo di pomodoro e basilico della cena dei cugini.
Nel capitolo due Lei indossa i jeans che le stanno bene e i capelli mossi della domenica. Ha detto le parole dell’accoglienza e poco più, perché la lezione delle Dolomiti è ancora vivida e presente ai suoi sensi come un regalo appena scartato. Con pochi cenni è riuscita a tirare i fili della piacevolezza della cena: non è stato difficile, perché i cugini hanno la facilità di stare insieme che è il ponte del dna sul trascorrere dei mesi e delle vite.
Nel capitolo due lei si guarda dalla finestra del salotto mentre appoggia davanti ad ognuno di loro una fetta di torta e si chiede quand’è che lei e i suoi cugini hanno smesso di essere un treno di auto nuove scintillanti appena scaricate sulle strade e hanno cominciato ad accumulare segni sulla carrozzeria. Piccole cicatrici più o meno visibili ad occhio nudo. Macchioline di ruggine in certe congiunzioni. Un mazzo di fiori da andare a posare davanti a una foto ed un dolore di cui non parliamo ma a cui diamo ogni sera la buonanotte.
“Quand’è che il mondo ha iniziato a caderci dalle mani e a collezionare ammaccature?”
E’ questa la domanda silenziosa che dà il ritmo al capitolo due e alle mani di Lei che svolazzano piano distribuendo i cucchiaini.
martedì 13 maggio 2008
In effetti...
... non siamo abbastanza intelligenti per capire cosa sia l'intelligenza.
Hans Magnus Enzensberger
martedì 6 maggio 2008
Senza titolo 0
Agnees mi ha "gentilmente" (ehm) coinvolto in una blog-catena.
Queste le regole:
-indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo
-inserire le regole (queste) di svolgimento
-scrivere sei cose che vi piace fare
-nominare altri sei per proseguire la catena
-lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici nominati.
Ed ora sei cose. Chissà perchè sei, vabbè. Le ho fatte tutte domenica entro l'ora di pranzo: il caffè espresso con la schiuma, guardare il moto gp con chi mi sa far appassionare, nuotare, crogiolarmi al sole intanto che il vento tiene a bada le nubi e mi fa asciugare i capelli modello strega, scoprire un paese di case di sasso e colline e fiori appena fuori dall'abituale portata del mio naso, ritrovare un'amica di quando ero bambina e accorgermi guardando lei che guarda me che neppure io sono cambiata poi tanto.
La catena la fermo qui perchè siamo già al punto che rischierei un inestricabile groviglio e così approfitto anche per mantenere un'aura di rispettabilità. Insomma!
venerdì 25 aprile 2008
Gli anniversari e la relatività
Due anni fa quando sono stata investita ho pensato che sfortuna. Poi quando mi sono resa conto che avrei potuto perdere la vita e forse non solo la mia, ho pensato che fortuna. Poi quando ho capito che non sarei più tornata come prima ho pensato che sfortuna. Poi quando mi hanno detto che avrei potuto camminare con le mie gambe ho pensato che fortuna. Poi quando ho scoperto che non avrei più corso ho pensato che sfortuna. Forse domani la gamba non mi farà male e penserò che fortuna.
Ieri guardavo le mie foto sugli sci di due anni fa e pensavo “sono già passati due anni, mi sembra ieri”, poi sono andata a fisioterapia e mentre programmavo la macchina con i soliti gesti pensavo “sono passati solo due anni, non mi ricordo più cosa facevo prima di venire qua”.
Penso che poche cose come gli anniversari ci facciano toccare con mano la relatività delle nostre valutazioni. Il tempo, la sorte… ci costruiamo i nostri piccoli ridicoli parametri per illuderci di poter capire, incasellare gli eventi, ma non capiamo