Oggi, fra Rogoredo e Lambrate, c’è voglia di parlar di moto.
No, non voglio fare la retorica dello sport, né, meno che mai, quella della morte del bravo ragazzo di talento.
Ho voglia, piuttosto, di raccontare di quando mi ha preso il gusto di guardare le gare del motomondiale e di quelle domeniche dei miei vent’anni e poco più, sul divano di quelli che sarebbero diventati i miei suoceri, con la schiena appoggiata al Suo torace e la ciotola delle caramelle mou sul tavolino di vetro e l’immagine di Lui, a quattordici anni, appesa sopra al pianoforte, con la moto da cross e il casco e le lentiggini e la voglia di vincere, tutto in tre riquadri a colori pastello.
Sua mamma, al di là della porta, cucinava manicaretti per il pranzo e la nonna leggeva la gazzetta con la lente d’ingrandimento. Lui mi insegnava i nomi dei piloti e le storie e la mescola morbida e le slick. Facevo il tifo per Harada, ma più di tutto per Lucchi, che arrivava sempre settimo, però una volta ha vinto e sul podio ha pianto e io non la smettevo di saltare su e giù è di dire ‘sìììì’.
Valentino era un bambino prodigio, che volava in 125 e festeggiava come un pazzo con gli amici a bordo pista e le 500 mi annoiavano perché tanto vinceva sempre Mick Doohan.
Non so se mi divertivo di più a guardar le pieghe o le interviste, o forse più di tutto mi piaceva essere considerata una femmina complice, almeno per questo, invece che una femmina rompiballe. Fatto sta che abbiamo cambiato diverse case e diversi divani, Nico Cereghini ha ceduto la lavagna e il pennarello e ha messo su un bel po’ di capelli bianchi, Valentino è diventato il campione dei campioni e in mezzo ho fatto il tifo per un sacco di altri personaggi, storpiando i nomi e immaginando le vite e i pensieri dietro i caschi e in giro per il paddock. Quando abbiamo avuto il nostro incidente ero ancora per terra accanto alla moto quando ho borbottato ‘ci vorrebbe il dottor Costa’. E quella domenica che c’era Laguna Seca e mi sono dileguata da una cena di lavoro per guardarla in una camera d’albergo, Lui, quando gli ho telefonato dicendogli ‘hai visto Ben Bostrom?’, che era in testa alla grande, è rimasto un po’ interdetto e poi ha riso come un matto al pensiero che ero scappata in camera, con la mia cena di lavoro in corso, per guardarmi il cavatappi.
E adesso viene il difficile, perché secondo una certa accezione di razionalità quello che sto per dire forse non ha senso. Eppure la voce di Guido Meda incrinata di pianto mi è rimasta dentro come carta vetrata, e sono molto triste al pensiero che Sic non correrà più. Almeno non qui da noi.
lunedì 24 ottobre 2011
Super Pippo
lunedì 17 ottobre 2011
Falstaff
Mi ero preparata in anticipo. Avevo comprato il cd e l'avevo ascoltato e riascoltato, affinché la musica mi entrasse sottopelle. Avevo pensato a quello che avrei indossato, avevo pensato e ripensato alla solennità misteriosa e nuda del teatro più antico della città. Avevo pregustato il silenzio e l'attesa del paloscenico allestito e l'orchestra che prendeva posto, ed il suo fruscio.
Avevo chiamato a raccolta lucciole di magia, per la mia serata all'opera.
E sono stata seduta incantata, le spalle avvolte nello scialle del colore dei miei occhi, accanto a Lui, che aveva indossato l'abito blu ed era elegante e giovane e oltremodo cortese. Il canto ha riempito il teatro, si é gonfiato nel fascino della gradinate scolpite e nel calore del legno, travolgendo i pensieri. E' stato bello rientrare infreddolita, la testa piena di note e di storia. La tisana fumante, il sonno. Addormentantomi ho pensato, semplicemente, che davvero se la chiami con fiducia la magia non tradisce.
lunedì 10 ottobre 2011
Punto. A capo.
Ci sono giorni che sembrano punti. Anzi, punti a capo.
Sono giorni in cui, apparentemente all'improvviso, ci sembra venga sancito un avvenuto cambiamento. Un cambiamento che é, in realtà, progressivo.
Per esempio: è autunno. O sono un adulto. Non ti amo più. Mi sento a casa sotto questo tetto. Sono guarita.
Ci sono dei punti a capo che capitano improvvisi, come quello che pare abbia fatto cadere tutte le foglie dagli alberi, l'altra notte, ed altri che segniamo in anticipo sulla nostra psico agenda, come fossero dei traguardi, o le pietre che lungo le strade indicano i chilometri percorsi. Certi compleanni con lo zero, per esempio, o il dieci ottobre duemilaundici, che è un grande sospiro.
lunedì 3 ottobre 2011
Idraulica della mente - Variazioni sul tema
Quando i pensieri sono opachi e pieni di sabbia e ti sembra di usare sempre le stesse cinque parole lise, quando ragionare é faticoso e improduttivo come pedalare col freno bloccato, quando dal cervello ti escono risultati flebili, come l'acqua da certi rubinetti: appena sufficiente a risciacquarsi le mani... quanto sarebbe bello poter dare una bella pulita col viakal del cervello!
Spruzzare, lasciare agire dieci minuti, immaginando le molecole solerti che sciolgono i sedimenti e fan brillare le sinapsi. Poi via, una passata di straccio e le idee tornano a scorrere, le soluzioni sgorgano, rapide e pulite, e le parole appaiono, nitide, a rispecchiare il mondo. Ah, ne farei una scorta, del viakal del cervello!
domenica 25 settembre 2011
Settembre
Settembre è la luce dorata che impregna le foglie. La bevono, grate e accaldate. Poi ebbre, arrossate, assonnate, si lasceranno andare.
Voleranno.
Cadranno.
Ora, ancora, non lo sanno.
mercoledì 21 settembre 2011
Lo sciacquone per i pensieri

Ha proprio ragione M.
Sarebbe bellissimo premere un pulsante, sentire lo scroscio dell'acqua, e via: tutti i pensieri e le preoccupazioni giù per lo scarico. Definitivamente smaltiti in un imprecisato sistema fognario che neppure ci prendiamo la briga di immaginare, tanto poco ci riguarda più, una volta che abbiamo tirato l'acqua.
Anzi, quasi quasi meglio ancora sarebbe tirar la catena, come si faceva una volta e come si fa ancora, in qualche vecchia casa. Una catenella che penzola invitante poco più su dell'orecchio destro, appena visibile in un angolo del campo visivo.
Afferrarla con nonchalance, tirare appena e sentire l'acqua che arriva ubbidiente a trascinar via i pensieri. Sentirli scrosciar via in un soddisfatto gorgoglio che lascia tutto pulito, una leggera schiuma, un sentore di pino silvestre.
Ah si, stasera appoggerò la testa sul cuscino, aggiusterò per bene le coperte, e poi tirerò la catena. Ahhh. Buonanotte.
lunedì 12 settembre 2011
Fotografie di Istanbul
Istanbul ha una bellezza da ritagliare. Sagome di cupole e minareti, mosaici, palazzi trasudanti storie e leggende e tesori, ville affacciate sullo stretto trafficato di barche e gabbiani, tramonti arrossati dal vento, terrazze candidamente apparecchiate e grandi bandiere che sventolano fiere.
Tra i ritagli sono rimasti il profumo dello sgombro alla brace e delle pannocchie, la folla che si accalca, sudata e vociante, fra mille e una bancarella, il lustrascarpe con la sua elemosina truccata, e poi i resti di tutta questa vita, che volano per le strade quando i carretti delle noci hanno preso la via di casa e il crepuscolo pregno di preghiera ha ceduto il posto alle ombre.
A pensarci, non sono ritagli che si possano gettare nel bidoncino blu della carta da riciclo. A pensarci, è un peccato non averli fotografati.
lunedì 5 settembre 2011
Il contrario di paura
É stato guardando morire una candela, nella nicchia di una chiesa.
Era una di quelle chiese in cui sembra che entrino solo i turisti per riposare un attimo all'ombra, eppure ci sono tutte quelle candele che brillano nelle nicchie, appoggiate su un dito di acqua, e viene da chiedersi chi le avrà accese, e quale tenebra o gratitudine avrà avuto nell'animo, chissà.
Ero molto vicina a te, pur senza sfiorarti ( 'come solo un marito ed una moglie', mi sono accorta di aver pensato) ed eravamo, semplicemente, in un nudo silenzio. Le parole sarebbero venute, poi: io sentivo la tua certezza e tu la mia e non avevamo, quindi, nessuna fretta di rivestirlo.
Abbiamo guardato morire una candela, nella nicchia di una chiesa, ed é stato lì che ho capito che il contrario di paura é fiducia.
venerdì 2 settembre 2011
lunedì 15 agosto 2011
Vicini
Hanno il terrazzo coi fiori più belli, un grande tavolo di legno e le poltroncine con eleganti cuscini rossi. Lei indossa vestitini chiari, pettinature semplici e quando esce ad annaffiare i geranei sorride quasi sempre. C'è spesso un bimbo, sul terrazzo, che gioca quieto e viene chiamato per la merenda.
Alle finestre ci sono tende svolazzanti, che lasciano intravedere un salotto ordinato e allegro, bei quadri alle pareti e un uomo che scrive al computer e a volte si interrompe per parlare con lei, appoggiandole una mano sul fianco.
Sono la famiglia perfetta. Spero di non conoscerli mai.
domenica 7 agosto 2011
Super Eroi
Trasformare le avversità in avventure: è questo il super potere che vorrei. Sulle spalle un mantello di pergamena, appeso al collo un calamaio blu cobalto e sulla spalla Epico, inseparabile piccolo amico e spiritello ispiratore. Aggirarmi nelle giornate e nelle vite seminando l'avventura nel solco dell'avversità e ogni volta che dal seme sboccia un eroe, sparire in una nuvola di pelucchi di gomma da cancellare, con l'enigmatico sorriso di chi ha compiuto il suo segreto dovere.
domenica 31 luglio 2011
Il tuffo
Sospesa, fra le due sponde. Avevi afferrato la corda baldanzosa, mentre le cicale frinivano e il cielo aveva il calore traboccante dell’estate in arrivo. Il pensiero, ed il cuore, erano già al di là del fiume, dove la macchia boscosa si infittisce, dove vedevi sparire gli uccelli che a volo radente sembravano sfiorarti il capo. Avevi preso la rincorsa, incurante, anzi forse compiaciuta, in fondo, delle impronte lasciate dalle tue scarpette di piccola principessa sul terreno limaccioso della riva.
La rincorsa era al suo apice quando la punta delle tue scarpette aveva incontrato il culmine di un sasso ed eri inciampata. La rincorsa, pur spezzata, era già presa, però, e le mani troppo strette alla corda per lasciarla, semplicemente, andare e capitombolare sulla solita vecchia riva con le ginocchia sbucciate.
Dunque, sospesa. Fra le due sponde. Le scarpette che ondeggiano nel vuoto, le mani che iniziano a sudare. Gli uccelli a volo radente sembrano sfiorarti il capo e spariscono nella macchia, al di là del fiume. E’ il momento di guardare l’acqua che scorre sotto alla tua gonna stropicciata. E di ricordarti che sai nuotare.