Ho rovistato, fino a sentirmi l'ugola e la testa bruciare come graffiate da artigli affannosi. Non le ho trovate, le parole. Solo carta straccia ed echi. Finchè mi sono quetata, sotto gli archi colmi d'organo della cripta, nel rimbalzare delle formule sempre uguali, nel riverbero di un fuoco e di un camino. E mi sono ricordata che non puoi sciogliere un nodo tirando. Meno che mai se ce l'hai in gola.
mercoledì 13 gennaio 2016
mercoledì 30 dicembre 2015
Allora vieni, dai...
- Buongiorno Bella Bambina!
- Babbo Natale?? Qui nel bosco solo soletto?
- Oh oh oh
- Mmmm 'spetta però... ha due occhi graaandi... due orecchie graaandi... una bocca gr.... Lupo!!!
- Uff e sì che questa volta mi ero impegnato. Ma tu piuttosto, cosa ci fai con quel pentolone sotto al braccio? Il cestino non bastava più?! Quante frittelle ha fatto tua mamma quest'anno?
- Ma che frittelle, Lupino! Se tu non passassi tutto questo tempo a travestirti (un giorno, lo sai, dovremo pur affrontare anche questo argomento) lo sapresti: qui dentro c'è il Natale!
- Bella Bambina.... non è che ti sei fermata a mangiare qualche funghetto strano lungo la strada eh?!
- Ma no! Questo - toc toc, senti che bel suono che fa? - questo è il pentolone della nonna.
- Gnam... Davvero la nonna è... è.. lì dentro??!
- Ma cosa dici!!! Asciuga l'acquolina e togliti quel berretto rosso da quelle due sventole di orecchie che stavolta devi ascoltar bene.
- Spara!
- C'è il cacciatore?!
- Ma no, dico spara il tuo racconto. Avanti ascolto.
- Va bene. Vedi Lupo, dentro questo pentolone ci sono le tradizioni. Che non sono niente di strano, sono magari certi torroni speciali, certi cartelloni con le poesie e le stelle dorate, certe letterine scritte con la polvere magica, certo profumi che escono dal forno, certe salsine, certe ricette di famiglia, con le aggiunte a margine a matita, certi palloncini che sembrano normali ma non lo sono, e tante tante altre cose essenziali e bellissime... Hai capito Lupo? Qua dentro ci sta il filo che va dritto alla corrente che accende certe lucine tutte intorno alle nostre finestre e ai nostri affanni. Hai capito Lupo?
- Senti Bella Bambina, io non lo so se ho capito ma se ti aiuto a portarlo, questo pentolone, poi mi fai mangiare i cappelletti della tua nonna?
- Sarai buono?
- Non credo...
- Allora vieni, dai.
domenica 13 dicembre 2015
Cara Santa Lucia
Cara Santa Lucia,
bando alle ciace. Inutile che ci giriamo intorno. Quest'anno non sono stata punto buona. Sono stata impaziente, pigra, golosa, e pure parecchio egoista. Non posso neppure dare la colpa alle scarpe: ne ho per tutte le stagioni - ... ehm... a proposito sono stata pure un po' vanitosetta, a dirla proprio tutta - e ho perfino un paio di scarponi nuovi che non temono le intemperie nè i sentieri dissestati.
Sì Asino, fai bene a far su e giù con la tua testa ruffa, ad assentire perfino con la coda. Quest'anno non ho proprio scuse.
Eppure tu sei venuta lo stesso, con la tua luce dorata piena di tepore, e tu pure Asino, nonostante la nebbia e il freddo, con i sacchi sulla groppa e gli occhi più dolci dei miei biscotti.
E' proprio vero che Santa Lucia arriva quando ne abbiamo più bisogno - e quanto bisogno ne abbiamo, in certe notti lunghe - e che non c'è niente che faccia venir voglia di essere più buoni come il sentirsi amati.
lunedì 7 dicembre 2015
Come lupo
Conosco un bambino che ha una scatola per la rabbia. Tonda e blu. Così che la rabbia può acciambellarsi e star quieta, assopirsi un po'.
Non c'è bisogno di mandarla giù, di digerirla insieme al polpettone. Non c'è bisogno di relegarla in Siberia, ai lavori forzati coi reietti. Possiamo tenerla nel comodino, che qualche volta, a piccole dosi, è preziosa. Ha quel lampo, qualche volta, che dà alle nostre parole addomesticate la forza di mordere le chiappe, di lasciare il segno. Quel lampo che ci fa vedere, qualche volta, oltre le tende pudiche della buona creanza.
Un scatola tonda e blu, dunque, col coperchio bello stretto: che la rabbia non venga covata, nè nutrita come serpe in seno; che non venga soffocata col cuscino, nè bandita come strega o demonio. Che sia piuttosto conosciuta e rispettata, come lupo dalle orecchie acute e dai muscoli possenti, come lupo che riconosce il suono della mia voce, che al suono della mia voce si acquieta, nella sua tonda scatola blu.
lunedì 23 novembre 2015
La prima neve
Certe mattine apri le finestre e le montagne sono lì, spennellate di neve. Il cielo limpido, il sole splendente, l'aria pungente. Voci di amici che dal cortile chiamano a giocare. Chiuderesti loro le tende in faccia facendo spallucce? Io mi scrollo la pigrizia di dosso - la sento cacciare un miagolio risentito - infilo i piedi negli scarponi e due panini nella stagnola e via: la macchina imbocca alllegra la strada che sale, scondinzolando come segugio su una pista buona.
mercoledì 11 novembre 2015
...di tutti i regali...
- La nonna è andata in cielo –
Eravamo nel bagno piccolo, quello in cui c’era il profumo
della schiuma da barba del papà. Mi tenevi in braccio, vicino alla finestra. Mi
era venuto da guardare fuori, e il cielo era proprio lì. Ricordo distintamente di aver pensato che
doveva essere un bel posto e neanche tanto lontano, in fin dei conti.
Era stata la dolcezza seria e serena su cui avevi modulato
la tua voce a scavare un buco fondo
dentro di me e le parole vi erano cadute come un seme. Ricordo che era entrato
il papà, quella mattina la barba non se l’era fatta, e c’era stato un lungo
abbraccio, che aveva annaffiato il seme.
Penso che di tutti i regali che la vita mi ha fatto questo
sia stato il più prezioso.
lunedì 2 novembre 2015
Il volo
Lo splendore dorato del compimento dell'opera - la clorofilla, l'anidride carbonica, l'ossigeno, la linfa, i fiori e i frutti e tutto quanto - infiammarsi di luce, sullo sfondo del cielo terso che sempre saluta novembre, e spiccare il volo.
lunedì 26 ottobre 2015
Il problema degli anni
ll problema degli anni è questo: in teoria sei tu che li
percorri, in pratica sono loro che ti attraversano. Sulla carta tu percorri un
cammino: passi i dieci, i venti, i trenta. Ti lasci delle cose alle spalle e
vai incontro ad altre cose. Questo è quello che ti dicono, che ti immagini.
In
realtà invece tu stai fermo. Non vai da nessuna parte. Sono i dieci, i trenta,
i cinquanta, i settanta e perfino i novanta, che ti passano dentro. Lasciano
rughe, ricordi, cartacce. Briciole, impronte di piedi. Profumi e ferite. Cicatrici come scritte sui
muri col temperino. Poi via, lasciando il posto ai successivi, come turisti
frettolosi e sbadati che lasciano una sciarpa nell’armadio, una crema sul
ripiano del bagno. Una scritta sul libro degli ospiti, una caramella sul
cuscino. Quaranta, sessanta, ottanta. Nient’altro che nomi sul registro. Magari non se ne sono neppure andati, magari sono
nascosti in cantina, in soffitta. Si fanno compagnia, fanno gli scherzi ai
nuovi arrivati.
Una cosa è sicura: tu sei sempre lì, hai tutto dentro, tutto insieme.
Non sei andato da nessuna parte.
giovedì 15 ottobre 2015
Abracadabra
Soffio sulle braci della mia bacchetta magica. Come fiammeggiava un tempo, infallibile e crepitante... Incespico, ora, sulla formula magica che pure conosco a menadito, come un'equilibrista che non sa più impedirsi di guardare giù. Mi si è impaurito l'incantesimo, proprio ora che sarebbe ora di fare sul serio, tarlato da dubbio cui non mi sono mai presa la briga di mozzare di netto la testa. Così piccolo e innocuo, mi era parso. Uno sbuffo di segatura ogni tanto, uno stridio lieve, quasi impercettibile se non nel perfetto silenzio. Ed ora nel silenzio soffio piano, trattengo il fiato sulle scintille, e aspetto e ascolto e spero.
giovedì 8 ottobre 2015
Perchè sia dorato
giovedì 24 settembre 2015
Ergo
1) Ogni mattina la gente sceglie quale umore indossare e
tenersi addosso tutto il santo giorno
2) La scelta dell’umore avviene assieme a quella dei vestiti
davanti all’armadio
3) Una volta indossato, l’umore ti resta addosso fino
a sera e attraverso di lui passano tutti i pensieri
4) Talvolta, in rari casi, si può scegliere l’umore in
compagnia di qualcuno, ma solo se è una persona molto molto intima
5) Al mattino, una volta scelto l’umore, la possibilità di
cambiarlo c’è ma dura poco
6) Poche cose ci rendono davvero liberi come la scelta
dell’umore nell’armadio alla mattina
(da I pensieri nell'armadio, di Elisa Prati)
Ergo, un armadio ben fornito e un tempo congruo per scegliere sono elementi indispensabili all'equilibrio personale, all'armonia interpersonale e, in ultima analisi - - ammettiamolo - al benessere dell'umanità.
giovedì 10 settembre 2015
A guardare si impara
Le ha dato un bacio precisissimo sulla gota e poi le ha
detto, fra il compunto e il sorridente: era verde.
Ed ora io, questa cosa che i baci abbiano un colore non me
la levo dalla testa. Forse c’è chi li vede e chi no. Come gli ultrasuoni o gli
ultravioletti. Gli ultrabaci, perché no?
A pensarci bene, infatti, quello che ho ricevuto da una certa signora l’altra sera doveva proprio essere beige. Sì: beige, con una punta di acido.
A pensarci bene, infatti, quello che ho ricevuto da una certa signora l’altra sera doveva proprio essere beige. Sì: beige, con una punta di acido.
Quello che ho dato io a quel bambino invece era giallo
travolgente, un fuoco d’artificio che ti acchiappa, una risata che scappa via.
E il Suo, stamattina, era azzurro come un sogno che aleggia,
e profumato, come la camicia fresca appena indossata.
Ecco, ora li vedo anche io, i colori dei baci. A guardare si
impara.
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