venerdì 12 dicembre 2014

Cara Santa Lucia

Cara Santa Lucia, 
son qui che cerco di lucidare le mie scarpette, ma ogni volta che mi sembra di esserne venuta a capo mi cade l'occhio su un graffio, un segno, uno schizzo. Una ruga, una parola di traverso, la mia benedetta impazienza. E la pigrizia, non parliamone. Per quanto ci metta dell'olio di gomito, quest'anno mi pare proprio un'impresa impossibile. Ahhhh adesso ho capito! Oh Asino, inutile che tu scuota la testa in quel modo - lo so che stai pensando ' un genio, questa Prishilla' - ognuno ha i suoi tempi, io non so cosa farci se son lenta di comprendonio. Mica si può essere belli, simpatici e intelligenti, tutto insieme.  Io son simpatica, ecco. Tu, Asino, invece sei... bellissimo! 
Va bè, dicevamo: adesso l'ho capito, che lucidare 'ste scarpe è per davvero un'impresa impossibile. Perlomeno le mie. Se le hai infangate, le hai infangate, non passa tutto con un colpo di spugna.  Però sfrega sfrega la magia si accende a lucciole, come dalla pietra focaia. Me la sento pian piano crepitare dentro, e si accende anche la voglia di esser più buona. Si Asino, non fare quella faccia scettica, lo so bene, purtroppo, che durerà quel che durerà, ma magari quest'anno... se Santa Lucia mi aiuta a tener la mano contro il vento ... Dai Asino, vieni anche tu a mangiar due biscotti, che la notte è lunga, fredda e buia. Io intanto sfrego ancora un po', che voglio un gran bel fuoco stavolta. 

lunedì 1 dicembre 2014

Io non ho paura

Me lo chiedono l'abelia grondante, le galosce lucide e un grande ombrello nuovo: quando abbiamo iniziato a investire così tanto e così spesso nella messa in piega? A costruire le nostre case sulla sabbia e a comprare scarpe con la suola così scivolosa? Quando abbiamo iniziato a lasciare che i nostri fossi si ostruissero di scorie come vene di colesterolo? Esattamente, quando abbiamo iniziato ad avere paura della pioggia?


domenica 23 novembre 2014

Ho un cavallo bianco e una giacca nuova

Ho un cavallo bianco da regalare, senza principe annesso, saldo sulla felpa del colore della notte, col cappuccio che protegga riccioli e sogni dalle piogge acide e dalle luci dei neon. 
Ho la voce stupita di sé stessa dell'unico piccolo che mi abbia mai amato prima di saper parlare che dice il mio nome.
Ho un bacio stampato sulla guancia da chi ormai si deve chinare per darmelo e ancora non gli viene in mente di infilare la porta senza avermelo dato.
Ho occhi che spalancano finestre nella frangia per guardarmi bene bene dentro prima di offrirmi l'ultima fetta di salame ed esigentissimi azzurri occhi adolescenti che mettono un mi piace a certe mie foto.

Ho una giacca nuova, windstopper e waterproof, perché le conchiglie sulla spiaggia si trovano anche d'inverno. Bisogna avere tasche dove metterle.

lunedì 10 novembre 2014

Come la vetta

' - Il popolo inuit ce la farà, Robert? - mi chiedono le persone quando racconto quello che ho scritto in questo libro- 
- No, non credo che ce la farà -  è la mia risposta, purtroppo. 
Penso che per loro sia finita. 
Per sempre. 
(...) Alcuni ragazzi inuit riusciranno ad integrarsi, magari qualcuno di loro racconterà di avere visto il  nonno pescare in un buco nel ghiaccio o di avere sentito parlare di una bisnonna che era un grande sciamano e da bambina aveva domato un orso bianco cento volte più grande di lei. Qualcuno studierà sui libri di storia che in cima al mondo, in una zona tanto remota quanto ostile, viveva un popolo bizzarro che era sopravvissuto al clima estremo e alle privazioni, ma non all'arrivo della civiltà. 
Qui la cultura è orale, ed è difficile sapere quanto della vita inuit verrà tramandato alle generazioni future. Questo libro vuole essere il mio piccolo contributo a che non tutto vada perduto.'
(Robert Peroni - Dove il vento grida più forte). 



Questa è la conclusione del libro, non l'introduzione, non la premessa. Come la vetta. E' quando arrivi qui che sai perchè ci sei arrivato, che sai perchè lo hai letto tutto. 
Che sai perchè è meglio fare il proprio dovere mediocremente che il dovere di qualcun altro perfettamente. 




sabato 1 novembre 2014

Non rispondono al telefono

Le idee non rispondono al telefono, stanno nascoste nelle file o nella pila dei panni da stirare. Si infilano fra le bolle lente dello zabaione che mescoli a fuoco basso, nella ventola del phon, fra i capelli che spazzoli. 
Scappano quando le chiami, le idee, come bambini all'ora del bagno. Sbocciano quando non le guardi, affiorano se la superficie è quieta. 
A pensarci, mi pare un peccato acchiapparle. Ripulirle, impadellarle in un progetto. Sminuzzarle, condirle con sale e pepe e servirle alla platea. Santo cielo, poverette. Io ho deciso: oggi le guardo passare e le lascio volar via. 

mercoledì 22 ottobre 2014

Le persone speciali

Ammettiamolo, le persone speciali ci sono. Persone che fanno il loro lavoro quiete, che crescono figli felici. Persone che sorridono e cantano nelle difficoltà, che piangono calde lacrime torrenziali e poi le asciugano, che a volte sanno lasciarsi cadere. Poi avanti, un passo dopo l'altro, questa è la strada. 
Ci sono persone speciali che non abitano il palcoscenico, che abitano alla porta accanto; alcune hanno perfino il mio stesso modo di ridere, che il sangue non mente. 

Ammettiamolo, le persone speciali a volte vengono a riposare un attimo sulle nostre poltrone e ci si sente un po' sciocchi a non avere altro che un sacchetto di biscotti da offrire al loro zaino. Cosa vuoi che sia. Eppure, io vorrei averli pronti, caldi di forno. Quindi mi auguro che certi giorni, non si sa come, un soffio di vento fra gli stipiti mi faccia venire voglia di rompere le uova e pesare lo zucchero.

giovedì 16 ottobre 2014

Pozzanghere

Attraverso questo mare di foglie cadute -angeli forse, fangosi e umidi, inequivocabilmente perduti - e ho le orecchie dritte e la coda fremente. Entro nelle pozzanghere, ricordi che si allargano, contagiosi e fondi. Negli stivali di gomma ho infilate zampe impavide e fedeli. 
La forza del torrente mi ha riportato in un mondo dove non squilla mai il telefono. Ho abbaiato, per un po'. Ho corso avanti e indietro, dalla porta alla finestra, e poi lungo le strade di casa. Ora sono qui, a rovistare nelle parole, cerco i tesori che ho custodito, le parole che ho messo da parte, quando ne avevo tante da rosicchiare, e la pancia piena. Sentirò i tuoi passi, e avrò qualcosa per te. 

(Lunedì, 13 ottobre 2014)

domenica 5 ottobre 2014

La prima domenica di ottobre

La prima domenica di ottobre, al parco, ci sono tutti. Quelli che soffrono il caldo e quelli che soffrono il freddo, quelli che corrono e quelli che camminano, quelli che pattinano e quelli che pedalano, perche non si suda più e non si scivola ancora. 
Ci sono le foglie verdi e quelle gialle, le signore sole con le amiche e i papà della domenica, quelli con la monovolume piena di caschetti e di rotelle e il terrore nascosto sotto ai tappetini, impolverato di noia. 
Ci sono quelle col cane pulce - e relativa faccia da pulce, e quelle col setter - e relativa coda da setter. 
Ci sono quelli che hanno iniziato la scuola nuova, perchè darsi appuntamento domenica pomeriggio al parco è un perfetto annusarsi da lontano, un serrare le fila con noncuranza, via via che le ore buche, inesorabilmente, si riducono.
Ci sono quelli che si baciano, naturalmente. Quelli che si baciano con lo struggimento senza trasporto dell'amore estivo che finisce e quelli che si baciano col fiato sospeso e lo stomaco annodato, l'amore ancora incartato con la stagnola come il panino nella cartella. 
Ci sono quelli che si sono appena alzati da tavola, due passi prima di rientrare, dopo i cappelletti e la punta al forno, e quelli che telefonano mentre spingono il passeggino, la moglie a casa che mette un po' a posto e la coscienza un po' più pulita. 
Questa domenica, al parco, c'era anche una bambina che faceva le bolle di sapone. Era un po' più grande di una bambina, ma di poco. Di così poco che non c'è un'altra parola per definirla. Aveva i jeans e la maglietta con le maniche lunghe e la coda da giovane setter. Stava in mezzo al vialetto, del tutto incurante dell'ingombro che procurava, e faceva le bolle di sapone. Lentamente. Non correva e non le agitava. Le soffiava fuori una alla volta e le scrutava fisse, concentrata. Io so sempre a colpo d'occhio cosa faranno da grandi i bambini che incontro, ma con questa proprio non riuscivo a decidermi. Scienziata o maga indovina? Poi lei mi ha visto, e senza cambiare espressione - e senza smettere di soffiare - mi ha strizzato l'occhio. Così ho deciso. 

lunedì 22 settembre 2014

Ninna nanna, tanti anni fa

Vento,
ma lontano, fra i rami

Crepuscolo,
di montagna,
di rocce bianche e poi più scure, 
di animali morbidi, nelle tane

Suono di pianoforte, 
in sordina, 
in altre stanze, in altre case
lo senti anche tu (ecco: adesso) oppure ho sognato? 

Risacca sulla sabbia,
quando si avvicina l’aurora, 
stanca e densa, 
parole e musica agli sgoccioli

Porte socchiuse, 
che filtrano lame di luce 
e ombre di mamme, di papà e di nonne,
in punta di piedi.




lunedì 15 settembre 2014

Senza staccare la penna

Davvero ci sarà un giorno in cui nessuno scriverà più con la penna e la matita, tracciando segni, con la propria mano, sulla carta? Perfino io, che istintivamente risponderei ma và a questa domanda, mi accorgo che sempre più spesso la lista della spesa la scrivo sul telefono, che quando dico aspetta che me lo segno la mia mano nella borsa non sta cercando la penna, che vado alle riunioni senza il blocco degli appunti e che se dico mi metto un memo non intendo quasi mai un post it. Eccetera. E se capita a me, irrimediabilmente innamorata del gesto dello scrivere, che snocciolando le parole dalle dita alla carta ritrovo la quiete come certuni coi grani del rosario... A me, dico, che ho passato tutti gli esami della mia vita grazie alla manuale trascrizione e ritrascrizione dei concetti, che di rileggere e di ripetere non ne ho mai voluto sapere e sono andata per anni sostenendo di avere la memoria grafica... Se capita a me, insomma, credemi se dico che il segno non è da sottovalutare. E se ci penso, se penso davvero che questo giorno verrà, mi viene un gran desiderio di vivere fino ad allora, per allestire un gran tavolo di legno forte e soave, riempirlo di penne di ogni tipo, matite e temperini, di carta di ogni grammatura e di ogni sfumatura di bianco e di crema. Anche un sottomano di pelle, ecco, che sognare per sognare, l'avarizia può crepare. Lo metterei in un salone con grandi finestre, questo tavolo, o sotto il portico, d'estate. Per la sera una lampada rotonda,  che illumini solo il foglio e intorno buio. Inviterei i bambini a provare,  e sarebbero tutti timidi, all'inizio. Alcuni però continuerebbero a tornare.

lunedì 8 settembre 2014

D'altronde

Le sembrava di aver capito che col tempo l'anima - un po' come le ossa, d'altronde - diventa molto porosa, e fragile, oppure molto rigida. Che è un modo di essere fragile completamente diverso. 
Le sembrava, inoltre, di trovarsi - ora -  nel punto esatto in cui,  in qualche modo, si poteva scegliere. E tirava un gran vento. 


lunedì 1 settembre 2014

Primo settembre, lunedì

Mi manca solo l'astuccio con le matite nuove. Ho i piedi abbronzati e una buona scorta di azzurro e vento, ho collezionato terrazze e tramonti e perfino un biglietto a quadretti con nomi e indirizzi. Maschera e pinne sgocciolano nella vasca. Ho comprato il formaggio greco e anche questa volta lo lascerò scadere.  E' venuta la pioggia, stanotte, a lavare via agosto; ha lasciato dietro di sè la luce d'oro di settembre, come la fatina dei denti un brillante soldino. Il mio ipad è ricoperto di un colore nuovo che invoglia a cominciare.Via.