Davvero ci sarà un giorno in cui nessuno scriverà più con la penna e la matita, tracciando segni, con la propria mano, sulla carta? Perfino io, che istintivamente risponderei ma và a questa domanda, mi accorgo che sempre più spesso la lista della spesa la scrivo sul telefono, che quando dico aspetta che me lo segno la mia mano nella borsa non sta cercando la penna, che vado alle riunioni senza il blocco degli appunti e che se dico mi metto un memo non intendo quasi mai un post it. Eccetera. E se capita a me, irrimediabilmente innamorata del gesto dello scrivere, che snocciolando le parole dalle dita alla carta ritrovo la quiete come certuni coi grani del rosario... A me, dico, che ho passato tutti gli esami della mia vita grazie alla manuale trascrizione e ritrascrizione dei concetti, che di rileggere e di ripetere non ne ho mai voluto sapere e sono andata per anni sostenendo di avere la memoria grafica... Se capita a me, insomma, credemi se dico che il segno non è da sottovalutare. E se ci penso, se penso davvero che questo giorno verrà, mi viene un gran desiderio di vivere fino ad allora, per allestire un gran tavolo di legno forte e soave, riempirlo di penne di ogni tipo, matite e temperini, di carta di ogni grammatura e di ogni sfumatura di bianco e di crema. Anche un sottomano di pelle, ecco, che sognare per sognare, l'avarizia può crepare. Lo metterei in un salone con grandi finestre, questo tavolo, o sotto il portico, d'estate. Per la sera una lampada rotonda, che illumini solo il foglio e intorno buio. Inviterei i bambini a provare, e sarebbero tutti timidi, all'inizio. Alcuni però continuerebbero a tornare.
lunedì 15 settembre 2014
lunedì 8 settembre 2014
D'altronde
Le sembrava di aver capito che col tempo l'anima - un po' come le ossa, d'altronde - diventa molto porosa, e fragile, oppure molto rigida. Che è un modo di essere fragile completamente diverso.
Le sembrava, inoltre, di trovarsi - ora - nel punto esatto in cui, in qualche modo, si poteva scegliere. E tirava un gran vento. lunedì 1 settembre 2014
Primo settembre, lunedì
Mi manca solo l'astuccio con le matite nuove. Ho i piedi abbronzati e una buona scorta di azzurro e vento, ho collezionato terrazze e tramonti e perfino un biglietto a quadretti con nomi e indirizzi. Maschera e pinne sgocciolano nella vasca. Ho comprato il formaggio greco e anche questa volta lo lascerò scadere. E' venuta la pioggia, stanotte, a lavare via agosto; ha lasciato dietro di sè la luce d'oro di settembre, come la fatina dei denti un brillante soldino. Il mio ipad è ricoperto di un colore nuovo che invoglia a cominciare.Via.
mercoledì 13 agosto 2014
Per ingannar l'attesa
Bisognerebbe che il tempo che passiamo aspettando ci venisse in qualche modo restituito. Una specie di recupero, come nel calcio. Novanta minuti, più il recupero. Lasciamo stare i supplementari, che se nel tempo che ti è dato non ti riesce di mettere a segno una palla, quello resta un problema tuo. Ma il tempo che passi ad aspettare, per quello ci vorrebbe proprio una qualche forma di risarcimento. Perlomeno per la quota in cui ti riesce di aspettare con pazienza e con lo spirito ben disposto. Perchè certo, se riempi l'attesa mangiandoti il fegato o sacramentando, allora non vale. Sarebbe anche un bell'incentivo: quanta gente vedremmo, serafica, in attesa... Prego passi lei, ma si figuri. Scusa ti ho fatto aspettare? Ma non c'è problema, capirai. Anzi, ti ringrazio: può darsi perfino che questa mezz'ora mi serva meglio poi.
Poi, ecco, ci sarebbe il problema di quando farlo, questo recupero. Perchè se arriva sempre e comunque alla fine del nostro tempo regolamentare, senza ulteriori specifiche o eccezioni in funzione delle condizioni soggettive, potrebbe rivelarsi perfino una fregatura. No, così non può funzionare. Sarebbe meglio che ciascuno avesse il proprio serbatoio a cui attingere al momento del bisogno. Quanta gentilezza, quante ulcere in meno, e meno clacson, se aspettando potessimo immaginare il serbatoio che si riempie... E poi, quando stai per perdere il treno, o quando è già sera e la giornata così bella, magari ti viene in mente che hai una bella riserva e potresti anche prelevarti una bella oretta tonda tonda.
E se questa bella pensata l'avessero già avuta? Magari è già così e noi non lo sappiamo. Magari il recupero dell'attesa ci viene regalato, al momento giusto. O casualmente, chissà. Ma solo se abbiamo atteso con spirito sereno.
Ecco, io lo so che questa è solo fantasia di un pomeriggio afoso, ma ora che il dubbio mi è saltato nell'orecchio, credo proprio che farò un bel respiro, prima di iniziare a guardare con astio l'orologio. Almeno finchè il dubbio non sarà stufo di star lì a ronzare.
martedì 5 agosto 2014
Cattivo, Lupo
- Lupo? ... Lupoo? ...... Luuuupoooo??
- Lupo Cattivo, per cortesia. Non ci prendiamo troppe confidenze eh, Bella Bambina. Non è che perchè sei quasi imparentata col cacciatore che qui puoi venire quando ti pare a fare il bello e il cattivo tempo...
- Ma magari, Lupo. Cattivo. Signor Lupo Cattivo. Ma magari, potessi fare il bel tempo. Qua piove un giorno si e l'altro pure... Ma non sarò mica venuta sin qui a parlarti del tempo
- Appunto. Mi chiedevo, cosa sei venuta a fare qui tutta sola soletta? Senza neppure le frittelle. Dì, non se le sarà mica fatte fuori tutte il cacciatore...
- E dai con questo cacciatore. Non sarai mica geloso? Ihih dì la verità che sei geloso... ihih a star nei panni della nonnina ti son venuti degli strani pensieri.....
- Oh, Cappuccetto dei miei stivali...
- Quello è il Gatto
- Cosa centra il Gatto?
- Degli stivali
- Delle sette leghe?
- Il Gatto?
- Oh, io sarò fissato col cacciatore, ma pure tu con sto Gatto.. Insomma, mi hai svegliato dal mio pisolino post prandiale per straparlare?
- Post prandiale??! Lupo, cosa hai mangiato??
- Ma no niente
- Lupo???
- Ma niente due ovetti... in questo bosco non passa più nessuno, da quando han fatto la tangenziale...
- Invece pare che ci sia una sciocchina che s'è venuta ad addormentare proprio nel bosco. Io non lo so cosa si sarà bevuta, fatto sta che è qua da qualche parte a dormirsela della grossa...
- Una sciocchina dici? Ma è abbastanza in carne?
- In carne? Non credo, una Bella, magrolina, capelli lunghi, hai capito il tipo...
- Mmmm secca dici?
- Ma cosa ti importa... Ahhh, ma cosa ti viene in mente, Lupo!!! Non è roba per te
- Bè, mi sarei accontentato di tua nonna....
- Accontentato? Che non ti senta se no ti sistema. E asciugati quell'acquolina, che schifo!!
- Ufff ho una fame... va bè, carina, io andrei. Sempre un piacere eh, incontrarti...
- Aspetta!! c'è il principe che non sa che pesci pigliare
- Si sa, chi dorme...
- Ma non è lui che dorme! è che si è smarrito. Sta le ore a guardarsi allo specchio con le scarpe di cristallo, parla con le mele... è andato, pare che voglia perfino tornar ranocchio.
- E chi può dargli torto? qua gran baci, ma poi in concreto...
-Lupo, sei proprio un animale
-Già
-Sì. Però dai, aiutami a trovare quella là che voglio far carriera, non posso mica far tutta la vita avanti e indietro col cestino delle frittelle...
-A no? e cosa vorresti fare?
-Bè un bacio prima o poi...
-Siete tutte uguali, vieni qua che te lo do io un bel bacio
- Sei mica tanto Azzurro, tu...
- Quante storie. Va là, ce l'ho io un'idea: stavolta la Bella me la metto in pancia, e per ringraziarti della soffiata, questa volta puoi travestirti tu e aspettare che l'Azzurro ritrovi la retta via....
- Lo sapevo che c'era del buono in te, Lupo.
- Io l'ammazzo....
- Lupo Cattivo, per cortesia. Non ci prendiamo troppe confidenze eh, Bella Bambina. Non è che perchè sei quasi imparentata col cacciatore che qui puoi venire quando ti pare a fare il bello e il cattivo tempo...
- Ma magari, Lupo. Cattivo. Signor Lupo Cattivo. Ma magari, potessi fare il bel tempo. Qua piove un giorno si e l'altro pure... Ma non sarò mica venuta sin qui a parlarti del tempo
- Appunto. Mi chiedevo, cosa sei venuta a fare qui tutta sola soletta? Senza neppure le frittelle. Dì, non se le sarà mica fatte fuori tutte il cacciatore...
- E dai con questo cacciatore. Non sarai mica geloso? Ihih dì la verità che sei geloso... ihih a star nei panni della nonnina ti son venuti degli strani pensieri.....
- Oh, Cappuccetto dei miei stivali...
- Quello è il Gatto
- Cosa centra il Gatto?
- Degli stivali
- Delle sette leghe?
- Il Gatto?
- Oh, io sarò fissato col cacciatore, ma pure tu con sto Gatto.. Insomma, mi hai svegliato dal mio pisolino post prandiale per straparlare?
- Post prandiale??! Lupo, cosa hai mangiato??
- Ma no niente
- Lupo???
- Ma niente due ovetti... in questo bosco non passa più nessuno, da quando han fatto la tangenziale...
- Invece pare che ci sia una sciocchina che s'è venuta ad addormentare proprio nel bosco. Io non lo so cosa si sarà bevuta, fatto sta che è qua da qualche parte a dormirsela della grossa...
- Una sciocchina dici? Ma è abbastanza in carne?
- In carne? Non credo, una Bella, magrolina, capelli lunghi, hai capito il tipo...
- Mmmm secca dici?
- Ma cosa ti importa... Ahhh, ma cosa ti viene in mente, Lupo!!! Non è roba per te
- Bè, mi sarei accontentato di tua nonna....
- Accontentato? Che non ti senta se no ti sistema. E asciugati quell'acquolina, che schifo!!
- Ufff ho una fame... va bè, carina, io andrei. Sempre un piacere eh, incontrarti...
- Aspetta!! c'è il principe che non sa che pesci pigliare
- Si sa, chi dorme...
- Ma non è lui che dorme! è che si è smarrito. Sta le ore a guardarsi allo specchio con le scarpe di cristallo, parla con le mele... è andato, pare che voglia perfino tornar ranocchio.
- E chi può dargli torto? qua gran baci, ma poi in concreto...
-Lupo, sei proprio un animale
-Già
-Sì. Però dai, aiutami a trovare quella là che voglio far carriera, non posso mica far tutta la vita avanti e indietro col cestino delle frittelle...
-A no? e cosa vorresti fare?
-Bè un bacio prima o poi...
-Siete tutte uguali, vieni qua che te lo do io un bel bacio
- Sei mica tanto Azzurro, tu...
- Quante storie. Va là, ce l'ho io un'idea: stavolta la Bella me la metto in pancia, e per ringraziarti della soffiata, questa volta puoi travestirti tu e aspettare che l'Azzurro ritrovi la retta via....
- Lo sapevo che c'era del buono in te, Lupo.
- Io l'ammazzo....
lunedì 28 luglio 2014
Certi lunedì
Certi lunedì hanno il cielo pieno di quelle nubi che sembran sempre pronte a sbuffare via e invece restano lì, a stringersi e spingersi.
Poi tu dici 'stamattina metto proprio le scarpe belle' e io ad un tratto credo proprio che non pioverà. Me lo tengo lì, questo pensiero, come quel po' d'azzurro spinto e stretto negli angoli dalle nubi. Forse vogliono solo giocare.
lunedì 21 luglio 2014
Il paradosso dell'ombrello
Mi interrogo sull’ombrello da tempo immemore. Non c’è nulla,
a mio avviso, di così assurdamente anacronistico come l’ombrello.
Possiamo
parlarci – e vederci – da un capo all’altro del pianeta con un click del mouse.
Possiamo controllare la chimica del nostro complicato organismo con qualche
barattolo di pastigliette. Solchiamo i cieli su navicelle dotate di
ogni comfort e illuminiamo palazzi e
città con un interruttore. Abbiamo perfino, e da un bel po’ di tempo, trovato il
modo di guardare negli occhi l’atomo e le sue particelle. Eppure, quando Giove
Pluvio punta il dito, andiamo in giro con un bastone con attaccato in cima uno
straccetto.
E’ mai possibile che per ripararci la testa quando piove non
abbiamo ancora inventato niente di meglio di una specie di fazzoletto da tenere
sulla testa? Niente di meglio di questo sistema che, giusto per stare in tema,
fa acqua da tutte le parti? Sgocciola sul collo e sulle spalle, quando lo
chiudiamo ci restituisce tutta l’acqua da cui ci ha riparato lungo la via e ha
la fastidiosa abitudine di sparire ogni volta che lo lasciamo incustodito. E
quando non sparisce c’è un’unica ragione: nel lasso di tempo in cui lo abbiamo
lasciato nel portaombrelli è spuntato il sole. Nel tal caso, però, è certo che
lo dimenticheremo.
Insomma, questa cosa dell’ombrello mi pare davvero inspiegabile. Gli unici progressi che abbiamo fatto riguardano l'ombrello tascabile, l'apertura automatica e quella specie di tubo raccogli-gocce. Un bel po' sotto la media, direi. Ergo, nonostante mi interroghi sulla questione quasi ogni volta che sono costretta a
servirmene, la spiegazione più convincente resta, nella sua incredibilità, quella del complotto. Ovvero,
che esista una potentissima lobby degli ombrelli che boicotta ogni
tentativo di rendere i suoi membri obsoleti. Se lascio la mia instabile
fantasia libera di sguazzare in questo spunto come un bimbo – senza ombrello –
in una pozzanghera, posso perfino immaginare gli ignari scienziati che incautamente approcciano lo studio del problema, rapiti e torturati in recondite segrete
da loschi ombrelli spietati. E con un
sussulto guardo il mio, che invariabilmente ha una stecca piegata - o altri segni del mio scarso rispetto - e mi auguro che sia clemente.
lunedì 7 luglio 2014
Sasso o piuma
Sassi o piume. Ranocchie o Delfini.
Grandi occhi e piccoli occhialini.
Ti sembra proprio di ricordare,
che immaginare è diventare,
che il vestito da fata non è un gioco da poco
e se la luna è tua amica,
un ululato dal cuore non è peccato.
La linea blu l'hai disegnata,
è una pulce nell'orecchio la monetina tuffata.
Piuma o sasso. Delfino o Ranocchio.
Forse la metto, la testa sotto.
Grandi occhi e piccoli occhialini.
Ti sembra proprio di ricordare,
che immaginare è diventare,
che il vestito da fata non è un gioco da poco
e se la luna è tua amica,
un ululato dal cuore non è peccato.
La linea blu l'hai disegnata,
è una pulce nell'orecchio la monetina tuffata.
Piuma o sasso. Delfino o Ranocchio.
Forse la metto, la testa sotto.
lunedì 30 giugno 2014
Dove
Il bagno delle signore, il bosco scricchiolante di silenzio, l'ombra fresca di una frangia troppo lunga, il retro grande e forte di una reflex, la folla sfocata di un centro commerciale... Qualche volta, per un poco, dove nessuno sa.
lunedì 16 giugno 2014
Le spine delle gaggie
Sono punte di rabbia le spine delle gaggie, sotto le foglie
gentili. Mi manca la ghiaia da schiacciare sotto le ruote, la polvere. La prima
da ingranare, come una porta sbattuta. Salgo e ci sei. La spietata rovente
lucidità di novantanni vissuti. Rovistando fra le tue rughe un sorriso almeno
salta sempre fuori. E finalmente mi è chiaro che prendersi cura è sempre un
doppio senso. Srotoliamo insieme la malinconia, lungo tutta la pianura. La
facciamo respirare. Strappiamo due foglie secche, leghiamo i pomodori. Ripartiamo.
lunedì 9 giugno 2014
Quasi a casa
Quasi a casa, ed è l'ora in cui i fanali iniziano a fare il loro mestiere e tutti i colori del cielo si acquietano sotto la loro coperta blu.
Abbasso la musica. Non la spengo, che davvero il silenzio farebbe eccessivo rumore. Ho piedi densi che calzano suole sottili.
Ora la macchina conosce la strada e io la lascio andare. Hanno detto che questo weekend sarà estate.
Stanotte ho solo me da cullare.
(6 giugno, 2014)
(6 giugno, 2014)
lunedì 2 giugno 2014
Se ci sei
C'è un modo di cicalare che è come abbracciarsi senza parere. Come un cuscino di piccole piume sotto un' incipiente mal di testa.
Non so se anche i maschi hanno l'eguale. Non l'ho mai visto accadere, d'altro canto anche quello che mettiamo in campo noi quando non siamo sole è piuttosto riduttivo.
Lo impariamo da piccole - sgranando fagioli, intrecciando capelli, prendendo un po' di sole o mettendo su il te - e non smetteremmo mai, come certe serate in cui il tempo vola e i bicchieri sono freschi e frizzanti come l'aria di maggio.
Se ci sei batti un colpo. Toc toc. Tutto qui, che non è che poi chiedi sai che ore sono o cosa fa sette per otto. Toc toc. Sistole e diastole. Tutto qui. Non ho bisogno di sapere cos'hai in quella valigia per aiutarti a portarla.
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