lunedì 4 novembre 2013

Si era incamminata

Si era incamminata, lungo il vialetto che portava al bosco, in cerca della pazienza, che - come al solito-  le era scappata. Arrivata all'ultimo lampioncino, della pazienza ancora nessuna traccia.  Non le era rimasto che accendere la torcia e inoltrarsi fra gli alberi ignoti. 
Era già buio quando erano arrivati, con le loro borse del weekend e qualche centinaio di chilometri nelle ruote dell'auto, così il bosco non era per lei che una macchia nera fra l'agriturismo e il borgo vecchio.
Si può raggiungere a piedi - aveva detto il proprietario, consegnando loro il suo caloroso benvenuto, le chiavi della stanza e la mag lite. C'e' un sentiero che attraversa il bosco e finisce su una strada asfaltata, da li si vede il borgo. Al massimo potete incontrare qualche cinghiale.-
Qualche cinghiale, si era ripetuta a mezza voce muovendo i piedi verso il piccolo cerchio di luce, mentre il buio iniziava ad aleggiarle intorno. E non aveva quasi fatto in tempo a terminare il pensiero che aveva già fatto passi a sufficienza per considerare il dietro front una rinuncia. Fu così che il buio la spinse avanti e nel piccolo cerchio di luce affioro' danzante il bandolo di un'avventura.

lunedì 28 ottobre 2013

Lunedì, cronaca


Tutti i lunedì mattina c’era questa cosa della cronaca. Dalla seconda alla quinta. In seconda bastava un pensierino, in quinta bisognava riempire il foglio protocollo. Raccontare cosa avevamo fatto il giorno precedente, domenica.
Che fosse un modo obliquo per dare una sbirciata nelle case e nelle abitudini delle nostre famiglie era, per i genitori, più una certezza che un sospetto. Da parte di una maestra come la maestra Teresa lo consideravano peraltro accettabile. E quindi, a maggior ragione, se ne preoccupavano.  Si preoccupavano della panoramica che le cronache avrebbero offerto sulle nostre domeniche: del voto che avrebbero meritato le attività che proponevano alle loro bambine e ancora di più si preoccupavano delle intimità familiari che le bambine, con la loro stilografica innocentemente implacabile, avrebbero svelato sotto i grandi occhiali della maestra Teresa.
Io alla domenica andavo in campagna. Certo, c’erano anche le domeniche delle gite e le domeniche del divano, ma il novanta per cento delle domeniche la mia famiglia le trascorreva in campagna, nella casa dei nonni sulle prime colline. La descrivevo ogni lunedì. La collina, il bosco intorno e 'la vista sul mondo'. Credo di aver scritto questa frase un migliaio di volte. La maestra Teresa ogni lunedì pomeriggio era tentata di saltare a piè pari tutta la prima parte – che conosceva a memoria – ma il senso del dovere la obbligava a leggere per correggere eventuali a senz’acca o virgole messe a caso. Di solito ce ne erano, e questo, almeno, la distraeva un po’. Esaurito il quadro d'insieme si passava alle pennellate stagionali: le foglie d’autunno e le castagne, gli scivoloni sulle neve e gli omini vari, con pittoresche descrizioni delle mani gelate e dei nasi colanti, le primule nel sottobosco, la terra dell’orto da vangare con relativo ritrovamento di lombrichi e lumache. Qualche volta capitavano avventure con cagnolini, uccellini caduti o visite da parte dei cavalli del vicino maneggio. Invariabilmente però, al calar del sole 'tornavamo a casa stanchi ma felici'. E stanca ma felice era pure la maestra Teresa quando arrivavano le cronache in cui gli alberi erano carichi di ciliegie e il maggiociondolo ‘era una nuvola d’oro’ perché questo voleva dire che Giugno era arrivato.
Alla fine della quinta abbiamo invitato la maestra Teresa per un pomeriggio in campagna. Io la osservavo mentre si guardava intorno e faceva i complimenti ai nonni e speravo con tutta me stessa che avesse almeno un attimo di deja vu. (E, naturalmente, che quella sera rientrasse a casa  stanca ma felice).

lunedì 21 ottobre 2013

Rispondessero, almeno.

Certe volte sono gli alberi che corrono, ai lati dei finestrini. E noi, fermi, li salutiamo con la mano. Imperterriti.
 
 
 
 

domenica 13 ottobre 2013

Mezzanotte e un quarto


Smemo!
...
Smemo!!
Eccomi cara.
Santo cielo, Smemorina, mi hai fatto di nuovo le scarpe di cristallo...ma dove hai la testa?!
Oh, sono deliziose. Con quel piedino adorabile ti stanno un incanto.
Deliziose, certo. Proprio perfette per salire e scendere dal FrecciaBianca. E non parliamo di andarci in bici.
Bici? È perché mai dovresti andare in bici? Hai sbocciato ancora la zucca? Santo cielo, Cindarella... 
Ecco appunto, dovresti vedermi, a parcheggiare quell'arnese. Una citycar no eh?! 
Cocca mia, lo sai che non è questo il punto. Se tu non andassi sempre così di corsa, se facessi una cosa alla volta. Adesso per esempio, ascoltami, invece di pasticciare con quel telefonino.
Si dice smartphone, Smemorina. Massi ti ascolto, cosa mi volevi dire?
Eh, chi lo sa? Ormai è andato. Sto proprio perdendo la memoria
Sto...
Ma cocca,  tu invece hai perso una scarpa!
Lo credo bene, tu dimmi come si può fare una fuga decente con questi affari di cristallo ai piedi. Perché vedi, quando la mezzanotte arriva - e arriva, credi a me, certe volte arriva in un lampo- ai piedi bisognerebbe avere le ali.
Ih ih, brava cara, anche questa volta ce l'hai fatta, in un modo o nell'altro.
In un modo o nell'altro non è la stessa cosa. Questo modo e' di Pollicino. Io mi son stufata di farmi trovare. E di tornare sempre a casa coi piedi neri e le vesciche. Guarda Smemo, ti ho portato il catalogo della Nike, vedi di farci un pensiero eh!?

domenica 6 ottobre 2013

Ok, proviamo


Ok proviamo. Come se fosse lo spezzone di un film.  Come se qualcuno, casualmente, avesse ripreso la scena.
Una piazzetta quadrata, con le panchine verdi e le aiuole e il suo bel platano al centro. Io seduta con il mio libro sulle ginocchia e un’ora d’attesa tutta per me. La gamba dolorante allungata sulla fedele stampella rossa. 
Suona la campanella e dalla scuola elementare sciamano fuori i bambini vocianti. Corrono fra le panchine e il platano e le aiuole, schiamazzando e giocando come tutti i bambini del mondo e della storia al suono della campanella. Non alzo la testa: il mio libro è troppo bello e il dolore troppo denso per lasciar spazio al minimo interesse per i dintorni della mia bolla. Percepisco visi e voci ai margini del mio campo percettivo, li registro  in automatico, la testa immobile e gli occhi rivolti alle pagine.
C’è la biondina con l’apparecchio e la gonna coi volants, c’è la magrebina un po’ timida coi capelli folti e gli occhi bellissimi, c’è il ciccione che urla e fa il gradasso e la mora con la frangia che corre più veloce di tutti, c’è anche quello alto alto che cerca di organizzare il gioco ma nessuno se lo fila e naturalmente c’è quello col ciuffo sugli occhi che ce la mette tutta per far capire che non gli interessa affatto di giocare e armeggia con gli auricolari. E via di seguito tutti gli altri.

Dopo un po' arriva anche il piccoletto con la bici nuova, che sgomma e impenna e inchioda perché deve far vedere che ha la mountain bike e ovviamente ad un certo punto arriva a un pelo dalla mia gamba stesa. Resto con gli occhi fermi sulla riga. Ma stà attento, non vedi? A quel punto alzo la testa, lentamente.
E’ il più normale dei bambini normali, che ha parlato. Maglietta benetton verde pistacchio e due belle guance da pastasciutta. Grazie. Lo dico guardandolo negli occhi, senza emettere suoni, muovendo solo le labbra. Il ciclista si è allontanato con uno sbuffo di ghiaia. Lui resta fermo, con gli occhi  fissi nei miei, mentre le guance da pastasciutta lentamente si imporporano. Non distoglie lo sguardo, e neppure io. Ci guardiamo, e lui arrossisce e resta fermo in mezzo al gioco, come colto da un pensiero, o da un incanto. Finchè mi sembra di vedere lui che rivede la scena, in bianco e nero, fra molti anni. Una signora misteriosa, straniera, remota e immobile come una statua, aveva detto grazie a lui, solo a lui, che aveva fatto qualcosa per rendere il mondo un po’ più sicuro, un po’ più pulito.

Si riscuote al richiamo della madre. Dai, andiamo, che ci sono i nonni a pranzo. Mi assicuro di aver ripreso la lettura, quando si volterà indietro, solo un'attimo, infilando la cartella, all'altezza del platano.
 

giovedì 26 settembre 2013

I cani e i lupi

I libri, come i ristoranti, le borse e probabilmente le persone, si scelgono per certi particolari. Particolari che si incastrano giusti giusti nei nostri ingranaggi segreti e fanno partire il meccanismo della giustificazione razionale. 

Io, questo libro, l'ho scelto per questo particolare: 'Fin da piccola Ada accompagnava spesso nei suoi giri il padre, un tipo mingherlino dagli occhi tristi, che le voleva bene e che trovava conforto nel tenerle la mano'. E accorgendomene mi é sorta una gran gratitudine per quella professoressa che ha sottratto un po' di tempo allo studio delle regole per dedicarlo ad allenare il nostro orecchio. Forse sapeva, che avremmo scelto per certi particolari.

mercoledì 18 settembre 2013

If Winter Comes*


A pensarci ha dell'incredibile che ci siano persone che vivono senza le stagioni. Senza il cambio degli armadi e la voglia di lana che ti invade alle prime luci d'oro di settembre, senza i piedi bianchi che si rannicchiano nelle ballerine, vogliosi di sole, allo spuntare di maggio.
Chissa com'è aver sempre piu o meno la stessa luce all'ora di cena e lo stesso peso sulle membra quando si va a dormire. Chissà se manca a loro il virare dei desideri del palato, che segue l'inclinazione dei raggi del sole e mi fa entrare in letargo la voglia di granita, per risvegliarla poi, puntualmente, insieme ai tulipani.  
Chissà se manca a loro anche la metafora delle stagioni, con la sua scontatezza rassicurante, e il pensiero consolatorio che se soffia forte il vento dell'inverno la primavera non può essere lontana. 
 
(* 'If Winter comes, can Spring be far behind?' Percy Bysshe Shelly, Ode al Vento occidentale, 1819)

martedì 10 settembre 2013

Senza volere, mentre ti allontani


Davanti a certi tavolini, davanti a certe stazioni, davanti a certi bicchieri di una cosa qualunque, e a certi occhi che hai conosciuto, tanto tempo fa, certi occhi che tanto lo sai che non rivedrai, anche se dici rivediamoci presto, ma, soprattutto, quello che sai, è che non importa a nessuno se li rivedrai. E’ davanti a questi tavolini, a queste stazioni, a questi bicchieri, che puoi raccontare dieci anni in venti minuti e farlo per davvero. Talmente per davvero che mentre ti allontani, verso il tuo treno, ti rendi conto che fra i saluti e i due baci sulle guance hai detto ‘è stato bello ritrovarsi’ e senza volere è stato lì che hai detto tutto.

venerdì 30 agosto 2013

Le mie Odle

Ci sono luoghi talmente affollati di ricordi che pensi non ci sia posto per altro. Menochemai per questo passo greve, per questa fatica contratta, impaziente, graffiata.
 
E gli scarponi sono lì, zitti.
 
E tu fai finta di non guardarli.
 
Ma lo zaino lo riempi, e pure la borraccia. E il Sella ti stende davanti un cielo che sfido chiunque.
 
Allora tu prendi tutte quelle mani, quelle che ti afferrano lo zaino senza sentire ragioni, quelle che ti mettono in mano il biglietto dell’ovovia, quelle che sono già pronte a massaggiarti prima ancora che tu ti metta in cammino e poi quelle che ti accarezzano la testa dalle nuvole e quelle minuscole che ti fanno un mezzo ciao ammiccante e appiccicaticcio dietro la balaustra di un passeggino e quelle che hanno disegnato case mucche ed elicotteri proprio per te. E anche quelle che ti hanno piegato a forza quello che di piegarsi non voleva saperne, sì. E quelle che sbucano da ogni panchina di questa valle, con te coi codini che stampi baci sulle gote, ovvio. Ok, prendi tutte queste mani a mucchio e le lanci verso il cielo. E vai.
 
Non resta che lasciarsi alle spalle la folla dei gitanti all’arrivo della cabinovia sfoderando quello sguardo che avevi conservato nel cassetto per chissaquale nostalgia. Che poi non c’è da andarne fieri, lo sai, arrogante che non sei altro, ma è più forte di te. Quel modo di farsi largo un po’ sprezzante di chi pensa che se la salita non la senti nelle gambe il panorama non sa di niente. Come il quadretto di cioccolato se non hai sudato, peraltro.
 
E poi arrivi sotto l’ala delle Odle, insieme allo stormo dei gracchi. E hai sudato abbastanza per scartare il cioccolato. E quando gli occhi si riempiono di quello che vedi da lì, con la salita nelle gambe, allora capisci che c’è ancora posto, c’è posto per questo e per altro. Quindi, quando Lui ti chiede, dolcemente, vuoi una foto, tu rispondi sì. E non c’è nessun bisogno che Lui ti dica sorridi.

domenica 25 agosto 2013

San Giacomo, Valle Aurina


Non lo sapevo, che un tramonto potesse essere color smeraldo. Nè che si potesse attraversarlo, su un crinale stretto che sale verso la chiesa più piccola del mondo, con intorno il suo cimitero coi fiori e il cancello di ferro battuto e lo scampanio placido delle mucche.
Non lo sapevo, ma attraversare fianco a fianco un tramonto color smeraldo, dritti verso un'unica piccola stella appena accesa, certe volte, é come guadare un grande fiume. Uno di quelli per i quali pensavi fosse necessario il traghetto, uno di quelli per i quali il traghetto non arrivava mai.

lunedì 5 agosto 2013

Delle Brame, Specchio

Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?
Dunque, intanto dobbiamo intenderci sul il concetto di bellezza, che, come sappiamo, è relativo.
No, ti prego, non cominciamo con le risposte da consulente.
Sul serio, Matrigna, questa bellezza mi pare che la soppravvalutiate un po': non sarebbe ora di pensare a cose più serie, in questo vostro bel reame?
Specchio, falla finita che se cosi non fosse tu neanche saresti stato pensato, altro che star nella bambagia in questo po' po' di cornice, sempre tirato a lucido  e pure guai a romperti...
Ecco appunto, stai calmina che se ti parte lo scettro in men che non si dica ti becchi pure sette anni di sfortuna. Nera.
In che senso 'pure'?
No va bè niente. Dicevo così, visto che quella là fa girar la testa ai sette nani, a Pollicino e ai suoi fratelli e pure il cacciatore pare che per star dietro al suo faccino pallido si sia scordato la nonna nella pancia del lupo... ecco a mio modesto parere hai già abbastanza gatte da pelare...
Ma cosa ne vuoi sapere tu, che rifletti solo quello che hai a un palmo dal naso?!
Eh, riflettere. Sarebbe mica ora che cominciassi a riflettere un po' anche tu?!
Ma si può sapere cosa ti é preso? Sei stato ancora a cena dal grillo parlante? No zitto, non voglio saper niente che poi ricominci a tergiversare. Dai concentrati, sono o no la più bella del reame?
Ancora con sta bellezza?!! Non va di moda quest'anno! Non li leggi i giornali? Quant'è che non vai dal parrucchiere?
No va bè é che una tipa con una scarpa sola mi ha consigliato una certa Smemorina che ti fa la piega senza neanche il phon, che sai, secca i capelli in un modo...
Ah questo sì che é un bel problema.
Oh ma la vogliamo finire con tutto questo sarcasmo gratuito?
Ti piacerebbe! Al giorno d'oggi di gratuito non c'è più niente. Nessuno da niente per niente. Neanche una misera mezza stagione.
Tu sragioni. Avrai mica fatto indigestione di quelle belle mele rosse...
Ma quali? Quelle che levano il medico di torno, ma per davvero?
Ma basta, cosa ti impicci!! Rispondi alla domanda e poi taci, che mica ti pago per pensare. Allora: sono o no la più bella?
Sai cosa sei, Matrigna? Tanto simpatica...

giovedì 1 agosto 2013

Come quando


Ci sono sogni che non si avverano e fiori che non sbocciano. Ci sono bruchi che, semplicemente, si addormentano.
Sono uscita sul ponte della mia barchetta di carta e c'era solo quel cielo profondo e liscio, cui non ti verrebbe neanche in mente di far domande. Ho detto avanti capitano, che i pennarelli per disegnare il timone non me li hanno dati. Eppure il vento soffia ancora. E spruzza acqua alle navi sulla prora. Come quando ancora credevamo che vissero per sempre felici e contenti fosse un finale scontato. Avanti capitano, che il vento soffia, soffia ancora.