lunedì 5 agosto 2013

Delle Brame, Specchio

Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?
Dunque, intanto dobbiamo intenderci sul il concetto di bellezza, che, come sappiamo, è relativo.
No, ti prego, non cominciamo con le risposte da consulente.
Sul serio, Matrigna, questa bellezza mi pare che la soppravvalutiate un po': non sarebbe ora di pensare a cose più serie, in questo vostro bel reame?
Specchio, falla finita che se cosi non fosse tu neanche saresti stato pensato, altro che star nella bambagia in questo po' po' di cornice, sempre tirato a lucido  e pure guai a romperti...
Ecco appunto, stai calmina che se ti parte lo scettro in men che non si dica ti becchi pure sette anni di sfortuna. Nera.
In che senso 'pure'?
No va bè niente. Dicevo così, visto che quella là fa girar la testa ai sette nani, a Pollicino e ai suoi fratelli e pure il cacciatore pare che per star dietro al suo faccino pallido si sia scordato la nonna nella pancia del lupo... ecco a mio modesto parere hai già abbastanza gatte da pelare...
Ma cosa ne vuoi sapere tu, che rifletti solo quello che hai a un palmo dal naso?!
Eh, riflettere. Sarebbe mica ora che cominciassi a riflettere un po' anche tu?!
Ma si può sapere cosa ti é preso? Sei stato ancora a cena dal grillo parlante? No zitto, non voglio saper niente che poi ricominci a tergiversare. Dai concentrati, sono o no la più bella del reame?
Ancora con sta bellezza?!! Non va di moda quest'anno! Non li leggi i giornali? Quant'è che non vai dal parrucchiere?
No va bè é che una tipa con una scarpa sola mi ha consigliato una certa Smemorina che ti fa la piega senza neanche il phon, che sai, secca i capelli in un modo...
Ah questo sì che é un bel problema.
Oh ma la vogliamo finire con tutto questo sarcasmo gratuito?
Ti piacerebbe! Al giorno d'oggi di gratuito non c'è più niente. Nessuno da niente per niente. Neanche una misera mezza stagione.
Tu sragioni. Avrai mica fatto indigestione di quelle belle mele rosse...
Ma quali? Quelle che levano il medico di torno, ma per davvero?
Ma basta, cosa ti impicci!! Rispondi alla domanda e poi taci, che mica ti pago per pensare. Allora: sono o no la più bella?
Sai cosa sei, Matrigna? Tanto simpatica...

giovedì 1 agosto 2013

Come quando


Ci sono sogni che non si avverano e fiori che non sbocciano. Ci sono bruchi che, semplicemente, si addormentano.
Sono uscita sul ponte della mia barchetta di carta e c'era solo quel cielo profondo e liscio, cui non ti verrebbe neanche in mente di far domande. Ho detto avanti capitano, che i pennarelli per disegnare il timone non me li hanno dati. Eppure il vento soffia ancora. E spruzza acqua alle navi sulla prora. Come quando ancora credevamo che vissero per sempre felici e contenti fosse un finale scontato. Avanti capitano, che il vento soffia, soffia ancora.

lunedì 22 luglio 2013

La Resa dei Nonni

Ognuno di noi é cresciuto con qualche regola inviolabile. Ho conosciuto un uomo cui per tutta l'infanzia era stato così severamente proibito di scendere le scale da solo che a quarant'anni ancora esitava e, potendo, tendeva a preferire l'ascensore. Ho anche un'amica che anche a se ha mangiato solo quattro foglie di insalata e la temperatura del mare é di 32 gradi, se non son passate tre ore dalla fine del pasto non si bagna neanche le caviglie.
Bene, io sono cresciuta con il divieto di mangiare i dolci tipici di una certa ricorrenza al di fuori di quella ricorrenza. E fin che si tratta di non mangiare il panettone a ferragosto nessuna fatica. La fatica ha sempre riguardato, per me, i biscottoni di pastafrolla ricoperti di glassa che, nella mia città, si mangiano tradizionalmente il giorno dei morti e il giorno del santo patrono. Rispettivamente prendono il nome - e la forma -  di 'scarpette di Sant'Ilario' (la leggenda narra di un calzolaio e di scarpe donate ad un povero viandante) e di 'ossa da morto' (sorvoliamo sull'aspetto macabro). Che cosa accomuni il giorno del morti con la festa del patrono, rendendoli festeggiabili con lo stesso dolce non l'ho mai capito, fatto sta che ho sempre adorato, nella loro casalinga semplicità, tanto le ossa quanto le scarpette, che arrivavano in casa nel loro pacchettino, ben decorate di codette di zucchero multicolore, rigorosamente solo due volte l'anno.
Ad un certo imprecisato punto della mia infanzia - probabilmente quando il mio naso ha raggiunto la soglia fatidica del bancone della pasticceria- scoprii che il biscottone faceva la sua comparsa sulla scena ben più di due volte l'anno. A carnevale, per esempio, si presentava in forma di mascherina, a Pasqua sotto le mentite spoglie di campanella e via discorrendo. Certi illuminati pasticceri trovavano praticamente ogni giorno una forma che ne giustificasse la comparsa. Potete immaginare la mia scodinzolante golosa felicità. Ma. Ma quando aprii la bocca per manifestare il mio interesse all'acquisto la risposta fu chiara, irremovibile e inequivocabile. Si mangiano solo a Sant'Ilario e per i Morti. Ma questi sono fatti a cuore. Non importa.
Capite? Era la voce della rettitudine che non si lasciava sviare dalle strategie di biechi pasticceri, pronti ad ogni blasfemia pur di far tintinnare qualche moneta in più nel loro cassetto. Come avrebbe potuto, questa voce, non lasciare un segno idelebile in una mente bambina assetata di verità quale era la mia? E lo lasciò a tal punto che nonostante la gola, tutt'oggi non mi sognerei mai di trasgredire e aspetto paziente la comparsa delle ossa e delle scarpette, versione originale e solo per un giorno. Neppure se me le offrono a casa d'altri riesco a mangiarle.
Ebbene, quella voce cosi retta e chiara, inequivocabile e irremovibile, proprio quella stessa voce, l'altra sera (mancavano 122 giorni ai morti e 194 al santo patrono) pronunciò le seguenti parole: vuoi un biscotto? mentre mi allungava la pasta frolla con glassa e codette, beatamente adagiata sul suo bel vassoietto dorato, in infingarda forma di innocuo alberello. E poi, quando l'eco del mio gigantesco e feroce EH?!! accennava a spegnersi, quella voce aveva proseguito, con serafica indifferenza: 'avevamo le nipotine oggi, so che a loro piacciono'.
Nessuno, proprio nessuno é immune dalla sindrome dei nonni.
Io però, non l'ho mangiato. La rettitudine ha bisogno di custodi.
Quanto ho detto che manca al due novembre?

domenica 14 luglio 2013

Con le mani a coppa

Escono goccia a goccia, le parole. Come da un rubinetto arrugginito, col suo affaticato cigolio. 
Vengono da lontano, le parole, stropicciate e pallide. 
Non resta che aspettarle, respirando. 
Raccoglierle, le mani strette a coppa. Riempire una tazzina, un bicchiere. Quanto basta per poter essere sussurrato. Per poter chiedere in prestito una preghiera.

martedì 2 luglio 2013

Ehi, tu

Ehi tu, con quei piedi nuovi, buoni giusto da mordicchiare.
Sì, dico a te, con quel naso che che segue le coccole, segugio d'affetto.
Guarda di non avere paura di sbucciarle, quelle ginocchia lisce che aspettano solo un bel paio di croste - e i baci che ne conseguono, d'accordo. Perchè sai una cosa? Non si può correre e proteggersi tutto nello stesso tempo. Ci sono altri che ci pensano, a quello. Tu pensa a correre, anche nelle pozzanghere se ti pare, e lasciali fare. Di solito sanno quello che fanno. E comunque, hanno pure una bella provvista di acqua ossigenata.

domenica 23 giugno 2013

Vorrei averle


Cercare una persona nei libri che ha amato.
Come cercheresti il suo odore negli armadi, le sue impronte sul sentiero che va al pozzo. Come seguire il dito che indica le costellazioni.
L'enigma e il racconto, il filo teso della caccia, il tesoro promesso.
Vorrei averle, le parole per raccontarlo.

sabato 15 giugno 2013

Rosso, Capuccetto

Bella bambina dove vai?
Saperlo, lupo. Mi sono infilata in un bosco, ma in un bosco, che più nero non si può.
A me lo dici, che l'ultima volta che ho visto una radura non ho fatto neanche in tempo a dire bau che mi son ritrovato con la cuffia della nonna in testa e un coltello in pancia.
Lupo, ma perché mai avresti dovuto dir bau? Avrai mica perso pelo, vizio e senno in un sol colpo?
Pensa per te, che a quanto pare hai perso il cestino con frittelle. Dove l'hai smarrito?
La via ho smarrito lupo, la via. Altro che le frittelle.
Eppure hai trovato me. Come da copione.
Un gran bel copione, non c'è che dire. Trito e ritrito. Gira che ti rigira finisco sempre nella bocca del lupo.
Che bocca grande che hai, però, non l'hai ancora detto.
No, per quello aspettiamo la nonna.
Ancora malata?
Finge. Credo che sotto sotto voglia incastrare il cacciatore. Ma com'è che sei ancora qui a menare il can per l'aia e non sei ancora corso via per la strada più breve?
Ah, la mia artrosi.
Senti lupo, ti faccio una proposta. Lasciamo la nonna a giocare a burraco coi tre porcellini e ci facciamo un pisolino sotto questa bell'ombra.
I tre porcellini? Ma questa é un'altra storia.
Appunto. Facciamola va.

lunedì 10 giugno 2013

Di zucchero, di tulle, di nuvole e farfalle.


Come farfalle azzurre, riempiono il prato. Un pasticcino, un bicchiere, un bambino che tira la gonna – finalmente estiva – posso andare sull’altalena, chiedilo al papà; un altro si improvvisa prestigiatore incantando la bisnonna col mazzo da briscola e aggiudicandosi un altro bignè.  
Ci sono tutte le età su questo prato, legate con nastri di raso – bianco e azzurro, per l’occasione. Ci sono parole di mandorle e zucchero, mescolate all’eleganza festosa e leggera che tutto, su questo prato, suggerisce. Parole che vanno a segno senza rumore, come farfalle.
Le giacche ormai tolte, i capelli liberati,  la cupola solenne sotto alla quale avevano pregato - una famiglia intorno ad un altare, un sacerdote senza microfono, una veste bianca piccolissima e una candela e l’olio profumato- è  sfumata in un cielo rotondo. C’è una grande nuvola, a riparare dal sole. Naturalmente ha i baffi, e non è sola.

lunedì 3 giugno 2013

Piuma

Esiste la possibilità che i pensieri si affollino all'ingresso dello stomaco, come ragazzine all'apertura dei saldi. La possibilità che il respiro si trovi imbottigliato nel traffico assordante dell'ora di punta di certi fantasmi.

Esiste.
 
Allora, tu, molla la presa.
Apri le mani.
Lasciala salire, come marea di notte.
Senti la sua schiuma, ruvida, nella gola.
Il suo sapore di sabbia e muschio.
Non repingerla, respirala.
La paura.
Lascia che scenda nei polmoni, fino in fondo, poi fuori.
Lentamente.
Tutta.
 
E poi guardami fino in fondo. 
Guardami guardarti.

Perché ormai l'abbiamo capito, senza ombra di dubbio, che  il contrario di paura è fiducia. Una piuma.


 

venerdì 24 maggio 2013

La tristezza bella

Uscivamo dalla finestra della camera, dopo essere rientrate dalla serata intorno ai tavolini del bar del paese, con i ragazzi del posto e la compagnia dell’estate, quella che si radunava quando i villeggianti riaprivano le case, portando i figli e gli amici dei figli dalle città vicine. Mi piaceva immensamente, quella settimana  sugli appenini, ospite dei genitori della mia migliore amica. Il bagno al fiume, la passeggiata a cavallo, i motorini, uscire dopocena e rientrare a piedi con la pila, chiacchierando fitto nonostante la salita. Nella cucina con le finestre sul bosco ci facevamo la camomilla - attente a non fare rumore-  e staccavamo due grossi pezzi di cioccolato dalla tavoletta. Poi scavalcavamo la finestra della camera - usare la porta ci pareva prosaico -  e attraversavamo il prato.

Ci sedevamo in faccia alla luna e, con la tazza fra le ginocchia e il cioccolato sotto il palato, davamo la stura alla tristezza bella. La chiamavamo così, quella specie di nostalgia preventiva che riversavamo come un romantico rigurgito sui ragazzi che ci piacevano. Naturalmente ci piacevano immensamente di più quando erano lontani e potevamo sfocare la loro immagine a nostro piacimento.  Perché la tristezza bella era la nostalgia di qualcosa che ancora non avevamo provato. La dolce sfrontata certezza che lo avremmo provato. La paura segreta di non provarlo mai.

Dopo un congruo numero di lui mi ha detto e io ho risposto e di cosa dici domani gli telefono – perché si andava al bar a telefonare coi gettoni e poteva anche capitare che non rispondesse nessuno o, peggio, sua madre –  arrivavamo al punto. Il punto era che venti giorni fa ci sembrava di morire per uno che ora a ripensarci ci faceva venire i brividi. Come si fa a sapere se è quello giusto. Mia nonna dice che devi immaginartelo sul water: se ci riesci e non ti fa ridere è lui. Silenzio. Risata. Non è lui.
 
Finivamo la camomilla ormai tiepida e gli scampoli di risata,  scuotevamo l’erba dai pigiami e tornavamo a scavalcare la finestra. Nei lettini gemelli, con la luce spenta e le palpebre pesanti,  chiedevo in un sussurro: ... Ba? ma per te esiste l’amore eterno?
Per me sì - rispondeva la mia migliore amica - scusa, pensa ai tuoi nonni.

 

lunedì 13 maggio 2013

Ricevere


Avete un bel dire voi, che dobbiamo star tranquille, che non importa. E' una causa persa, rassegnatevi.
Quando gli ultimi trenta minuti iniziano a rintoccarci fra un'orecchia e l'altra, ecco che le spie cominciano a lampeggiare. Se osservi bene la nostra fronte puoi vederle in trasparenza.
Gialla: infornare lo sformato; blu: attenzione non hai messo le salviette in bagno; rossa: bip bip bip gatto superstite a ore quattro, gatto superstite a ore quattro biiip biiip; gialla: disporre gli aperitivi; blu: attenzione non hai messo le salviette in bagno; gialla: il lavandino é ancora pieno di pentole; rossa: biiip biiiiiip  ciabatte nell'ingresso biiiiip biiiip; gialla: mescolare la zuppa;  blu: attenzione non hai messo le salviette in bagno; rossa: la zuppa é troppo asciutta, assaggiare la zuppa, biiiiiip zuppa salata. E sopra tutto c'è quella scritta che scorre, di un verde tenue, ingannevolmente innocua: p o t r e b b e r o a r r i v a r e i n a n t i c i p o

Capisci? Non possiamo farci niente: a quelle come noi, in età prenatale, un essere diabolico ha impiantato sull'osso frontale il pannello di controllo. Non serve a nulla che ci diciate stai calma. Come quello sprovveduto di cameriere che disse alla padrona di casa: signora non si agiti, e lei rispose: certo che mi agito, mi agito moltissimo, e infatti poi riesce tutto bene. Che, nella fattispecie, era pure vero: in altri casi (ehm) magari basta a malapena per evitar disastri, ma questo é un altro discorso.
Il punto é che se tentate di far conversazione negli ultimi cruciali trenta minuti vi beccate uno sssth che vi spettina (e poi luce rossa: biip biiip marito impresentabile); uno sssth come quello che ci becchiamo noi quando apriamo la bocca il minuto prima della partenza del gran premio, per intenderci, quando le macchinine sono sulla griglia di partenza e fanno fare la voce grossa ai motori.

Quello che vorrei che capiste, però, è che proprio come per voi é un piacere la tensione di quella partenza, altrettanto é per noi il piacere di quei fatidici meno trenta, in cui rincorriamo a perdifiato l'idea che potremmo anche riuscirci, ad accogliere i nostri ospiti in uno sfavillare di semplice, allegra, domestica magia.

Come dici? Tante belle parole però poi quando sta per partire il gran premio a stare zitta non ce la faccio mai?

Ehm. Vabè facciamo così: ognuno si becca il proprio sssth e amen.

lunedì 6 maggio 2013

Caccia

Sapevo che c’era. Schiacciata sul fondo, mimetizzata nella sabbia. Ho nuotato piano piano tutt’intorno cercando di distinguere gli occhi, come mi hai insegnato tu. Le gambe lente e il sole sulla schiena, finchè l’ho vista guizzare – sapevo che c’era. Ha alzato uno spruzzo di sabbia leggero come un velo di malinconia e si è riconficcata sotto. Sono rimasta immobile, senza opporre resistenza alla corrente, senza perdere di vista i suoi occhi. Un bastoncino, una foglia. Il tempo. Ho aspettato che la sabbia tornasse a posarsi, poi ho spinto l’aria in fondo ai polmoni e mi sono immersa fino a sentire i granelli sulla pancia. Ho mosso appena l’acqua intorno, con le mani aperte, e subito si è sollevata svolazzante, ha preso il largo, la tua allegria. Allora ho preso fiato e le sono andata dietro.