domenica 5 agosto 2012

Click Books

C'è una cosa che non avevo messo in conto, nella stima del prezzo da pagare per godere degli innegabili vantaggi del mondo e-books. Avevo valutato le cose più ovvie: ad esempio la sensazione di povertà sensoriale causata dal maneggiare sempre lo stesso oggetto, con la medesima consistenza tattile e un odore sempre uguale. Cosi ovvio che avevo date per scontate sessioni esplorative in libreria, con il naso fra le pagine e i polpastrelli all'erta. Avevo messo in preventivo anche la mancata corrispondenza fra l'avanzare della storia, la progressiva familiarità coi personaggi e lo spostamento di spessore dalla mano destra alla sinistra, così come ero consapevole di quanto mi sarebbe mancata la differenza fra leggere un libro nuovo e rileggere un libro già letto, con le sue pieghe e le pagine che han preso luce e quelle che son state più volte accarezzate. Sapevo che aprire un libro intonso e ritrovare un vecchio libro sarebbe stato assurdamente la stessa cosa: anche se avessi letto la stessa pagina centinaia di volte, per anni, si sarebbe aperta sempre allo stesso modo. Lo sapevo.  Ma una cosa che proprio non avevo messo in conto é la sensazione di spaesamento che avrei provato una volta finito il libro. Lo smarrimento che mi avrebbe causato non poter scrivere a matita - leggero- il mio nome sulla prima pagina, pensando 'a chi potrà piacere?'. Decidere a chi prestarlo. Tenerlo per qualche giorno sulla mensolina dell'ingresso in attesa dell'occasione per consegnarlo alla persona prescelta. Un e-book quando è finito è finito. Un click per spostarlo nella cartella 'letti' e in un secondo é fatta. Come amici che partono senza saluti perché tanto ad ogni momento puoi richiamarli sullo schermo con un click. Non avevo idea che mi sarebbe mancato salutare i libri con un abbraccio e sospingerli dolcemente verso il prossimo lettore.

sabato 21 luglio 2012

Il Gambero


- Ah ecco, vi consiglio questo: si chiama Il Gambero, è un ottimo ristorante di pesce, a venti minuti da qui, sulle colline – e aggiunge -  a me piace tantissimo, ci vado spesso. Se volete posso prenotare per voi –
La receptionist ha già in mano la cornetta e sorride, di quel sorriso bianco che solo le donne molto brune possono sfoggiare. Ha una grazia particolare, una specie di riuscita miscellanea fra la professionalità richiesta dal Grand Hotel, l’efficienza leggera tipica della Romagna  e il calore partenopeo da cui proviene – sempre che il nome sul cartellino non tradisca. Perché a volte, i nomi, son traditori.
Accettiamo, ringraziamo e partiamo. La strada si fa presto stretta e ripida, la collina è verde e il tramonto dolce. La giornata è stata lunga, calda e avara di vettovaglie; lasciamo che l’aria fresca riempia l’auto e chiacchieriamo leggeri e allegri, pregustando il pesce e i suoi sapori.
-       Ecco la freccia, prendi a destra –
-       Dove?-
-       Lì, non vedi? Il Gambero, Specialità Chianina –
-       Chianina? Ma non si mangia pesce? –
-       Boh, faranno tutt’e due –
Tavoli affacciati sul panorama, apparecchiati con semplicità e colore. Veniamo accolti, accompagnati, serviti di un cestino di vari tipi di pane e stuzzichini fragranti ed infine dotati di menù. Chianina, quasi dappertutto. Poi paste fresche, sformatini, formaggi e verdure di ogni tipo. Perfino il gaspacho.  Di pesce neanche l’ombra.

Sazi e appagati di carne come due felini, un paio di ore più tardi ci accingiamo a saldare un onesto conto. Alla cassa, il proprietario e chef, con grembiulone e gran sorriso romagnolo, ci chiede, gentile: 

-      Tutto a posto? siete stati bene? -
-     Benissimo, ma siamo rimasti un po’ stupiti perché ci avevano detto che la vostra specialità era il pesce -
-     Pesce?? Che strano, mai cucinato pesce…. -
-     Ma scusi mi tolga una curiosità, come mai allora il ristorante si chiama Il Gambero? -
-     Eh, perché io mi chiamo Gamberini, ma è dalle elementari che mi chiamano il Gambero-

Ecco, appunto: i nomi, a volte, son traditori. E per fortuna che questo Gambero non si è fatto condizionare: magari, fosse stato un po’ più influenzabile, avrebbe cucinato crostacei mediocri per tutta la vita, ed invece se ne è fregato, del destino nascosto nel suo nome, e ci ha reso felici con la Chianina che, a quanto pare, è la sua passione. Bravo Gambero!

lunedì 16 luglio 2012

Le coppie che si coltivano


Mi piace vedere le coppie che si coltivano. Anche se c’è chi dice che l’amore dura cinque anni, o forse proprio per questo. Mi piace vedere le persone che giocano la vita sul piano inclinato, senza aggrapparsi ai bordi. Le donne che quando si alza il vento raccolgono i tovaglioli e sciolgono i capelli. I bambini che si sbucciano le ginocchia per la curiosità, e per l’urgenza di andare ad abbracciare un paio di gambe col vestito dell’ufficio. Gli uomini che aspettano il tramonto, quando il sole non brucia più e la terra beve. Mi piacciono le famiglie che vogliono esserlo, quelle che lo diventano, quelle che sanno cosa vuol dire. Quelle che lo sono state, quelle che non lo saranno mai, quelle che lo sono adesso e quelle che lo saranno per sempre.

sabato 7 luglio 2012

Tribute

Non è nella disperazione che il coraggio dispiega al vento la sua criniera, checché ne dicano i detti popolari: è nell’esplodere del desiderio della felicità.

E non è nella culla della serenità, che la felicità mette radici e splende.  E’ la fiducia nel coraggio che la alimenta, facendola brillare ogni notte. 

Per questo la stella caduta aveva ragione, quando disse al leone parlante ‘Tu mi salverai con il coraggio ed io ti salverò con la felicità.’ 

lunedì 2 luglio 2012

A me non piace il calcio

Si lo so che non mi piace il calcio. Nè il pullmann dei tifosi, nè gli stipendi dei calciatori e gli annessi e connessi, e neppure le venticinque pagine sui quotidiani del lunedì.

Però certe sere d'estate ci sono le seggiole di plastica sul prato davanti al gioco bimbi del mio palazzo e la tv grande che quello del pianterreno ha collegato, e c'è un bambino biondo che chiede 'papi ma stasera ci sono i fratelli d'Italia?'. E poi quel silenzio nelle strade, ad una cert'ora, e quel disappunto che esce d'improvviso da tutte le finestre dopo quel fiato sospeso collettivo, che pareva che perfino i lampioni del vialetto perdessero un colpo, ecco si, insomma, non che mi piaccia ammetterlo, ma certe sere d'estate me lo dimentico, che a me non piace il calcio.

lunedì 25 giugno 2012

La casa delle bambole


I ricordi mi sono venuti incontro appena varcato il cancello, numerosi come i sassolini del viale di ghiaia. E’ un luogo della mia infanzia, questo giardino vestito a festa, con gli alberi secolari a fare ombra ai tavoli elegantemente apparecchiati e bambine che si rincorrono nell’erba, fra l’incurante e il fiero dei loro abitini chiari e dei fiocchi e dei sandalini nuovi.
E’ socchiusa la porta di casa, sull’atrio ombroso dai grandi muri freschi. Alle pareti, le foto color seppia dei bisnonni da giovani han fatto posto a lauree e matrimoni, a generi e nipoti, e si preparano ad accogliere i parenti nuovi di Milano.
E’ tutto pronto? È tutto in ordine?  - sembrano sussurrare i bisnonni dalle foto - Allora svelti, in chiesa, che il parroco sarà già arrivato.
Stanno arrivando, i parenti da Milano, un incidente, il traffico, la coda, spiega la nonna al parroco che attende sulla soglia della cappella di famiglia, mentre la madrina distribuisce ventagli e i genitori aggiustano la lunga veste da battesimo e la coroncina di fiori e una carezza sulle guance di seta della festeggiata addormentata.
Ma è un prete di campagna lui, guarda poco l’orologio ed è abituato a pazientare. E poi intanto, magari, ne approfitta per ripassare il rito, che alla sua età lo sa, che qualche volta perde il filo. A proposito, com’è che si chiama la bambina? E tutti in coro, di nuovo: ‘Virginia!’.
Ma lui intanto sta già pensando ‘speriamo che si apra l’ampolla dell’olio benedetto, che l’ultima volta mi ha fatto tribolare’. Ed infatti, anche stavolta, pare proprio non volersi aprire: zii, nonni e cugini, tutti a tentare di svitare il tappo. Fammi provare. Non c’è uno schiaccianoci? Perfino il cameriere col grembiule ad un certo punto fa il suo ingresso, brandendo un cavatappi. Per l’amor del cielo non me la bucate, eh?
Intanto i mazzi di peonie bianche e rosa spandono il loro profumo, e fra un sorriso e una preghiera Virginia viene battezzata, con tutti i crismi e con tanto amore.
Poi gli abiti colorati si riversano sul prato e i calici vengono distribuiti e la festa si dispiega lieta: all’ombra degli alberi secolari gli zii e i cugini, e le nonne e le bisnonne,  tessono una volta ancora la trama della famiglia, scambiandosi il filo dei ricordi e dei progetti  ‘ti ricordi l’estate in cui abbiamo fatto naufragio?’  e poi: ‘sarà maschio o femmina?’ - sfiorando una pancia con un dito.
Prima dei saluti, le bambine vestite di lino - sorvegliate dal bassotto fedele -  libereranno da carta e fiocchi il regalo per Virginia: la casa delle bambole che ritroverà, estate dopo estate, nella casa dei nonni.  E tutti intorno, sospireremo. Perché lo sappiamo che non c’è regalo più bello di una casa dei nonni da ritrovare, ad ogni estate, ad ogni festa, una casa dove ogni sassolino è un ricordo e dove potresti anche trovare, chissà, rovistando nei cassetti in un pomeriggio afoso, mentre mamma e papà riposano al piano di sopra e le api ronzano in giardino, una scatola bianca e rosa con il tuo nome ricamato sopra. L’ha fatta la nonna, per il tuo battesimo. Davvero? Sì, l’abbiamo festeggiato qua. Vi ricordate? C’era l’olio santo che non si apriva….

lunedì 18 giugno 2012

Superflui

Certo che a guardarci con gli occhi dei nostri animali domestici dobbiamo apparire molto strani.
Corpi implumi, mantenuti sempre più attentamente implumi, e un gran ciuffo sul capo. Curato e pettinato, agghindato, spesso colorato, palesemente considerato parte fondamentale del nostro aspetto – a tal punto che ci sono persone che dedicano la loro vita all’arte di acconciarlo e fior di industrie che studiano, producono e vendono prodotti specifici per la sua cura. La descrizione di questo ciuffo è sempre centrale nella descrizione di noi stessi e delle altre persone: è biondo o bruno, licio o ricciolo. Ci distingue gli uni dagli altri. L’ordine e la fantasia con cui lo acconciamo parlano di noi. E comunque,  banalmente, la misura della sua importanza è comprovata dallo sconforto in cui ci getta la sua perdita.
Ma contemporaneamente noi cacciamo dal resto del nostro corpo ogni altro pelo. Superfluo, lo chiamiamo. Perfino gli esemplari di genere maschile, nel passato fieri di una certa villosità, considerata simbolo di mascolinità, ora preferiscono il corpo implume. Preferiscono la pelle nuda, che attesta ad ogni osservatore l’evoluzione di una specie che si scalda in case coi termosifoni e si copre di piumini e maglioncini, potendo in tal modo considerare, a tutti gli effetti, superflua la pelliccia.
D’accordo, ma il ciuffo sulla testa?

lunedì 11 giugno 2012

Come da un cupcake

Come da un cupcake dal cuore caldo, escono certe notizie da certi grandi occhi color cioccolato.
Si spandono lentamente, e puoi impiegare tutto il tempo che vuoi che per assaporarne la dolcezza.
Te le senti nella pancia e sulle labbra appiccicose. E sulla punta delle dita, logico.

E poi pensi che è una gran fortuna aver messo su questo salotto per il tè, perchè ti va proprio di offrirle su un vassoio d'argento, certe notizie.

lunedì 4 giugno 2012

Qual è il titolo di questa canzone?


C’era un cielo lungo lungo in cui correvano le code delle nuvole bianche, e le macchine sotto, lungo lunghe strade verdi, di campagne ben stese sui fianchi dolci delle colline; e poi un cielo che era solo lo sfondo piatto di una luna rotonda e piena e senza appigli, né alibi o nascondigli, la pelle liscia di una mano aperta.  Poi c’era un cielo gonfio come certi occhi alla mattina, e una porta che si chiude e una valigia fra le pozzanghere del vialetto e una fila di gocce, rimaste attaccate alla ringhiera.

domenica 27 maggio 2012

Diventare - 1


Ho deciso che non voglio più desiderare di essere una persona che va a dar da mangiare alla sua colf straniera, che immagina sola e spaventata in un letto di ospedale.

Voglio diventarla.

sabato 19 maggio 2012

Nemesi

Questo post è dedicato a tutte le ragazzine di prima superiore che hanno un blocco in gola quando incontrano nelle scale quello di quinta.

Quelle ragazzine che quando lo incontrano diventano irrimediabilmente consapevoli dell’acne sulla fronte, delle gambe da fenicottero infilate in un paio di scarpe che non sono quelle giuste, della massa di capelli che con la pioggerella che mi son beccata venendo a scuola in bici sarà ispida come un cespuglio di more. E non chiedete chi è lui. Lui è quello che una volta vi ha salutate. E’ quello che ha fantastici capelli un po’ lunghi sul collo o sulla fronte, e un fantastico paio di occhi e sicuramente la moto e ha tutti gli amici giusti e una ragazza molto carina di un’altra scuola e tutto il resto che non vale la pena star qua a spiegare perché tutti lo sanno chi è lui. E una volta vi ha salutate. E da quella volta, ogni volta che lo incontrate sulle scale state per dire ciao ma poi lui vi passa accanto lanciando le scarpe giuste – lui ha sempre le scarpe giuste e la giacca giusta – giù per le scale e intanto sta  salutando qualcun altro due piani più sotto e sta dicendo arrivo e voi siete ancora lì che cercate di tirarvi giù il ciuffo.

Bene, ragazze. Sappiate una cosa. Verrà un giorno in cui lui sarà il vostro vicino di casa. Avrà una moglie con la voce stridula e un numero imprecisato di figli piuttosto capricciosi. E il destino vorrà che ogni volta – e dico ogni volta – che vi incontrerete lui avrà la maglia sporca di umori di bimbi o sarà incalzato dalla moglie petulante che gli enumera lavori domestici da sbrigare o sarà sudato e ansimante dietro ad una bicicletta con le rotelle. Mentre voi, ogni volta  -  e dico ogni volta –  starete andando ad un importante incontro di lavoro con indosso il vostro completo migliore o sarete vestite per una festa o di ritorno dal parrucchiere. Lui vi saluterà ogni volta per primo - quasi sempre cercando di tenere la pancia in dentro. Voi alcune volte sarete al telefono e gli farete solamente un cenno.
Tutto questo, un giorno, accadrà. Pensate  a questo, ragazze, domani, quando lo incontrerete sulle scale.

lunedì 7 maggio 2012

Buonsenso hobbit

' .... e poi, in fondo alla sua anima viveva ancora indomito il buonsenso hobbit (...).  Il piccolo giardino di un libero giardiniere era tutto ciò di cui aveva bisogno, e non un giardino ingigantito alle dimensioni di un reame; aveva bisogno di adoperare le proprie mani, e non di comandare le mani altrui'.
(Sam Gangee, nel Signore degli Anelli di JRR Tolkien)

Sono andata a mettere la mia croce sulla scheda, ieri sera. Mi sarebbe tanto piaciuto poterla apporre sul nome di Sam Gangee.