domenica 5 agosto 2012
Click Books
sabato 21 luglio 2012
Il Gambero
- Ah ecco, vi consiglio questo: si chiama Il Gambero, è un ottimo
ristorante di pesce, a venti minuti da qui, sulle colline – e aggiunge - a me piace tantissimo, ci vado
spesso. Se volete posso prenotare per voi –
La receptionist ha già in mano la cornetta e sorride, di
quel sorriso bianco che solo le donne molto brune possono sfoggiare. Ha una
grazia particolare, una specie di riuscita miscellanea fra la professionalità
richiesta dal Grand Hotel, l’efficienza leggera tipica della Romagna e il calore partenopeo da cui proviene – sempre
che il nome sul cartellino non tradisca. Perché a volte, i nomi, son traditori.
Accettiamo, ringraziamo e partiamo. La strada si fa presto
stretta e ripida, la collina è verde e il tramonto dolce. La giornata è stata
lunga, calda e avara di vettovaglie; lasciamo che l’aria fresca riempia l’auto
e chiacchieriamo leggeri e allegri, pregustando il pesce e i suoi sapori.
-
Ecco la freccia, prendi a destra –
- Dove?-
- Lì, non vedi? Il Gambero, Specialità Chianina –
- Chianina? Ma non si mangia pesce? –
- Boh, faranno tutt’e due –
Tavoli
affacciati sul panorama, apparecchiati con semplicità e colore. Veniamo
accolti, accompagnati, serviti di un cestino di vari tipi di pane e stuzzichini
fragranti ed infine dotati di menù. Chianina, quasi dappertutto. Poi paste fresche, sformatini,
formaggi e verdure di ogni tipo. Perfino il gaspacho. Di pesce neanche l’ombra.
Sazi e appagati di carne come due felini, un paio di ore più tardi ci accingiamo a saldare un onesto conto. Alla cassa, il proprietario e chef, con grembiulone e gran sorriso romagnolo, ci chiede, gentile:
- Tutto a posto? siete stati bene? -
- Benissimo, ma siamo rimasti un po’ stupiti perché ci avevano detto che la vostra specialità era il pesce -
- Pesce?? Che strano, mai cucinato pesce…. -
- Ma scusi mi tolga una curiosità, come mai allora il ristorante si chiama Il Gambero? -
- Eh, perché io mi chiamo Gamberini, ma è dalle elementari che mi chiamano il Gambero-
Sazi e appagati di carne come due felini, un paio di ore più tardi ci accingiamo a saldare un onesto conto. Alla cassa, il proprietario e chef, con grembiulone e gran sorriso romagnolo, ci chiede, gentile:
- Tutto a posto? siete stati bene? -
- Benissimo, ma siamo rimasti un po’ stupiti perché ci avevano detto che la vostra specialità era il pesce -
- Pesce?? Che strano, mai cucinato pesce…. -
- Ma scusi mi tolga una curiosità, come mai allora il ristorante si chiama Il Gambero? -
- Eh, perché io mi chiamo Gamberini, ma è dalle elementari che mi chiamano il Gambero-
Ecco,
appunto: i nomi, a volte, son traditori. E per fortuna che questo Gambero non si è fatto
condizionare: magari, fosse stato un po’ più influenzabile, avrebbe cucinato
crostacei mediocri per tutta la vita, ed invece se ne è fregato, del destino
nascosto nel suo nome, e ci ha reso felici con la Chianina che, a quanto pare, è la sua passione. Bravo Gambero!
lunedì 16 luglio 2012
Le coppie che si coltivano
Mi piace vedere le coppie che si coltivano. Anche se c’è chi
dice che l’amore dura cinque anni, o forse proprio per questo. Mi piace vedere
le persone che giocano la vita sul piano inclinato, senza aggrapparsi ai bordi.
Le donne che quando si alza il vento raccolgono i tovaglioli e sciolgono i
capelli. I bambini che si sbucciano le ginocchia per la curiosità, e per l’urgenza
di andare ad abbracciare un paio di gambe col vestito dell’ufficio. Gli uomini
che aspettano il tramonto, quando il sole non brucia più e la terra beve. Mi
piacciono le famiglie che vogliono esserlo, quelle che lo diventano, quelle che
sanno cosa vuol dire. Quelle che lo sono state, quelle che non lo saranno mai, quelle che lo sono adesso e quelle che lo saranno per sempre.
sabato 7 luglio 2012
Tribute
Non è nella disperazione che il coraggio dispiega al vento
la sua criniera, checché ne dicano i detti popolari: è nell’esplodere del
desiderio della felicità.
E non è nella culla della serenità, che la felicità mette radici e splende. E’ la fiducia nel coraggio che la alimenta, facendola brillare ogni notte.
Per questo la stella caduta aveva ragione, quando disse al leone parlante ‘Tu mi salverai con il coraggio ed io ti salverò con la felicità.’
E non è nella culla della serenità, che la felicità mette radici e splende. E’ la fiducia nel coraggio che la alimenta, facendola brillare ogni notte.
Per questo la stella caduta aveva ragione, quando disse al leone parlante ‘Tu mi salverai con il coraggio ed io ti salverò con la felicità.’
lunedì 2 luglio 2012
A me non piace il calcio
Si lo so che non mi piace il calcio. Nè il pullmann dei
tifosi, nè gli stipendi dei calciatori e gli annessi e connessi, e neppure le
venticinque pagine sui quotidiani del lunedì.
Però certe sere d'estate ci sono le seggiole di plastica sul prato davanti al gioco bimbi del mio palazzo e la tv grande che quello del pianterreno ha collegato, e c'è un bambino biondo che chiede 'papi ma stasera ci sono i fratelli d'Italia?'. E poi quel silenzio nelle strade, ad una cert'ora, e quel disappunto che esce d'improvviso da tutte le finestre dopo quel fiato sospeso collettivo, che pareva che perfino i lampioni del vialetto perdessero un colpo, ecco si, insomma, non che mi piaccia ammetterlo, ma certe sere d'estate me lo dimentico, che a me non piace il calcio.
lunedì 25 giugno 2012
La casa delle bambole
I ricordi mi sono venuti incontro appena varcato il
cancello, numerosi come i sassolini del viale di ghiaia. E’ un luogo della mia
infanzia, questo giardino vestito a festa, con gli alberi secolari a fare ombra
ai tavoli elegantemente apparecchiati e bambine che si rincorrono nell’erba,
fra l’incurante e il fiero dei loro abitini chiari e dei fiocchi e dei
sandalini nuovi.
E’ socchiusa la porta di casa, sull’atrio ombroso dai grandi
muri freschi. Alle pareti, le foto color seppia dei bisnonni da giovani han
fatto posto a lauree e matrimoni, a generi e nipoti, e si preparano ad
accogliere i parenti nuovi di Milano.
E’ tutto pronto? È tutto in ordine? - sembrano sussurrare i bisnonni dalle foto - Allora
svelti, in chiesa, che il parroco sarà già arrivato.
Stanno arrivando, i parenti da Milano, un incidente, il
traffico, la coda, spiega la nonna al parroco che attende sulla soglia della
cappella di famiglia, mentre la madrina distribuisce ventagli e i genitori
aggiustano la lunga veste da battesimo e la coroncina di fiori e una carezza
sulle guance di seta della festeggiata addormentata.
Ma è un prete di campagna lui, guarda poco l’orologio ed è
abituato a pazientare. E poi intanto, magari, ne approfitta per ripassare il
rito, che alla sua età lo sa, che qualche volta perde il filo. A proposito,
com’è che si chiama la bambina? E tutti in coro, di nuovo: ‘Virginia!’.
Ma lui intanto sta già pensando ‘speriamo che si apra
l’ampolla dell’olio benedetto, che l’ultima volta mi ha fatto tribolare’. Ed
infatti, anche stavolta, pare proprio non volersi aprire: zii, nonni e cugini,
tutti a tentare di svitare il tappo. Fammi provare. Non c’è uno schiaccianoci?
Perfino il cameriere col grembiule ad un certo punto fa il suo ingresso,
brandendo un cavatappi. Per l’amor del cielo non me la bucate, eh?
Intanto i mazzi di peonie bianche e rosa spandono il loro
profumo, e fra un sorriso e una preghiera Virginia viene battezzata, con tutti
i crismi e con tanto amore.
Poi gli abiti colorati si riversano sul prato e i calici
vengono distribuiti e la festa si dispiega lieta: all’ombra degli alberi
secolari gli zii e i cugini, e le nonne e le bisnonne, tessono una volta ancora la trama della
famiglia, scambiandosi il filo dei ricordi e dei progetti ‘ti ricordi l’estate in cui abbiamo fatto
naufragio?’ e poi: ‘sarà maschio o
femmina?’ - sfiorando una pancia con un dito.
Prima dei saluti, le bambine vestite di lino - sorvegliate dal
bassotto fedele - libereranno da carta e fiocchi il regalo per Virginia: la casa
delle bambole che ritroverà, estate dopo estate, nella casa dei nonni. E tutti intorno, sospireremo. Perché lo
sappiamo che non c’è regalo più bello di una casa dei nonni da ritrovare, ad
ogni estate, ad ogni festa, una casa dove ogni sassolino è un ricordo e dove
potresti anche trovare, chissà, rovistando nei cassetti in un pomeriggio afoso,
mentre mamma e papà riposano al piano di sopra e le api ronzano in giardino,
una scatola bianca e rosa con il tuo nome ricamato sopra. L’ha fatta la nonna,
per il tuo battesimo. Davvero? Sì, l’abbiamo festeggiato qua. Vi ricordate?
C’era l’olio santo che non si apriva….
lunedì 18 giugno 2012
Superflui
Certo che a guardarci con gli occhi dei nostri animali
domestici dobbiamo apparire molto strani.
Corpi implumi, mantenuti sempre più attentamente implumi, e
un gran ciuffo sul capo. Curato e pettinato, agghindato, spesso colorato,
palesemente considerato parte fondamentale del nostro aspetto – a tal punto che
ci sono persone che dedicano la loro vita all’arte di acconciarlo e fior di
industrie che studiano, producono e vendono prodotti specifici per la sua cura.
La descrizione di questo ciuffo è sempre centrale nella descrizione di
noi stessi e delle altre persone: è biondo o bruno, licio o ricciolo. Ci distingue
gli uni dagli altri. L’ordine e la fantasia con cui lo acconciamo parlano di
noi. E comunque, banalmente, la misura
della sua importanza è comprovata dallo sconforto in cui ci getta la sua
perdita.
Ma contemporaneamente noi cacciamo dal resto del nostro corpo
ogni altro pelo. Superfluo, lo chiamiamo. Perfino gli esemplari di genere
maschile, nel passato fieri di una certa villosità, considerata simbolo
di mascolinità, ora preferiscono il corpo implume. Preferiscono la pelle nuda, che attesta
ad ogni osservatore l’evoluzione di una specie che si scalda in case coi
termosifoni e si copre di piumini e maglioncini, potendo in tal modo
considerare, a tutti gli effetti, superflua la pelliccia.
D’accordo, ma il ciuffo sulla testa?
lunedì 11 giugno 2012
Come da un cupcake
Come da un cupcake dal cuore caldo, escono certe notizie da certi grandi occhi color cioccolato.
Si spandono lentamente, e puoi impiegare tutto il tempo che vuoi che per assaporarne la dolcezza.
Te le senti nella pancia e sulle labbra appiccicose. E sulla punta delle dita, logico.
E poi pensi che è una gran fortuna aver messo su questo salotto per il tè, perchè ti va proprio di offrirle su un vassoio d'argento, certe notizie.
Si spandono lentamente, e puoi impiegare tutto il tempo che vuoi che per assaporarne la dolcezza.
Te le senti nella pancia e sulle labbra appiccicose. E sulla punta delle dita, logico.
E poi pensi che è una gran fortuna aver messo su questo salotto per il tè, perchè ti va proprio di offrirle su un vassoio d'argento, certe notizie.
lunedì 4 giugno 2012
Qual è il titolo di questa canzone?
C’era un cielo lungo lungo in cui correvano le code delle
nuvole bianche, e le macchine sotto, lungo lunghe strade verdi, di campagne ben
stese sui fianchi dolci delle colline; e poi un cielo che era solo lo sfondo
piatto di una luna rotonda e piena e senza appigli, né alibi o nascondigli, la
pelle liscia di una mano aperta. Poi c’era
un cielo gonfio come certi occhi alla mattina, e una porta che si chiude e una
valigia fra le pozzanghere del vialetto e una fila di gocce, rimaste attaccate
alla ringhiera.
domenica 27 maggio 2012
Diventare - 1
Ho deciso che non voglio più desiderare di essere una persona che va a dar da mangiare alla sua colf straniera, che immagina sola e spaventata in un letto di ospedale.
Voglio diventarla.
sabato 19 maggio 2012
Nemesi
Questo post è dedicato a tutte le ragazzine di prima
superiore che hanno un blocco in gola quando incontrano nelle scale quello di quinta.
Quelle ragazzine che quando lo incontrano diventano irrimediabilmente
consapevoli dell’acne sulla fronte, delle gambe da fenicottero infilate in un
paio di scarpe che non sono quelle giuste, della massa di capelli che con la
pioggerella che mi son beccata venendo a scuola in bici sarà
ispida come un cespuglio di more. E non chiedete chi è lui. Lui è quello che
una volta vi ha salutate. E’ quello che ha fantastici capelli un po’ lunghi sul
collo o sulla fronte, e un fantastico paio di occhi e sicuramente la moto e ha
tutti gli amici giusti e una ragazza molto carina di un’altra scuola e tutto il
resto che non vale la pena star qua a spiegare perché tutti lo sanno chi è lui.
E una volta vi ha salutate. E da quella volta, ogni volta che lo incontrate
sulle scale state per dire ciao ma poi lui vi passa accanto lanciando le scarpe
giuste – lui ha sempre le scarpe giuste e la giacca giusta – giù per le scale e
intanto sta salutando qualcun altro due
piani più sotto e sta dicendo arrivo e voi siete ancora lì che cercate di tirarvi
giù il ciuffo.
Bene, ragazze. Sappiate una cosa. Verrà un giorno in cui lui sarà il vostro vicino di casa. Avrà una moglie con la voce stridula e un numero imprecisato di figli piuttosto capricciosi. E il destino vorrà che ogni volta – e dico ogni volta – che vi incontrerete lui avrà la maglia sporca di umori di bimbi o sarà incalzato dalla moglie petulante che gli enumera lavori domestici da sbrigare o sarà sudato e ansimante dietro ad una bicicletta con le rotelle. Mentre voi, ogni volta - e dico ogni volta – starete andando ad un importante incontro di lavoro con indosso il vostro completo migliore o sarete vestite per una festa o di ritorno dal parrucchiere. Lui vi saluterà ogni volta per primo - quasi sempre cercando di tenere la pancia in dentro. Voi alcune volte sarete al telefono e gli farete solamente un cenno.
Tutto questo, un giorno, accadrà. Pensate a questo, ragazze, domani, quando lo
incontrerete sulle scale.
lunedì 7 maggio 2012
Buonsenso hobbit
' .... e poi, in fondo alla sua anima viveva ancora indomito il buonsenso hobbit (...). Il piccolo giardino di un libero giardiniere era tutto ciò di cui aveva bisogno, e non un giardino ingigantito alle dimensioni di un reame; aveva bisogno di adoperare le proprie mani, e non di comandare le mani altrui'.
(Sam Gangee, nel Signore degli Anelli di JRR Tolkien)
Sono andata a mettere la mia croce sulla scheda, ieri sera. Mi sarebbe tanto piaciuto poterla apporre sul nome di Sam Gangee.
(Sam Gangee, nel Signore degli Anelli di JRR Tolkien)
Sono andata a mettere la mia croce sulla scheda, ieri sera. Mi sarebbe tanto piaciuto poterla apporre sul nome di Sam Gangee.
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