lunedì 7 settembre 2009

E' questa in fondo la lezione

".... Perchè questo mondo che ci pare una cosa fatta di pietra, vegetazione e sangue non è affatto una cosa ma è semplicemente una storia. E tutto ciò che esso contiene è una storia e ciascuna storia è la somma di tutte le storie minori, eppure queste sono la medesima storia e contengono in esse tutto il resto. Quindi tutto è necessario, ogni minimo particolare. E' questa in fondo la lezione. Non si può fare a meno di nulla. Nulla può venire disprezzato. Perchè, vedi, non sappiamo dove stanno i fili. I collegamenti. Il modo in cui è fatto il mondo. Non abbiamo modo di sapere quali sono le cose di cui si può fare a meno. Ciò che può venire omesso. Non abbiamo modo di sapere che cosa può stare in piedi e che cosa può cadere. E quei fili che ci sono ignoti fanno naturalmente parte anch'essi della storia e la storia non ha dimora nè luogo d'essere se non nel racconto, è lì che vive e dimora e quindi non possiamo mai aver finito di raccontare".


(Cormac McCarthy, Oltre il confine)

domenica 30 agosto 2009

"Si invecchia come si è vissuti"

.... allora invecchierò in ritardo. Precipitevolmente. Maldestramente. Sentendomi in colpa per non essere invecchiata prima, e di più.


Invecchierò intensamente e caparbiamente. Non risparmierò nulla e non chiederò niente a nessuno. Ma avrò un gran bisogno di aiuto.


Non necessariamente invecchierò in compagnia ma, se così sarà, sarà una buona compagnia. Potrebbe essere immaginaria, in effetti, ma tanto non me ne accorgerò.

lunedì 24 agosto 2009

Per Elisa

Ti aspettavamo in anticipo, come bimbi che iniziano ad aspettare babbo natale fin dal primo pomeriggio; ti avevamo già dipinto come una piccola irriverente guastafeste immaginando il tuo arrivo nei momenti meno opportuni, e ci piaceva pure pensarti così. Invece tu, saggiamente, ti sei presa tutto il tempo che ti spettava, senza farti mettere fretta da nessuno. Che buon inizio. E così, mentre io volavo nel cielo fra due continenti, cullandomi nel presagio del piccolo paradiso che mi attendeva in mezzo all’oceano, tu attraversavi il corpo della tua mamma e venivi al mondo, spalancavi i polmoni e ti tuffavi nel tuo primo respiro. Ed è stato dolce il pensiero che mentre io mettevo in bocca l’erogatore e scoprivo la bellezza del gioco dei delfini e dei loro richiami tu scoprivi il sapore del latte e la carezza dell’aria e il suono della tua famiglia. Così, quando finalmente ho sfiorato con le dita le tue guance rotonde ho subito pensato alla pelle di seta dei delfini e al tepore dell’estate. Ed ecco che l’augurio che mi spunta oggi nella penna è che ti rimanga sempre questa pelle di sole e di onde, ad inondare il mondo d’estate.



 


 


 


 


 


 


 

lunedì 27 luglio 2009

Domenica mattina, d'estate

Affondare in una fiaba. Specchiarmi nella magica pozione che cura tutte le ferite e riconoscere la bambina che ha attraversato l’armadio (mi ricordi qualcuno, tu). Arrendermi all’attacco della piccola spada di un topo coraggioso e lasciare campo libero, senza più remora alcuna, ad un nano dalla barba rossa e alla sua completa fedeltà al destino. Chinare il capo e le ginocchia davanti all'immensa criniera di un leone e all’infinita potente bontà.  


Partire, su veliero o su drago. Chiudere gli occhi. Paese delle meraviglie, arrivo.

domenica 19 luglio 2009

Cinque libri per l'estate

Sono stata incatenata: mi si chiedono 5 libri per l’estate, due che vorrei leggere e 3 che consiglio


Fatte salve le considerazioni sulla difficoltà di questo compito, per le quali rimando al post di Aragonbiz, (che in cotesto modo paga dazio per la catena!) chè meglio io certo non saprei esprimerle, ecco i miei libri.




I “consigli”:


Stef Penney, La tenerezza dei lupi


.... perché è una Storia e non è così facile come sembra trovarne nei libri, inoltre c’è troppo freddo e troppa neve per poter attraversare questa Storia in inverno….


 


Daniel Pennac, Diario di scuola


.... perché i compiti delle vacanze ci vogliono e questo è un compito che vale la pena fare (per chi è rimasto indietro, come me…)


 


Andrea Vitali, Almeno il cappello


... perché è perfetto da viaggio: si può guardare fuori dal finestrino e ascoltare anche un po’ di musica in sottofondo ma all’arrivo si fa fatica a rimetterlo nella borsa e la sensazione è di non aver viaggiato da soli.


Ed ora i libri che vorrei leggere:


Tre scene da Moby Dick, tradotte e commentate da Alessandro Baricco: perché con Moby Dick ho un conto in sospeso (e non sono la sola….) e chissà che Baricco (che a mio avviso, scriva come scriva, rimane sempre un gran lettore) non mi aiuti a regolarlo


Uno qualunque di Corman McCarthy: perché dopo La Strada non ne ho più il coraggio e forse invece mi perdo qualcosa. Si accettano consigli……..


 


Infine, i miei inviti: Pim, Sara, Pinky e... chi ha voglia!


domenica 12 luglio 2009

La famiglia RB

Quando e come sia stata concepita non si sa.


Si mormora di cremosi e chiacchierini cappucci con brioches, paiono quasi certi alcuni mazzi di fiori sbocciati in piovosi pomeriggi estivi, c’è chi può testimoniare di domeniche infarinate e di fragranti e lisce sfoglie galeotte. Anche Prezzemolo ne avrebbe da raccontare, di giostre e di gelati, ma si sa, è riservato lui, nonostante le apparenze.


Fatto sta che la famiglia RB sta venendo al mondo e sbaglierò ma mi piace pensare che sia cresciuta un poco anche in una piccola marittima pensione affacciata sui navigli e protetta da un orso guardiano, e che le sue articolazioni siano state ben strette e collaudate insieme ai pezzi del divano Ikea che tante volte ha accolto anche i miei sonni.


Fatto sta che la famiglia RB sta nascendo, come una preghiera sul bellissimo ciglio di una Rupe, e assomiglia ad un brillante su un sentiero di montagna e ad una focaccia croccante e profumata, coi suoi granelli di sale e il lievito della terra.


Ed io sono tanto felice e fiera di essere qui , a testimoniare.

lunedì 6 luglio 2009

Quando le parole non vogliono saperne

Quando le parole non vogliono saperne di stare  in fila, e ti sembrerebbe talmente più semplice prendere un pennello e lasciar giù i pensieri sotto forma di colore. Non sapresti  neppure tenerlo in mano un pennello, ma quanto ti sembra liberatorio pensare ai pensieri che colano colore sul muro, sgocciolano sul pavimento e sui vestiti.


Una lunga pennellata gialla e poi blu, rotondo, come fosse un sole. Sbuffi arancioni placati a tratti da gocce di un blu pervinca. Lingue rosse a lambire un groviglio di verdi che fuggono e inciampano, poi dal basso sale piano una melodia di grigi e piccoli passi celesti prendono il largo.


Quanto sembra nera e piccola, e inadeguata, certi giorni, la punta della penna.

mercoledì 1 luglio 2009

lunedì 22 giugno 2009

Tagliarle i fili.... no?

     Lunedì– ore 19.45


-Pronto?


- ….


 Pronto??


-  ….


-PRONTO???


-Chi parla?


-Signora ha chiamato lei, me lo dica lei chi parla


-Io cercavo Renato


-Ha sbagliato numero


Martedì – ore 19.47


idem


Mercoledì – ore 19.52


idem


Giovedì – ore 19.43


idem


Venerdì – ore 19.50


 


-Pronto?


- ….


-Pronto??


 -….


-PRONTO???


-Chi parla?


-Signora ha chiamato lei, me lo dica lei chi parla


-Io cercavo Renato


-Ha sbagliato numero


-No!


-Signora è una settimana che chiama qui cercando Renato: questo numero è sbagliato.


-No no è giusto, è scritto qui


-Qui dove?


-Sul mio libretto


-Ecco appunto: è sbagliato, lo cancelli


-Ah no che non lo cancello è scritto bello ordinato con il nome e vicino il suo numero


martedì 16 giugno 2009

Aria

Certo non parlo per me, che ho sempre pensato che il fatto di essere stata depositata dalla cicogna nella famiglia in cui sono nata sia stata una tale fortuna che non poteva essere che me ne fosse rimasta ancora un po’ da spendere e per questo neanche mi sogno di giocare neppure al grattaevinci. Però guardandomi intorno mi sono fatta l’idea che sia un peccato che non esista la possibilità di un divorzio fra genitori e figli. Non parlo di drastiche rotture, liti o quantaltro. Di quelle che lasciano maleodoranti scie di sensi di colpa e sempre un’ultima parola da dire o da aspettare invano. Parlo di una formalità. Un momento che segni inequivocabilmente un prima e un dopo, oppure un invece. Un momento in cui si scriva da qualche parte chi si prende i bicchieri e chi il quadro della zia Teresa, quali obblighi e quali doveri rimangono a chi e come devono essere soddisfatti. Per poter essere figli e genitori corretti, ma liberi. Liberi di ricominciare. Una firma qua e la corte si ritira per deliberare. Nessun colpevole, nessuno assolto. La seduta è tolta. Tutti fuori. Aria.

martedì 9 giugno 2009

...

Dedicato  a tutte quelle rocce che dopo il terremoto sanno guardarsi le crepe e prendersene cura. A quelle rocce che sanno guardarci dentro, alle crepe, e riempirle piano piano lasciando entrare le carezze,  fino in fondo, e il gusto lungo di un bicchiere di vino e la risacca delle onde e un piccolo pirata, con il suo tesoro. Dedicato a quelle rocce che sanno far uscire la polvere della rabbia, perché è quella che fa sembrare le crepe già piene e impedisce alla materia nuova di entrare, che tiene le carezze sulla soglia e chiude fuori l’aria nuova.


Dedicato alle rocce che hanno molte crepe, perché dentro alle crepe fanno il nido i semi e io lo so.

lunedì 1 giugno 2009

Al chilometro 13

C’è una valle di boschi verdi e funghi ed in fondo un monte, che quando ha la cima incappucciata di nubi è sicuro che domani piove. Ci sono poche case, sparse, ogni tre case è una frazione, con il suo nome. Case Mutti, La Tosca. Nomi così. Ogni tre o quattro case, divise fra loro da un paio di curve o da un ciuffo di acacie. Molte case disabitate. Tetti sconnessi e vecchie stalle. Qualche volta un giardino, che veniamo su d’estate e qualche volta la domenica. Ma ci sono anche le case nuove di chi quando si è sposato si è fatto la bifamiliare con il cognato e nel giardino davanti ha messo l’altalena e appoggiata alla porta c’è  la mountain bike del grande. Sempre nei piedi. Riccardoooo. E ci sono le case che davanti alla porta hanno la siepe di rose che ha piantato la nonna Peppina, che era la moglie del nonno Tonino, che è andato in America e non è più tornato. Ci sono sempre le chiavi sulla porta di casa, e quando si passa si saluta e si chiede come sta la Giovanna e c'è da accettare o da rifiutare un caffè. Perché dietro ad ogni porta c’è un viso, e un grembiule, c’è qualcuno che ti ha vista da piccola e ha detto almeno una volta “come è magra”.


Al chilometro 13 c’è un orto, una piccola corte e una casa di sassi. Ogni sasso è un ricordo: una giornata di pioggia passata a decorare i vasetti della marmellata, una carezza su quel viso fotografato in bianco e nero sulla mensola del camino, un nodo di rabbia e di voglia di scappare in città. Altrove. Ma ogni sasso è un ricordo, un pezzo di pane cotto nel forno davanti alla legnaia, un sorso di caffelatte la mattina che c’è ancora buio e sbrigati che la corriera non aspetta. Ogni sasso. Per questo davanti alla porta della cucina c’è un pergolato nuovo nuovo e vasi di gerani parigini sul muretto e dalla finestra profumo di sugo di funghi, che arrivano amici per pranzo.