lunedì 22 giugno 2009

Tagliarle i fili.... no?

     Lunedì– ore 19.45


-Pronto?


- ….


 Pronto??


-  ….


-PRONTO???


-Chi parla?


-Signora ha chiamato lei, me lo dica lei chi parla


-Io cercavo Renato


-Ha sbagliato numero


Martedì – ore 19.47


idem


Mercoledì – ore 19.52


idem


Giovedì – ore 19.43


idem


Venerdì – ore 19.50


 


-Pronto?


- ….


-Pronto??


 -….


-PRONTO???


-Chi parla?


-Signora ha chiamato lei, me lo dica lei chi parla


-Io cercavo Renato


-Ha sbagliato numero


-No!


-Signora è una settimana che chiama qui cercando Renato: questo numero è sbagliato.


-No no è giusto, è scritto qui


-Qui dove?


-Sul mio libretto


-Ecco appunto: è sbagliato, lo cancelli


-Ah no che non lo cancello è scritto bello ordinato con il nome e vicino il suo numero


martedì 16 giugno 2009

Aria

Certo non parlo per me, che ho sempre pensato che il fatto di essere stata depositata dalla cicogna nella famiglia in cui sono nata sia stata una tale fortuna che non poteva essere che me ne fosse rimasta ancora un po’ da spendere e per questo neanche mi sogno di giocare neppure al grattaevinci. Però guardandomi intorno mi sono fatta l’idea che sia un peccato che non esista la possibilità di un divorzio fra genitori e figli. Non parlo di drastiche rotture, liti o quantaltro. Di quelle che lasciano maleodoranti scie di sensi di colpa e sempre un’ultima parola da dire o da aspettare invano. Parlo di una formalità. Un momento che segni inequivocabilmente un prima e un dopo, oppure un invece. Un momento in cui si scriva da qualche parte chi si prende i bicchieri e chi il quadro della zia Teresa, quali obblighi e quali doveri rimangono a chi e come devono essere soddisfatti. Per poter essere figli e genitori corretti, ma liberi. Liberi di ricominciare. Una firma qua e la corte si ritira per deliberare. Nessun colpevole, nessuno assolto. La seduta è tolta. Tutti fuori. Aria.

martedì 9 giugno 2009

...

Dedicato  a tutte quelle rocce che dopo il terremoto sanno guardarsi le crepe e prendersene cura. A quelle rocce che sanno guardarci dentro, alle crepe, e riempirle piano piano lasciando entrare le carezze,  fino in fondo, e il gusto lungo di un bicchiere di vino e la risacca delle onde e un piccolo pirata, con il suo tesoro. Dedicato a quelle rocce che sanno far uscire la polvere della rabbia, perché è quella che fa sembrare le crepe già piene e impedisce alla materia nuova di entrare, che tiene le carezze sulla soglia e chiude fuori l’aria nuova.


Dedicato alle rocce che hanno molte crepe, perché dentro alle crepe fanno il nido i semi e io lo so.

lunedì 1 giugno 2009

Al chilometro 13

C’è una valle di boschi verdi e funghi ed in fondo un monte, che quando ha la cima incappucciata di nubi è sicuro che domani piove. Ci sono poche case, sparse, ogni tre case è una frazione, con il suo nome. Case Mutti, La Tosca. Nomi così. Ogni tre o quattro case, divise fra loro da un paio di curve o da un ciuffo di acacie. Molte case disabitate. Tetti sconnessi e vecchie stalle. Qualche volta un giardino, che veniamo su d’estate e qualche volta la domenica. Ma ci sono anche le case nuove di chi quando si è sposato si è fatto la bifamiliare con il cognato e nel giardino davanti ha messo l’altalena e appoggiata alla porta c’è  la mountain bike del grande. Sempre nei piedi. Riccardoooo. E ci sono le case che davanti alla porta hanno la siepe di rose che ha piantato la nonna Peppina, che era la moglie del nonno Tonino, che è andato in America e non è più tornato. Ci sono sempre le chiavi sulla porta di casa, e quando si passa si saluta e si chiede come sta la Giovanna e c'è da accettare o da rifiutare un caffè. Perché dietro ad ogni porta c’è un viso, e un grembiule, c’è qualcuno che ti ha vista da piccola e ha detto almeno una volta “come è magra”.


Al chilometro 13 c’è un orto, una piccola corte e una casa di sassi. Ogni sasso è un ricordo: una giornata di pioggia passata a decorare i vasetti della marmellata, una carezza su quel viso fotografato in bianco e nero sulla mensola del camino, un nodo di rabbia e di voglia di scappare in città. Altrove. Ma ogni sasso è un ricordo, un pezzo di pane cotto nel forno davanti alla legnaia, un sorso di caffelatte la mattina che c’è ancora buio e sbrigati che la corriera non aspetta. Ogni sasso. Per questo davanti alla porta della cucina c’è un pergolato nuovo nuovo e vasi di gerani parigini sul muretto e dalla finestra profumo di sugo di funghi, che arrivano amici per pranzo.

martedì 26 maggio 2009

Bastava un giorno, e forse non lo sapevo

Avevo bisogno di un giorno per mettere in fila le mie magliette, per togliere la fodera al lettino per il sole, per impilare le ciotole del gelato, per far girare gli alluci. Avevo bisogno di un giorno per trasformare il fastidio del caldo sotto i vestiti nella mia piccola sciocca danza di benvenuto all'estate.

venerdì 15 maggio 2009

Capitolosei

Il capitolo sei è verde come l’erba nuova del prato davanti alla chiesa del quartiere.  Il capitolo sei è ancora sgombro della tensione della Padrona di Casa, ha dentro solo emozioni semplici come bimbi vestiti per una festa, come le rose bianche di un rotondo bouquet. Nel capitolo sei Lei indossa l’abito dei suoi sogni e ha una piccola cascata di luci alle orecchie e fra i capelli.  Nel capitolo sei Lui e Lei si prendono per mano, aprono la porta di casa e si tuffano, senza ritegno, in un mare di affetto, di sorrisi e  lampi di flash. Nel capitolo sei Loro, ad un certo punto, nello scrigno dove si sono trasformati, riempito di fiori e di amici,  promettono. Lei sorride mentre pensa ogni capitolo, fino all’ultimo capitolo. Lui ha una carezza nella voce mentre mormora così sia.  rit bouquet




giovedì 30 aprile 2009

Ad annusarla bene

Perfino nella pioggia, ad annusarla bene, si avverte il desiderio del sole. Proprio come capita di desiderare sentire certe parole, a tal punto che non lasciamo spazio perchè vengano dette. E quindi piove, piove.

sabato 25 aprile 2009

Tienile strette, le parole per dirlo

Cerco sempre nuove parole per dirlo, nel tentativo di non dimenticarlo: perchè solo quando l'avrò dimenticato sarà davvero mai più. Qualcosa dunque, è ancora in mio potere.

sabato 11 aprile 2009

Se sapessi suonare, oggi suonerei questo

Sentire il sudore.  Non avere più fiato. Rosso, il calore, sul viso. I polmoni stretti, affamati, il cuore che pulsa in ogni parte del corpo. La fatica, in ogni muscolo. Ancora, un altro passo, un altro, fino alla curva. Energia lungo le gambe, le mie. Ansimare, pulsare, correre. Pedalare. La fine della salita. La prossima salita. Sudore. Sete. Muscoli contratti, muscoli obbedienti. Un altro giro. Non ce la faccio. Sì che ce la faccio. Le mani sulle ginocchia, il respiro lungo, asciugare il sudore. Dammi un cinque. La fatica, la fame. Bella, vera, sana.  La doccia, con la testa che ascolta solo le gocce.  La stanchezza, buona, sana, viva.  Il calore che viene da dentro. Quel piccolo dolce dolore dei muscoli che hanno fatto il loro dovere. Quello scondinzolare quieto del corpo, dopo la corsa.  

domenica 5 aprile 2009

Evoluzione di una certa specie?

"E' proprio come pensavo: indatto all'obbedienza e nessuna propensione al comando" (D.Pennac)


Può essere che la propensione al comando sia un'evoluzione dell'attitudine ad obbedire?  

sabato 28 marzo 2009

Le ho trovate

Le ho trovate sparse negli angoli più disparati. Impolverate, sgualcite, stanche di scappare a nascondersi al suono dei miei passi.  Le parole per questo momento. Non riuscivano proprio a stare vicine le une alle altre.  Impossibilitate fisicamente come magneti con la stessa polarità. Sono stata costretta ad infilarle con l’ago ad una ad una finchè non hanno preso la forma di una recalcitrante improbabile collana. Emozioni l’una contro l’altra. Due oceani che stridono. Impresentabile. Impronunciabile.  Ho rinunciato.  Sono uscita su questo mio terrazzo nuovo, una mattina che il cielo era grigio, caldo e disordinato, e le ho liberate. Ho chiesto ad una sola di rimanere, una qualunque, decidessero loro. E’ rimasta Tenerezza. Le altre hanno preso la via delle montagne e non si sono voltate indietro.


Ho buttato il filo della collana rimasto nudo e ho sostituito le parole con un portachiavi morbido e buffo e un grande mazzo di rose gialle.

giovedì 26 marzo 2009

Da qualche parte

Eppure c'erano, da qualche parte. In mezzo a tutta questa carta, su uno di questi scaffali. So di averle, o almeno di averle avute. Certo non sono state buttate. No, è impossibile. Potrebbero essere finite nella cesta dei panni sporchi? Ma dove diavolo le avrò infilate. Mi sta bene, così imparo a lasciare tutto alla rinfusa. Ho guardato in tutti i cassetti. Ho troppi cassetti. Eppure c'erano, so di averle avute, le ho messe da qualche parte, delle parole, per questo momento.