giovedì 30 aprile 2009

Ad annusarla bene

Perfino nella pioggia, ad annusarla bene, si avverte il desiderio del sole. Proprio come capita di desiderare sentire certe parole, a tal punto che non lasciamo spazio perchè vengano dette. E quindi piove, piove.

sabato 25 aprile 2009

Tienile strette, le parole per dirlo

Cerco sempre nuove parole per dirlo, nel tentativo di non dimenticarlo: perchè solo quando l'avrò dimenticato sarà davvero mai più. Qualcosa dunque, è ancora in mio potere.

sabato 11 aprile 2009

Se sapessi suonare, oggi suonerei questo

Sentire il sudore.  Non avere più fiato. Rosso, il calore, sul viso. I polmoni stretti, affamati, il cuore che pulsa in ogni parte del corpo. La fatica, in ogni muscolo. Ancora, un altro passo, un altro, fino alla curva. Energia lungo le gambe, le mie. Ansimare, pulsare, correre. Pedalare. La fine della salita. La prossima salita. Sudore. Sete. Muscoli contratti, muscoli obbedienti. Un altro giro. Non ce la faccio. Sì che ce la faccio. Le mani sulle ginocchia, il respiro lungo, asciugare il sudore. Dammi un cinque. La fatica, la fame. Bella, vera, sana.  La doccia, con la testa che ascolta solo le gocce.  La stanchezza, buona, sana, viva.  Il calore che viene da dentro. Quel piccolo dolce dolore dei muscoli che hanno fatto il loro dovere. Quello scondinzolare quieto del corpo, dopo la corsa.  

domenica 5 aprile 2009

Evoluzione di una certa specie?

"E' proprio come pensavo: indatto all'obbedienza e nessuna propensione al comando" (D.Pennac)


Può essere che la propensione al comando sia un'evoluzione dell'attitudine ad obbedire?  

sabato 28 marzo 2009

Le ho trovate

Le ho trovate sparse negli angoli più disparati. Impolverate, sgualcite, stanche di scappare a nascondersi al suono dei miei passi.  Le parole per questo momento. Non riuscivano proprio a stare vicine le une alle altre.  Impossibilitate fisicamente come magneti con la stessa polarità. Sono stata costretta ad infilarle con l’ago ad una ad una finchè non hanno preso la forma di una recalcitrante improbabile collana. Emozioni l’una contro l’altra. Due oceani che stridono. Impresentabile. Impronunciabile.  Ho rinunciato.  Sono uscita su questo mio terrazzo nuovo, una mattina che il cielo era grigio, caldo e disordinato, e le ho liberate. Ho chiesto ad una sola di rimanere, una qualunque, decidessero loro. E’ rimasta Tenerezza. Le altre hanno preso la via delle montagne e non si sono voltate indietro.


Ho buttato il filo della collana rimasto nudo e ho sostituito le parole con un portachiavi morbido e buffo e un grande mazzo di rose gialle.

giovedì 26 marzo 2009

Da qualche parte

Eppure c'erano, da qualche parte. In mezzo a tutta questa carta, su uno di questi scaffali. So di averle, o almeno di averle avute. Certo non sono state buttate. No, è impossibile. Potrebbero essere finite nella cesta dei panni sporchi? Ma dove diavolo le avrò infilate. Mi sta bene, così imparo a lasciare tutto alla rinfusa. Ho guardato in tutti i cassetti. Ho troppi cassetti. Eppure c'erano, so di averle avute, le ho messe da qualche parte, delle parole, per questo momento.

mercoledì 18 marzo 2009

Semplicemente

"Quando Douglas passeggiava il suo cervello correva; quando correva il suo cervello passaggiava". (Ray Bradbury)


Io corro, il mio cervello rallenta e, dunque, non scrivo. Semplicemente.

venerdì 6 marzo 2009

Capitolocinque

Il capitolo cinque è liscio, luminoso e frusciante come la seta dell’abito dei suoi sogni. Ha i colori pastello di una bella boutique e il silenzio rotto solo da tacchi che si affrettano ad esaudire desideri .


Nel capitolo cinque Lei alza le mani e si arrende, travolta dall’evidenza del futile pervasivo piacere di guardarsi  riflessa in alcune paia di occhi e vedersi  Bella, piegata dalla potenza di fuoco della danza di un orlo perfetto intorno alle sue gambe, definitivamente vinta dal lucido subdolo potere dello Specchio. Nel capitolo cinque Lei, ad un certo punto, dirà: lo voglio.

venerdì 27 febbraio 2009

Capitoloquattro

Il capitolo quattro ha i caratteri appuntiti e faticosi delle mani screpolate dal freddo, della ricerca delle chiavi in una borsa troppo piena e delle gomme  sgonfie che non ne vogliono sapere di prendere l’avvio della salita.


Nel  capitolo quattro Lei ha messo un gran pacco di dolci pensieri nel cestino della sua bicicletta e si avvia lungo il viale ancora privo di foglie, con il collo avvolto nella grigia lanosa consapevolezza che fra  l’essere e il voler essere c’è di mezzo quell’angusto passaggio nella cruna dell’ago.

giovedì 19 febbraio 2009

"L'età ti fa capire certe cose...

.. Per esempio, adesso so che la vita di un uomo si divide fondamentalmente in tre periodi. Nel primo uno non pensa neppure che invecchierà, nè che il tempo passa, e che fin dal primo giorno, quando nasciamo, camminiamo verso un unico e identico fine. Passata la prima giovinezza, comincia il secondo periodo, nel quale uno si rende conto della fragilità della propria vita, e quello che in principio è una semplice inquietudine va crescendo nell'animo come un mare di dubbi e incertezze che ti accompagnano durante il resto dei tuoi giorni. Per ultimo, alla fine della vita, si apre il terzo periodo, quello dell'accettazione della realtà e, di conseguenza, quello della rassegnazione e della speranza. Lungo la mia vita ho conosciuto molte persone che sono rimaste agganciate a uno di questi stadi senza mai riuscire a superarli. E' qualcosa di terribile."


(Carlos Ruiz Zafon)

martedì 10 febbraio 2009

5 febbraio

Stasera ci rivedremo, dopo vent'anni. Cosa indosserò, io che l'ultima volta avevo la gonna di nay oleari e la mattina davanti allo specchio mi gonfiavo la frangia con la spazzola rotonda e che ora la mattina davanti allo specchio mi strappo tenace quei due capelli bianchi? Cosa voglio si veda stasera di me e della strada che ho percorso e della vita che mi ha attraversato? Cosa ci diremo adesso noi, che siamo stati noi solo nel pavido silenzio davanti a un dito che scorreva i  nomi sul registro? Cosa vedrò di voi, ora che si sarà reso evidente che le profezie dei voti dei compiti in classe non si sono punto avverate? Ci siamo vicendevolemente immaginati da grandi, ma poi quando lo siamo diventati non c'eravamo a ricordarci l'un l'altro cosa saremmo dovuti diventare e stasera ci guarderemo in faccia e faremo due conti. Dai, vestiti e vai, che sta per suonare la campanella.

giovedì 5 febbraio 2009

Lo stato del Tempo

Ci sono persone che intendono il Tempo come elemento allo stato solido. Ordinano unità predefinite di tempo come zollette in un piattino. Cercano la configurazione ottimale: spostano i pezzi, li girano. Se proprio un pezzo non ci sta lo buttano, se proprio rimane un buco respirano.


Altre persone invece si rapportano con il Tempo come se fosse un liquido. Lo riversano in un contenitore e lui si adagia, distribuendosi in funzione delle pendenze e degli anfratti, del livello di comunicabilità o incomunicabilità dei vasi. Lascia che sia.


Poi ci sono coloro che lo considerano allo stato gassoso. Lo soffiano fuori. Lo comprimono fra le pareti. Può starcene ancora. Bhuum. E’ proprio a costoro che  capita sovente che il Tempo se ne voli via, fra i frammenti dell’esplosione.