martedì 22 gennaio 2008

Thinking Blogger Award

 


Blog che fanno pensare. Si tratta di una sorta di catena a livello mondiale e qualcuno mi ha fatto l'onore di pensare al mio blog. Quindi io mi sono messa a pensare a quali blog nominare a mia volta. Mi sono resa conto che nominerei blog che mi hanno nominato, o che hanno nominato chi mi ha nominato o che ha nominato chi mi ha nominato. Questo mi fa pensare. Mi fa pensare che in fondo tendo a cercare sempre un mondo piccolo, di risonanze e di familiarità. Che intorno al mio blog non c’è un mondo ma c’è un quartiere. E che uscire dal quartiere è come partire per una gita, lo faccio spesso, e volentieri, mi piace girovagare per strade nuove annusandone le atmosfere e qualche volta porto a casa l’indirizzo di un ristorante o di un potenziale amico, e penso rivediamoci. Qualche volta succede, in effetti, e allora quella finestra sulla mia gita diventa una parte del mio quartiere. Molto spesso invece non succede affatto e a volte davvero non saprei dire il perché. Forse ho bisogno di vivere in un quartiere, al di là di tutta questa sedicente voglia di mondo.


Dunque non procederò a mia volta questa catena, perchè la aggroviglierei irrimediabilmente, ma in fin dei conti questa “nominazione” mi ha fatto pensare.

mercoledì 16 gennaio 2008

Il Papa e la Sapienza

Talvolta mi chiedo come mai così frequentemente gli uomini abbiano bisogno di commettere pari pari lo stesso errore di cui accusano la controparte.


E’ possibile che la vendetta sia un bisogno primario, la cui esigenza di soddisfazione si colloca ad un livello molto superiore rispetto ad esempio alla coerenza con i principi dichiarati o anche alla possibilità di dimostrarsi superiori all’avversario.


Forse è un problema del sistema scolastico: è possibile che il bisogno di dimostrare che “chi la fa l’aspetti” non venga sufficientemente soddisfatto alla scuola materna e che si protragga nell’età adulta, come certe forme di soddisfazione arcaica della libido. La riforma della scuola dovrebbe tenerne conto.  

giovedì 10 gennaio 2008

dieci gennaio

Un salotto con il camino al posto della televisione, con il divano di pelle accogliente che ti viene subito da sentirti raggomitolata anche se non lo sei, almeno non troppo. E appena seduta pensi già che ti dispiacerà andartene.


Un ordine che non riesce a farti sentire un’estranea, che è come se ti dicesse che qualsiasi cosa dirai lui non farà una piega, quindi avanti parla pure.


D’altronde farti parlare era il suo mestiere. E non le importava poi così tanto che tu parlassi con lei, le bastava che tu parlassi con te stessa. Lei lo avrebbe capito.


Per me lei sarà sempre su quella poltrona. Sempre elegante e bella perché mai è stata diversa. Sempre capace di prenderti per mano e portarti fino in fondo. Sempre capace di fare finta di non sentire che tu fino in fondo avevi paura ad andarci.  Invece lo sentiva sempre, per questo ti prendeva per mano.


Vorrei tanto essere lì, ora. Perché so che lei c’è.

giovedì 3 gennaio 2008

mercoledì 26 dicembre 2007

Una piccola fiaba natalizia di famiglia

Se quest’anno la mia famiglia ed io avessimo guardato con attenzione nella palla di vetro con la neve che decora ogni anno il pianoforte della nonna, avremmo visto una sposa bianca affacciata a una balconata lanciare un bianco bouquet verso una piccola folla di sorrisi luccicanti ed una bianca torta ricamata a festa, e poi lo sposo, senza più la giacca, cingere i fianchi della sposa e sorridere, sorridere, sorridere e partire.



 



Buon viaggio G. e B., e grazie per questa piccola, dolce, familiare favola di Natale.



 



martedì 18 dicembre 2007

La risposta di Santa Lucia

Ho impiegato quasi una settimana a trovare il coraggio di pubblicare la risposta di Santa Lucia alla mia umile letterina. D'altronde avevo promesso, dunque, nonostante lo sconcerto, eccola qui:


........



Carissima,


certo: la fatica conta. Senza la fatica non si comincia neanche. Ma non nasconderti dietro questo alibuccio. Fra me e te non attacca, lo sai. Come se io, quando è stato il mio turno, avessi risposto: ho già fatto tanta fatica, basta, va bene così.


Mi sembri certi sportivi che dopo certe gare né carne né pesce si appendono con gli occhioni alle telecamere e sviolinano al microfono: ho subito un po’ la pista, non ho saputo far correre gli sci, mi sono passati davanti tutti, però va bene così.


Con questo atteggiamento al risultato non ci arriverai mai. Non ci arrivi mica facendo del tuo meglio e poi vediamo come va. Ci arrivi se lo vuoi più di tutto. Se ti incazzi come una vipera se non ci arrivi. Quindi incazzati. Col cavolo che conta la fatica. Cosa credi, che gli altri facciano passeggiate? Rinfilati quelle scarpette che ci si può specchiare e avanti: un piede davanti all’altro.


E non fare gli occhi dolci all’asino che ti ho beccato.

mercoledì 12 dicembre 2007

Santa Lucia

Secondo la tradizione questa sera i bambini lucidano le scarpe, preparano una ciotola di latte per l’asino ed un piattino di biscotti per la Santa, che con infaticabile e un po’ martire bontà, giungerà nella notte a lasciare regali ai bambini buoni, ed un pezzo di carbone a chi non è stato abbastanza bravo da meritare dolci e giocattoli.


Anche io lucido metaforicamente le mie scarpette e ripasso con lo straccio il mio esame di coscienza.


 


Cara Santa Lucia, non sono stata sempre buona quest’anno, e ti confesso che un bel pezzo di carbone me lo meriterei proprio. Senza contare che potrebbe anche farmi comodo, visto che fra non molto avremo bisogno del carbone per scaldare le nostre case, dispendiose e dispersive al pari dei nostri buoni propositi. Comunque, dicevo: il carbone me lo merito a prescindere. Ti chiederei però, se non ti è troppo disturbo, di portarmi anche un sacco bello grosso di Santa Pazienza, chè altrimenti l’anno prossimo saremo daccapo e mi meriterò solo altro carbone. Ecco vedi, mi ci sono voluti molti anni ma alla fine l’ho capito anche io che a questo dovrebbe servire lucidare le scarpe questa sera: non a far bella figura facendo pulizia una volta all’anno, ma a chiederci dove le abbiamo infangate così tanto queste benedette suole, e poi magari a farci un’idea di quanta strada abbiamo fatto, che a me pare di averne consumata un po’ troppa di suola per quei pochi km che mi sembra di aver percorso. Speriamo che non contino i km ma la fatica che si è fatta, che allora sono a cavallo. A proposito, salutami l’asino eh?

giovedì 6 dicembre 2007

Come potremmo...

desiderio.... inseguire con tanta passione un sogno se già sentissimo l'odore che emana quando diventa realtà?

venerdì 30 novembre 2007

Ricetta per sopravvivere a novembre

Duecento grammi di farina e novanta di burro. Pianoforte ma allegro. Un paio di altre mani con cui bisticciare sul tagliere. Accendere il forno a 150 gradi e non scordarsi di approfittare del tepore che si diffonde in cucina. Sciogliere il burro massaggiandolo nella farina e, con lo stesso movimento, sciogliere i nodi delle spalle. Aggiungere due tuorli d’uovo, ottanta grammi di zucchero e venti grammi di latte. Amalgamare in una palla gialla e liscia, rincorrendo e raccogliendo i pensieri dispersi sul tagliere. Avvolgere in un tovagliolo e far riposare mezz’ora in frigo. Riempire l’attesa con le pagine di un libro o con una discussione a piacere purchè sia di quelle che finiscono per non finire mai. E che questo ci piaccia. Stendere la pasta, ritagliarla con lo stampino a forma di stella. Reimpastare i ritagli e fare altre stelle. Ancora. Ancora. Adagiare le stelle sulla placca ricoperta di carta da forno e infornare. Saranno pronte quando sentirai odore di biscotto. Non tardare perché in un attimo sarà troppo tardi. Novembre vola.

domenica 25 novembre 2007

Pensiero per Sofia, che ieri ha compiuto un anno

bimba codiniCercheremo di fartelo credere, Sofia, che il mondo dei grandi è tutta un'altra cosa. Che i grandi sanno quello che fanno, che sanno quello che vogliono e che vogliono quello che fanno e magari anche che fanno quello che sanno. Ti diremo "quando sarai grande..." e terremo le dita incrociate  sperando che tu ci creda perchè possiamo crederci un po' anche noi insieme a te. Ma tu non farti fregare, Sofia, il mondo dei grandi è proprio come quello dei bambini, solo un po' più alto, meno colorato e molto molto più lento.

lunedì 19 novembre 2007

Immersione a Rocky Bay

Prima


 


Otto schiene strette nelle mute ancora con le cerniere aperte, a rabbrividire sul cassone di un pick up che corre a 90 km all’ora sulla superstrada.


E poi otto schiene strette nelle mute con le cerniere ormai chiuse, ad accompagnare la galoppata del gommone carico di sardine e di aspettative scaramanticamente silenti.


Il cielo grigio chiaro e il mare grigio scuro, parimenti ribollenti, e in mezzo un’aria tesa, tagliente e pura. Come certe verità.


 


Dopo


 


Il cielo grigio scuro e il mare verde foresta, sempre parimenti ribollenti, e l’aria in mezzo tesa e pura, ma riempita, come un lenzuolo o una vela, di una gioia inspirata ed espirata, raccolta nel sangue insieme alle particelle di azoto, portata in superficie da una colonna continua di bolle.


 


Durante


 


DSC_7115Sospesi. Ricordare di respirare. Squali, squali e squali. Curiosi, sinuosi, indifferenti, eleganti. Tanti. Tornano, girano intorno. Pancia bianca, pinne rotonde, coda sicura. Coda tagliata, coda perfetta. Mark e i fari della sua macchina fotografica che salgono e scendono. Flash. Occhi gialli, pelle di seta. Dimenticare il freddo. La bocca che si apre, la sardina che scompare. Seguire la coda. Il limite delle mie pinne impacciate. Cercarsi con gli occhi e sorridere, sorridere, sorridere ancora.


 


 


 

giovedì 15 novembre 2007

Un viaggio in Sudafrica...

Un viaggio in Sudafrica varrebbe la pena foss’anche solo per vedere le foglie verdi, grasse e felici delle piante.


E per chi, come noi, è mosso al viaggio in primo luogo dalla voglia di andar per mare, anzi  nel mare, il viaggio a Umkomaas varrebbe la pena foss’anche solo per l’ingresso nell’Oceano con il gommone.


 


Si sale a bordo  nell’ultima ansa placida del fiume, in una strana quiete mattutina, assonnata e solitamente nuvolosa.


Si allacciano i giubbotti, si infilano i piedi nelle strep e si afferrano saldamente le cime, mentre Carl scruta il cielo e fa borbottare i motori.


Poi si parte con uno scatto imperioso, per fermarsi dopo pochi metri sotto gli archi del ponte che precede l’incontro con le acque burrascose dell’Oceano Indiano.


Carl tiene a freno i motori e osserva le onde che rimescolano le acque in un ribollire di schiuma asimmetrico e assolutamente imprevedibile. Come certe chiome al risveglio.


Carl porta avanti e indietro il gommone con noi attaccati sopra silenziosi, del tutto ignari dei segni che lui va cercando.


Ad un tratto decide: il motore strappa, le cime si tendono, i sederi si alzano e stiamo galoppando sballottati ma intrepidi, coi capelli che volano fra la salsedine e la schiuma e il vento e il gommone impenna e ricade, risale l’onda al limite e poi giù, col cuore in gola e l’acqua sotto ha chiazze di cioccolato e chiazze grigie e chiazze verde foresta.


Finchè non si scorge, oltre le creste più alte, una linea netta, che se quel mare l’avesse colorato un bimbo gli avremmo detto “ma sfumala un po’, ti pare?”.


Oltre quella linea c’è l’Oceano, in cui l’acqua color cioccolato del fiume Umkomaas si arrende e si adagia.


Ecco ci siamo. Possiamo togliere i giubbotti di salvataggio e prepararci all’immersione, e sopra il cielo dà cenni di schiarite.