mercoledì 11 luglio 2007

Inciampando in un pensiero

< La singolare malattia di scrivere o di leggere quello che si scrive, da cui siamo affetti da tempo, peggiora di giorno in giorno. Sembra quasi che i libri debbano colmare un bisogno dell'anima, e che ne occorrano per tutti i temperamenti dello spirito, per tutti i gradi dell'intelligenza. Quindi la loro qualità e la loro sostanza non devono essere meno varie degli alimenti di cui ci nutriamo. Da questo punto di vista non esistono libri, siano essi buoni o mediocri, insignificanti o insipidi, che non trovino lettori adatti a loro. Quando leggiamo è la testa che "digerisce", e quindi è di fondamentale importanza scegliere le letture a noi più consone. invece, durante la nostra vita, spesso abbiamo letto dei libri a caso, senza averli effettivamente scelti. Di conseguenza esistono tanti spiriti malaticci, tante teste che, proprio perchè continuano a leggere cose inutili, sono state appesantite dalla "cattiva digestione".>


(Abate Dinouart - L'arte di tacere)

giovedì 5 luglio 2007

Guardie e ladri - 3

Quel giorno che il ladro non trovò le sue scarpe e fu costretto ad andarsene a casa con quelle del poliziotto, infilandole aveva pensato “che scomode, che rigide” e di malavoglia e con passo forzato si era incamminato.


Giunto al punto in cui era solito tagliare per il prato per accorciare il cammino si era detto però: “è proprio un peccato sporcare queste scarpe così lucide” e, malgrado si sentisse un po’ preoccupato per il caldo e la stanchezza supplementare che avrebbe dovuto sopportare, aveva proseguito lungo la strada asfaltata. Ma, causa appunto il caldo e la stanchezza non se la sentì proprio di arrivare al solito bar e si fermò lungo la strada per l’abituale bicchiere di vino.


Entrò con passo sostenuto nel caffè e i tacchi delle scarpe risuonarono autorevoli fra i tavolini. Dietro al bancone una ragazza dalle guance giovani e dalla vita sottile che stava asciugando bicchieri si affrettò a salutare, e fu con una certa soggezione che disse: “buongiorno signore, sono subito da lei” e dopo poco, premurosa: “mi dica, cosa posso servirle?”.


E quella frase suonò talmente nuova alle orecchie dal ladro, che per tutta la vita aveva detto “il solito” al solito barista, che per un attimo si guardò le scarpe e pensò: “quasi quasi non le restituisco”.


Ma seppure si trattasse di un ladro aveva pur sempre indosso le scarpe di un poliziotto: dunque, le restituì.

venerdì 29 giugno 2007

Dorothy - Perchè il vento la innervosiva

Il vento la innervosiva perché aveva la pelle sottile, i piedi piccoli e troppi capelli. Perché aveva sempre molti panni, sporchi e puliti, stesi fuori ad asciugare. Perché i suoi pensieri erano legati da fili sottili e tintinnavano come scacciapensieri senza requie e anche perché i suoi appuntamenti non erano abbastanza strettamente rilegati.


Perchè aveva letto troppe volte il Mago di Oz quando era bambina e perché dimenticava spesso dei sogni fra le nuvole, sogni che il vento faceva apparire e scomparire, come certe parole quando un attimo le ricordiamo e un attimo dopo non le ricordiamo più. Cosa volevo dire?


Se l’hai dimenticato era una bugia, diceva sua nonna.


 


venerdì 22 giugno 2007

Guardie e ladri - 2

E’ accaduto, sul finire della mattina, dopo che aveva abbondantemente piovuto e dopo che il sole era tornato ignaro a scaldare l’atmosfera, che la guardia inciampasse nelle scarpe del ladro, lasciate in disordine sull’impiantito.


E’ accaduto che la guardia, rigirandosi le scarpe fra le mani, si ritrovasse a pensare “che pelle morbida, che forma comoda” e poi “in fondo è solo per provarle, questione di un attimo”


E, questione di un attimo, è accaduto che le avesse ai piedi.


E’ stata poi questione di un attimo anche che, con quelle scarpe calzate, gli salisse alle labbra un complimento rivolto a quella ragazza che da settimane guardava nello specchio solo quando era certo che lo sguardo di lei fosse altrimenti impegnato.


Ed è accaduto che si trattasse di un complimento un poco al di fuori della precisa misura della sua abituale cortesia.


Ma la cosa più incredibile che è accaduta è che la ragazza ha sorriso.

giovedì 14 giugno 2007

Passamilaparola... SEGRETO

segretoAccartocciato in fondo ai pensieri sei per giorni il cibo invisibile dei miei sorrisi.


Complice un cambio di vento, una tazza di tè, la panca di uno spogliatoio, ecco che diventi piano piano solletico sulle labbra e poi guinzaglio, lucchetto alle parole. Premi e cresci e premi. Cerco sollievo nel doppio senso. Non  basta. Non posso.


Ecco che arriva Lei, inarrestabile. La Confidenza.


E tu non sei più Mio.


Ma senza di te Lei non avrebbe vita.


Ti adoro, Segreto che non sei più mio.  


oooooooo


(passamilaparola: www.prishilla.splinder.com/post/12658132/Passamilaparola)

Passamilaparola

Passamilaparola è un gioco ispirato al bellissimo sito Lettera ad un’immagine (www.letteraadunimmagine.com ) segnalato da Kincob (http://www.kincob.splinder.com/post/12546961/lettera+ad+un%27immagine ) .


Si tratta di un gioco che ho iniziato a fare con una persona speciale (www.chicchisch.splinder.com ), che serve a farci sentire come se fossimo da un capo all’altro del divano a divagare invece che a 150 km di distanza. E’ un gioco con le parole e sulle parole, che consiste nell’associare ad una parola proposta un’immagine e un breve scritto. Chi propone la parola trova l’immagine e l’altra scrive il pezzo, che solo alla fine vengono associati.


 

martedì 12 giugno 2007

Guardie e ladri

Il malvivente e il poliziotto che pedalano fianco a fianco, incerottati e dolenti. L’uno ha ai polsi irriverenti braccialetti gemelli a forma di manette, tempestati di oro e brillanti. L’altro ha un sorriso azzurro e mite e una  precisa misura per i gesti e per le parole.  Ironia della riabilitazione, pedalano fianco a fianco e non si raggiungeranno mai. Non dentro a questa palestra, dentro questi confini in cui non si è altro che il proprio nome e la propria ferita. Ma è vero che lasciamo tutto fuori, nell’armadietto insieme alle scarpe? Cosa bolle dentro a questa tregua forzata fra il malvivente e il poliziotto, che ostentano una strana forma di silente cortesia?


Mi piacerebbe immaginare una zuffa nello spogliatoio, un alterco sulla base di un pretesto, un banale “c’ero prima io”. Mi piacerebbe immaginare una confessione, una supplica, il dispiegarsi di un senso di colpa, oppure l’alzarsi fiero di un moto di orgoglio. Mi piacerebbe immaginare fra le pieghe di una conversazione un’inversione di ruoli e di emozioni. L’invidia del poliziotto, il coraggio del malvivente.


Disegno storie sul bordo del mio lettino, guardando le spalle vicine del malvivente e del poliziotto. Ma non accadrà nulla, saranno anche oggi solo due uomini che zoppicano. Almeno finchè non saranno arrivati all’armadietto, e avranno rimesso le scarpe e i cartellini con i nomi: guardia, ladro.


Chissà, potrei provare a confonderli....

venerdì 8 giugno 2007

Caccia al tesoro

E’ essenziale che si parta di notte, dandosi appuntamento in un luogo consueto. Constatare, compiaciuti e complici, come questo appaia diverso da quando è giorno pieno e scorre il traffico e la gente. Bisogna portare con sé un ricordo lieve del calore delle coperte, ben incartato nell’emozione e nella voglia di esserci.  


Si lascia la macchina alla fine della strada e poi si inizia la salita. Al buio sembra più dolce, all’inizio, ma poi il fiato lungo spegne i sussurri e le risate soffocate. Il bosco crepita tutt’intorno e i cerchi di luce delle torce si abbracciano e si lasciano sul sentiero.


E’ essenziale avere una tavoletta di cioccolato da dividere, ad un certo punto della strada, e immaginarsi improbabili gialli occhi rotondi a curiosare fra i rami.


Bisogna sostare un attimo all’uscita dal bosco, e cercare nel buio appena venato di luna gli indizi del grande lago silente che sappiamo essere proprio di fronte a noi. E poi sedersi a tentoni sui grandi massi ad aspettare il sole che sta per sorgere. Siamo arrivati in tempo. Aiuto scivolo. Ssst. Guarda: è l’aurora.

lunedì 4 giugno 2007

Lesson one: win. Lesson two...

… win again!




russel cQuesto dice il viso da icona del lupo di mare di Russell Coutts sparato a tutto schermo ai piedi del divano. E ci sono giornate in cui è proprio così. Ci sono giornate in cui se non vinci perdi. Ci sono sfide in cui non conterà niente aver fatto del proprio meglio, e non ci saranno secondi o terzi gradini del podio. Se non vinci perdi. E non correrai più.


Per questo oggi dico: non ditemi basta, non fatevi impietosire se piangerò e se implorerò, voglio vincere, vincere e vincere ancora. Perchè la posta in gioco questa volta non è l’applauso del pubblico ma la prossima corsa.

sabato 26 maggio 2007

Surrealismi

Vagone della metropolitana, ore 19 di un torrido giorno feriale.


Un ex muratore, un professore di sociologia del diritto e un commesso di Emporio Armani, seduti fianco a fianco come le tre civette di quel famoso comò, ridono sotto i baffi. Intendo dire che cercano faticosamente di dissimulare il moto irrefrenabile di quei muscoli facciali che ci illudiamo siano sotto il nostro controllo volontario ma ai quali la risata sfugge da tutte la parti come acqua sotto pressione sparata fuori dal rubinetto nonostante il pollice malamente infilato nel buco.


Mentre sento che anche i miei muscoli facciali, solleticati, iniziano a stiracchiarsi, seguo la direzione del loro sguardo e scopro la fonte di tanta repressa ilarità: due ragazzine -zainetto, cerchietto con la stella e all stars- ridono a crepapelle. Ridono di quella risata che porta via, di quella risata che non ha più niente a che vedere con il motivo che l’ha scatenata, di quella risata che è come acqua che rotola fra i sassi senza più memoria della spinta propulsiva della sorgente, ma rotola verso valle trascinando tutto e sé stessa e godendo solo della sua forza e del suo capriolare.


Mi accorgo di quanto è evidente che anche io sono sulla soglia della risata dallo sguardo della signora con le borse della spesa, che mi fissa e sente gli angoli della bocca sfarfallare verso l’alto senza controllo.


 


Ecco: fra un attimo tutto il vagone starà ridendo sgangheratamente. Ognuno di noi, chiusi in questa scatola viaggiante, sarà causa ed effetto di una risata reciproca e contagiosa, in una circolarità senza significato alcuno come senza significato alcuno è il fatto di essere saliti sullo stesso treno, quest’oggi, in questa città.


Avrebbe potuto esserci una bomba, invece è scoppiata una risata.

venerdì 25 maggio 2007

giovedì 17 maggio 2007

Combatto contro i mulini a vento?

Oggi alla radio ho sentito un’intervista a  E.B. che ha appena pubblicato il suo secondo, dico secondo, romanzo. Nei 120 secondi dell’intervista radiofonica è riuscita a infilare un “a noi ci piace” e un “c’hanno ragione chi dice che..”.


D’altra parte la grammatica nelle scuole non si insegna più. E forse c’hanno ragione loro.