venerdì 8 giugno 2007

Caccia al tesoro

E’ essenziale che si parta di notte, dandosi appuntamento in un luogo consueto. Constatare, compiaciuti e complici, come questo appaia diverso da quando è giorno pieno e scorre il traffico e la gente. Bisogna portare con sé un ricordo lieve del calore delle coperte, ben incartato nell’emozione e nella voglia di esserci.  


Si lascia la macchina alla fine della strada e poi si inizia la salita. Al buio sembra più dolce, all’inizio, ma poi il fiato lungo spegne i sussurri e le risate soffocate. Il bosco crepita tutt’intorno e i cerchi di luce delle torce si abbracciano e si lasciano sul sentiero.


E’ essenziale avere una tavoletta di cioccolato da dividere, ad un certo punto della strada, e immaginarsi improbabili gialli occhi rotondi a curiosare fra i rami.


Bisogna sostare un attimo all’uscita dal bosco, e cercare nel buio appena venato di luna gli indizi del grande lago silente che sappiamo essere proprio di fronte a noi. E poi sedersi a tentoni sui grandi massi ad aspettare il sole che sta per sorgere. Siamo arrivati in tempo. Aiuto scivolo. Ssst. Guarda: è l’aurora.

lunedì 4 giugno 2007

Lesson one: win. Lesson two...

… win again!




russel cQuesto dice il viso da icona del lupo di mare di Russell Coutts sparato a tutto schermo ai piedi del divano. E ci sono giornate in cui è proprio così. Ci sono giornate in cui se non vinci perdi. Ci sono sfide in cui non conterà niente aver fatto del proprio meglio, e non ci saranno secondi o terzi gradini del podio. Se non vinci perdi. E non correrai più.


Per questo oggi dico: non ditemi basta, non fatevi impietosire se piangerò e se implorerò, voglio vincere, vincere e vincere ancora. Perchè la posta in gioco questa volta non è l’applauso del pubblico ma la prossima corsa.

sabato 26 maggio 2007

Surrealismi

Vagone della metropolitana, ore 19 di un torrido giorno feriale.


Un ex muratore, un professore di sociologia del diritto e un commesso di Emporio Armani, seduti fianco a fianco come le tre civette di quel famoso comò, ridono sotto i baffi. Intendo dire che cercano faticosamente di dissimulare il moto irrefrenabile di quei muscoli facciali che ci illudiamo siano sotto il nostro controllo volontario ma ai quali la risata sfugge da tutte la parti come acqua sotto pressione sparata fuori dal rubinetto nonostante il pollice malamente infilato nel buco.


Mentre sento che anche i miei muscoli facciali, solleticati, iniziano a stiracchiarsi, seguo la direzione del loro sguardo e scopro la fonte di tanta repressa ilarità: due ragazzine -zainetto, cerchietto con la stella e all stars- ridono a crepapelle. Ridono di quella risata che porta via, di quella risata che non ha più niente a che vedere con il motivo che l’ha scatenata, di quella risata che è come acqua che rotola fra i sassi senza più memoria della spinta propulsiva della sorgente, ma rotola verso valle trascinando tutto e sé stessa e godendo solo della sua forza e del suo capriolare.


Mi accorgo di quanto è evidente che anche io sono sulla soglia della risata dallo sguardo della signora con le borse della spesa, che mi fissa e sente gli angoli della bocca sfarfallare verso l’alto senza controllo.


 


Ecco: fra un attimo tutto il vagone starà ridendo sgangheratamente. Ognuno di noi, chiusi in questa scatola viaggiante, sarà causa ed effetto di una risata reciproca e contagiosa, in una circolarità senza significato alcuno come senza significato alcuno è il fatto di essere saliti sullo stesso treno, quest’oggi, in questa città.


Avrebbe potuto esserci una bomba, invece è scoppiata una risata.

venerdì 25 maggio 2007

giovedì 17 maggio 2007

Combatto contro i mulini a vento?

Oggi alla radio ho sentito un’intervista a  E.B. che ha appena pubblicato il suo secondo, dico secondo, romanzo. Nei 120 secondi dell’intervista radiofonica è riuscita a infilare un “a noi ci piace” e un “c’hanno ragione chi dice che..”.


D’altra parte la grammatica nelle scuole non si insegna più. E forse c’hanno ragione loro.

domenica 13 maggio 2007

Dedicato alla mamma e al papà di Giovanni T

Mi hanno detto che c’era un bimbo di sette anni al centro della palestra. Un bimbo con un corpo minuto e con un sorriso sempre nascosto in tasca, casomai gli venisse fame, con due occhi che assorbono il mondo e un cuore che fa l’equilibrista tra lo spensierato e il pensieroso.


 



Mi hanno detto che il maestro di judo era fiero di quel bimbo che aveva combattuto con agilità e coraggio e divertimento e che ha iniziato il rito della premiazione proprio dai più piccoli e che c’era ancora un rimasuglio di mormorio sugli spalti quando ha detto:


"  la medaglia d’oro va a Giovanni T."


Ed è stato allora che quel bimbo di sette anni si è trovato al centro della palestra e degli applausi e mi hanno detto che aveva di nuovo quell’aria da piccolo lord inglese che quando combatte gli scivola via di soppiatto quando ha detto:


"veramente io l’ultimo combattimento l’ho perso"


 E il maestro ci ha impiegato un attimo a capire cosa stava succedendo, così Giovanni T. è rimasto lì in piedi, proprio al centro della palestra e degli applausi sospesi, finchè il maestro di judo ha trovato l’errore e ha detto:


"è vero, ho sbagliato, la medaglia d’oro va a Marco P."


 


Si avvicinano le elezioni, e io ho detto a tutti che vorrei che Giovanni T. fosse il sindaco della mia città.


 


mercoledì 9 maggio 2007

Unisci i puntini

Unisci i puntini dall’1 al 57, recita la didascalia. Talvolta a colpo d’occhio già intravediamo la figura. Qualche volta è una figura che non vogliamo vedere, una figura che ci costringerebbe a sollevare un velo, magari a cambiare opinione, atteggiamento o addirittura il corso delle azioni che abbiamo intrapreso, l’equilibrio delle relazioni che abbiamo tessuto.


Allora, come ricordandoci improvvisamente di una cosa da fare, deponiamo con nonchalance la matita e lasciamo liberi i puntini nella loro complice entropia.


Poi un giorno una mano ignara, oppure al contrario una mano assai avveduta, prende risoluta la penna ed  inizia a disegnare le relazioni fra i fatti. Ed in men che non si dica la figura rifuggita è lì davanti a noi.


Quanto ci piacerebbe poter cancellare il tratto, sciogliere il legame che costringe i puntini all’interno di un univoco senso e farli ritornare un confortante, innocuo, confuso brulicare di fatti passibili di mille possibili interpretazioni.


Ma


la


figura


è


ormai


svelata.


 




 

lunedì 7 maggio 2007

Ricordi di viaggio: Revillagigedo - Parte 1



Revillagigedo mi ha fatto sentire piccola. E mi ha fatto sentire che abito una parte molto piccola di mondo. E che nel resto del mondo c’è spazio per grandi animali, grande quiete, e grandi cieli.


Revillagigedo è un arcipelago di origine vulcanica, a circa 500 km a sud ovest della punta estrema della Baja California. E’ composto da quattro isole principali: San Bendicto, Socorro, che ospita una base militare, Roca Partida, un grande scoglio spaccato in due torrioni, e Clarion, che non abbiamo visitato.


Le acque di queste isole sono attraversate dalla corrente di Humboldt, che porta acqua fredda dall’Antartide, toccando le coste del Cile e l’arcipelago di Galapagos, e rendendo straordinariamente ricche di pesce le zone che attraversa.


Per giungere a Revillagigedo è necessario compiere un lungo viaggio, per cielo, per terra e per mare. E, come accade talvolta ai viandanti delle fiabe, anche a noi è accaduto, ciondolando in un aeroporto o storditi dall’onda lunga dell’Oceano Pacifico, che affiorasse alla mente la domanda: “stiamo andando nel luogo giusto?” “ne varrà la pena?”.


balena 1La risposta a questa domanda è arrivata, lieve come vapore di acqua salmastra, dopo circa 15 ore di navigazione dalla marina di Cabo San Luca, quando attorno al Solmar V, la nostra barca, hanno iniziato a sollevarsi gli spruzzi delle balene .


E questa risposta, lieve come un presentimento, si è fatta solida certezza già nella prima immersione a San Benedicto, sotto il ventre bianchissimo della manta gigante che ha sorvolato le nostre teste, quasi fosse un avamposto della fauna che popola questo arcipelago, o il maggiordomo, rigorosamente abbigliato di bianco e di nero, giunto ad aprirci le porte dell’arcipelago e a dirci: “siete arrivati: benvenuti”.


(febbraio 2006)


sabato 28 aprile 2007

Terapia di primavera

Spegni il pc. Togliti i capelli dalla faccia. Esci in giardino o sul terrazzo. Infila un paio di guanti e inginocchiati. Metti le mani nella terra, rivoltala, dalle aria. Sentila diventare soffice sotto alle tue dita. Togli quel guscio di noce bucato dalla gazza. Ora prendi in mano le piantine, tienile sul palmo con delicatezza, stai attento a non ferire le radici. Adagiale nella terrà smossa, ricoprile con cura.


erbaSe vuoi metti un po’ di musica, ma una musica facile facile. Magari qualcosa che ascoltavi tanti anni fa. Oppure chiama qualcuno a farti compagnia, ma qualcuno con cui stai bene anche in silenzio.


Ascolta il calore del sole che cresce sulle tue spalle chine. Accosta i colori, mescola i profumi. Spargi i semi generosamente e lascia che il sudore ti lavi la fronte.  Poi bagna le piante nuove.  Sii tu, per questa volta, pioggia che rinfresca e disseta.


Prendi le cesoie e infila le mani fra le foglie nuove della vecchia siepe. Taglia, sfronda, alleggerisci. Togli il secco che ha lasciato l’inverno. Solleva, libera.


Apri un varco, perché la brezza soffi.  

Catena

Rispondo a questa catena, ma solo perchè chi mi ha invitato non merita un rifiuto...!



1-  Se foste un vizio quale sareste? Senz’altro la gola


2-  Se foste una malattia? Orticaria
3-  Se foste un’infermità?
Questa non mi viene


4- Se foste una causa di decesso? Questa sì: Asfissia


5-  Se foste un microbo? Ciclomegalovirus


6-  Se foste una zoccoletta? Che parole. E chi ha detto che non lo sia…


7-  Se foste un dittatore? Impossibile, ho zero carisma
8-  Se foste una cantante? 
Patty, di Tuck & Patty


9- Preferireste stare con qualcuno/a che scopa bene, ma è infedele o con qualcuno/a che scopa male, ma è fedele? Bene o male sono concetti piuttosto relativi
10-  Preferireste qualcuno/a che scopi bene, ma sia brutto/a o che scopi male, ma sia bello/a?
Idem come sopra.


11-   Preferireste che il vostro partner vi lasci per un uomo o per una donna? Se mi lascia ... chissenefrega!


12-   Preferireste essere accarezzato/a da qualcuno/a che vi ripugna o battuto da qualcuno/a che vi piace? Ma chi se l’è inventata questa catena??
13-  Preferireste che il vostro partner vada a letto con un’altra persona pensando a voi oppure che vada a letto con voi pensando a un’altra persona?
Sono piuttosto egocentrica, traete voi le conclusioni


14-   Preferireste guardare il vostro partner che fa l’amore con un’altra persona o fare l’amore con un’altra persona mentre il vostro partner vi guarda?  Ma non si potrebbe fare che ognuno si fa i cavoli suoi?


15-   Baciare significa tradire? Oh yeees
16-  Succhiare significa tradire?
Ma dai!


17-  Con uno sconosciuto o una sconosciuta preferite fare l’amore prima o dopo essere andati al ristorante? Ma non era che dagli sconosciuti  non si poteva accettare neanche una caramella? Figuriamoci il ristorante…
18-  Preferireste andare a letto con un uomo che ha un corpo di donna o con una donna che ha un corpo di uomo?
Tutto il corpo?
19-   Se preferite le donne: preferireste andare a letto con un uomo molto bello o con una donna molto brutta? (MA MOLTO BRUTTA):


20-  Se preferite gli uomini: preferireste andare a letto con una donna molto bella o con un uomo molto brutto (MA MOLTO BRUTTO).  Ehi, ma mica si è obbligati eh?

lunedì 23 aprile 2007

Guizzo's: chi ha paura di un telefilm?

- Un cappuccino, per favore. Tu cosa prendi? -


- Caffè macchiato. Caldo. Con un po’ di cacao. -


- Guarda qua che roba. Sui giornali non c’è più una notizia decente. Fanno solo propaganda. -


- Già finiremo come in Guizzo’s: chi si azzarda a dire le cose come stanno subito in manette.


L’hai visto ieri sera? -


- E chi se lo perde, in casa mia non si può fiatare quando c’è Guizzo’s. Non si guarda più nient’altro. -


- E’ successo un bel casino eh? Chi se lo aspettava. Quando sembrava tutto ormai scontato, quando tutti avremmo scommesso sul solito finale, ecco che si incasina di nuovo tutto. -


- Ma tu l’avevi capito che il tenente Alreadything stava indagando sul dipartimento di polizia?  -


- Io il dubbio l’ho avuto  quando c’è stata la scena dell’incontro con Tony Guizzo, il mafioso.


Bello vero quell’episodio? C’erano quei colori smorzati a Central Park e il tenente aveva quel modo di camminare strascinato che faceva venire malinconia solo a guardarlo.


- Sì ma a me ha fatto impazzire il mafioso, quando gli ha consegnato quella grossa busta rigonfia con un gesto così fiero che avresti detto che si aspettava di essere abbracciato.-


- L’avrei abbracciato io. Mi piace un sacco Tony Guizzo. E’ proprio il mio tipo. -


- Che scema. Molto meglio il frate, l’hai visto che bello quando sale sul taxi nero all’aeroporto di Londra travestito da investigatore in borghese?-


- Ma cos’hai capito? Non è veramente un frate. E’ un investigatore travestito da frate travestito da investigatore in borghese.-


- Eh? -


- Lascia perdere va. Comunque la scena più bella di ieri sera è stata quando il giocatore di basket ha incontrato di nuovo la bionda bellissima che aveva fotografato per sbaglio quando erano  New York. -


- Sì. C’era quella nebbiolina argentata sul Tamigi che poteva essere un’ora qualsiasi di un giorno qualsiasi di una stagione qualsiasi. Poteva essere un sogno. Hai visto? Si sono salutati come se si fossero dati appuntamento. Ma per me è stato un caso. Mica si erano mai parlati prima, no? -


- Sì infatti. E poi se no perché lui si sarebbe girato con quella faccia, come a dire datemi un pizzicotto, ditemi che non è un sogno. Va bè che in effetti lui a New York c’è stato un periodo che non si sapeva dove fosse. Dici che è implicato nelle indagini? -


- Ma quali indagini? Dai che è tardissimo. Mangia quella brioche. Ti pare che facciamo tardi in ufficio per star qui a parlare di un telefilm? -


 

sabato 14 aprile 2007

Storia di un altro ex blog


Questa è la storia di un altro ex blog: il mio.


Ho tenuto un blog sulla piattaforma de La Stampa Web finchè non mi hanno oscurato, in seguito alla pubblicazione di alcuni post. Nel pieno rispetto della decisione della Redazione de La Stampa Web, non mi trovo però d'accordo con questa scelta che non trovo coerente con i criteri di libertà di espressione.


Per chi volesse farsi un'idea dell'accaduto, che trovo piuttosto grave, pubblico di seguito i post in questione.


Mi farebbe piacere che chi legge lasciasse un segno della propria opinione in merito, sia che sia d'accordo con me sia che, invece, condivida la scelta de La Stampa.


Marco Giacosa: perché?


 


E’ stato oscurato il blog di Marco Giacosa. Molti altri blogger ne hanno parlato, riassumendo in modo sintetico ed esaustivo (a mio parere) i termini della vicenda: non aggiungo altre parole sull’accaduto perché sarebbero ridondanti.


www.bizblog.blog.lastampa.it; www.montgolfier.blog.lastampa.it; www.ilguizzo.blog.lastampa.it; www.dragor.blog.lastampa.it; www.marieagnes.blog.lastampa.it; www.circolinocinghios.blog.lastampa.it; www.interlegere.blog.lastampa.it (ed altri ancora si stanno aggiungendo...).


Quello che ci tengo a ribadire in questo spazio è che a mio parere Marco Giacosa non ha infranto alcuna regola, ha espresso le sue opinioni in modo accettabile, ha riportato fatti e ipotesi in modo trasparente e corretto. Per questo non trovo ammissibile che il suo blog venga oscurato. Per questo cercherò anche io un'altra casa se queste sono le regole di quella che mi ha ospitato fino ad ora.


 


 Per dovere di cronaca, per amor di parola


 


Sono successe molte cose in questi giorni, riassunte benissimo da tanti blogger che sono ospitati su questa piattaforma.


Ne cito solo alcuni: kincob; maxgiordani; rumore bianco; rottasudovest; serendipity, altri sono stati citati in un mio precedente post (qui), altri ancora sono rintracciabili attraverso i link che compaiono nei blog che ho già segnalato.


Per parte mia ho fatto una scelta, l’ho dichiarata, ho cercato di spiegarne concisamente e chiaramente le ragioni. Mi è stato chiesto di tornare sui miei passi, non esattamente in modo gentile, ma non è il caso di fare questioni su modi o toni, al momento ci sono cose più importanti su cui soffermarsi. Ad esempio i fatti. Il fatto è che non sono tornata sui miei passi. Il fatto è che i blog Marco Giacosa, Dialoghi Intorno al mio ombelico e Interlegere sono “sospesi”. Io apro e chiudo il mio blog appena posso. E non lo nascondo, ogni volta incrocio le dita perché spero di trovarlo ancora lì. E’ nel pieno diritto della Redazione sospendere chi vuole: loro sono i padroni di casa e noi gli ospiti. Ma da padroni di casa accorti quali sono credo sappiano bene che non è facile far sentire i propri ospiti a loro agio, e che ogni gesto contribuisce a creare o a distruggere un clima, un'atmosfera. I vicini già ne parlano. Certo i vicini sono sempre pronti a spettegolare, non ci vuole niente a montare un caso su un’inezia. Ma di nuovo, tutto contribuisce a creare un clima, un’atmosfera.


C’erano modi più eleganti per risolvere la questione, da qualsiasi punto di vista la vogliamo guardare. Se così non fosse non ci sarebbe ragione di tanto dibattere. Questo è un fatto.


Forse qualcuno si sta chiedendo, ma se questo clima, quest’atmosfera non ti piace più, perché non te ne sei già andata? Anzi, tutto porta a pensare che tu qui non sia più gradita, perché non fai il bel gesto e non te vai prima che ti buttino fuori?


Già, me lo sto chiedendo anche io. Forse è solo perché in questa casa ci sono stata bene. Forse è perché non mi piace andarmene senza aver finito di dire quello che ho da dire. Per dovere di cronaca, o per amor di parola.


 


La mia idea


 


“Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con un tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano su un attimo. E sparano.”


(A.Baricco, City)


La mia idea è che oscurare i blog Marco Giacosa, Interlegere e Dialoghi Intorno al mio Ombelico non sia stata una buona idea.


La mia idea è che non sia una buona idea ignorare le richieste di spiegazioni che stanno giungendo da più parti alla Redazione.


La mia idea è che è un peccato che le idee diventino armi, ma armi o non armi non è mai una buona idea impedire alle idee di esprimersi.



Oltre a questi post ho pubblicato la lettera di Marco Giacosa che trovate qui http://www.prishilla.splinder.com/post/11718441/Storia+di+un+ex+blog 


 Grazie per la vostra attenzione e per i commenti che vorrete lasciare


Prishilla