domenica 11 giugno 2006

Quando una cena non è solo una cena

Capita, a volte, che il cibo si trasformi in festa. Mi capita quando nell’assaporarlo mi accorgo che qualcuno ha scelto le materie prime con metodo e passione, quando sento dentro al gusto di un olio la ricerca, la strada che si snoda in una pianura assolata, la soddisfazione di chi lo ha gustato su un pezzo di pane, in piedi, davanti agli occhi del produttore, e ha capito che era arrivato nel posto giusto.


Mi capita quando nel sapore di quello che mangio sento il lavoro di un cuoco goloso e rispettoso, quando leggo lo studio e il divertimento nelle trecce placide di Camilla che si affacciano dalla cucina e negli occhi appuntiti del giovane cuoco giapponese.


Mi capita quando lo sguardo compiaciuto di chi mi versa il vino e le parole che ha scelto per scrivere il menu mi parlano del piacere che prova nel creare la cena che non dimenticherò.


E mi capita quando chi mi invita ad allungare il cucchiaio per assaggiare dal suo piatto mi guarda fisso, in attesa di scovare nella mia espressione lo stesso languore che ha pervaso il suo viso quando ha sentito che il cioccolato gli scivolava dal palato dritto dritto nel cuore!

venerdì 9 giugno 2006

Acqua

Magia dell’acqua: camminare sospesi, il gesto come al rallenty, un piede dopo l’altro, senza peso e senza dolore. Massaggio lieve, carezza, culla. Ventre.


Ero nell’acqua prima di essere qui.  Eravamo acqua, quando qui non c’era nulla e tutto era silenzio. Forse sta in questo la sua antichissima magia.


 

sabato 3 giugno 2006

Sapessi suonare

Ma chi l’ha detto che bisogna essere sempre sorridenti e dignitosi, oggi voglio raggomitolarmi dentro a questo vecchio maglione stinto e dentro a questo umore uggioso, oggi voglio far uscire questo lamento fastidioso, questa irritazione sorda, umida, pesante. Voglio lasciare il mio essere in balia di questo corpo lento e dolente, non farò nulla per tirarlo fuori da queste sabbie mobili, proprio nulla. Voglio anzi infilarci le dita dentro, sentire il fango vischioso, guardare in giù.


Sapessi suonare, suonerei questo.

mercoledì 31 maggio 2006

Niente denaro dal cielo

Notizia di ieri, riportata in un angolino del quotidiano della mia città: sulla Taranto-Grottaglie un motociclista perde lo zainetto contenente 20 mila euro in banconote, il  traffico va  in tilt. Gli automobilisti – testuali parole – “quasi non hanno creduto ai loro occhi quando hanno capito di potersi riempire le tasche di soldi”. Pare che siano stati recuperati solo 7 mila euro.


Ora, d’accordo che il motociclista era un pregiudicato e non ha saputo spiegare la detenzione di tutto quel denaro contante, ma mi sembra significativo che fra la folla di persone che ha assistito alla scena nessuno abbia pensato che il denaro piovuto dal cielo potesse appartenere a qualcuno o che potesse essere giusto consegnarlo alla polizia.


La cosa ancora più significativa, a mio parere, è però che l’autore dell’articolo non abbia speso parola per rilevare questo atto di inciviltà ma lo abbia descritto come una normale reazione.


Che gli italiani a forza di “gratta e vinci” e di “il primo che telefona vince un collier” si siano abituati a pensare che i soldi, per i più fortunati,  piovano dal cielo?

lunedì 22 maggio 2006

Da un altro punto di vista

Ieri sono uscita, e anche venerdì. Un pomeriggio a casa di amici, la presenza ad un convegno a cui tenevo: piccoli, preziosi traguardi di convalescente. Ma anche piccole, concrete testimonianze che “si può”.


Dalla mia -  tutto sommato facile -  prospettiva di “invalida a termine” sto provando a rendermi conto di che cosa significa muoversi con una sedia a rotelle e mi sto accorgendo che, se da un lato è molto vero che le difficoltà sono tante, è però anche vero che spesso basta buon senso e buona volontà per superarle.


Il mio convegno di venerdì è stato realizzato in una struttura moderna, costruita tenendo conto delle nuove norme per i disabili, ed in effetti non ho incontrato alcuna difficoltà.


Ma non è solo questo, il vero punto della questione è che perché io possa muovermi e godere di una giornata “normale”  è necessario che le persone che mi stanno intorno si dotino di buona volontà e si rendano disponibili: accompagnarmi e aspettarmi, caricare e scaricare carrozzine, assistermi mentre saltello sul marciapiede ecc. Ma è anche necessario che le persone che incontro si dotino di buon senso e buona educazione, che facciano attenzione a non urtarmi, che lascino liberi i passaggi a me più adatti ecc.


Non si tratta di grandi cose, si tratta di disponibilità, pazienza, rispetto. Si tratta della capacità di vedere le cose da un altro punto di vista: un po’ più in basso, un po’ più ingombrante …. basta mettersi seduti e stendere una gamba, ecco questo è il punto di vista di chi è grato per una giornata “fuori”.

mercoledì 17 maggio 2006

Evoluzioni

Oggi per la prima volta mi sono alzata senza aiuto. L’ho fatto senza rendermene conto: me ne sono accorta attraverso gli occhi stupiti  e sorridenti di chi mi stava tendendo la mano, in un gesto ormai abituale, e mi ha visto ignorarla e alzarmi come se niente fosse.


Questo piccolo avvenimento quotidiano di convalescente mi ha fatto pensare che forse è proprio così che accadono le cose importanti, e che noi esseri umani impariamo. Le evoluzioni più vere sono quelle graduali e impercettibili che all’improvviso si manifestano, compiute, naturali, solide, senza clamore?


Mi è venuto in mente che poche settimane fa mi stupivo un po’ del fatto che ogni anno a primavera mi accorgo che gli alberi hanno messo le foglie rientrando dopo qualche giorno di assenza. Come se non fosse possibile notare il cambiamento nel viale che percorro ogni giorno senza essermi prima allontanata, tanto graduale e impercettibile è il passaggio dal ramo bruno, al gonfiore delle gemme, al verde chiaro delle foglie nuove.


E allora mi chiedo, è per questo che sento tanto spesso il bisogno di allontanarmi e poi ritornare? E’ per questo che ho bisogno di uscire dalla porta, per poi rientrare e vedere le cose con occhi diversi da chi è sempre stato lì? E quanto tempo è necessario che trascorra prima che si possano scoprire le foglie nuove sul viale di casa?

martedì 16 maggio 2006

Prishilla è tornata

Era il 25 aprile. Una bella giornata, una bella gita sugli appennini, in sella alla moto, abbracciata a Lui. Un uomo che si è distratto, su una punto blu, chissà, forse complice il pranzo festivo. Un attimo.  Dolore e paura. Un capannello di persone che si raduna intorno a me, a terra. Gli occhi di Lui sopra di me, grandissimi. Ambulanza ed elicottero. Ospedale, dolore, tanta stanchezza. Sala operatoria. Chiodi e trapani. Letto, letto, letto. Visite e fiori e visi amici commossi.


 


Un attimo, e siamo alla metà di maggio. Finalmente a casa. Gamba tesa, stampelle, avere bisogno di tutto. Impegni di lavoro sfumati in uno sfondo indistinto di siringhe, garze, sedie a rotelle. Sarò qui per un bel po’ di tempo. Tempo per scrivere e per pensare. Prishilla è tornata. E ha voglia di parole.

lunedì 17 aprile 2006

Sostenere coloro che vincono

Qualche giorno fa, prima delle nostre elezioni, ho visto citato in un articolo di un quotidiano il discorso che pronunciò Nixon al Congresso nel 1960, quando perse le elezioni presidenziali contro Kennedy con uno scarto dello 0,2%.


La conclusione del discorso di Nixon recita così:  “Nelle nostre competizioni elettorali non importa quanto la rivalità sia stata dura, non importa quanto i risultati delle elezioni siano stati vicini. Coloro che perdono accettano il verdetto e sostengono coloro che vincono.”


Trovo che non sia necessario aggiungere parole per sottolineare quanto questa frase sia attuale, e più che mai pertinente, in questi giorni.


Trovo però interessante dedicare un paio di minuti a ipotizzare come mai sento che nessun italiano potrebbe mai realmente suonarmi credibile nel pronunciare questa frase, infinitamente saggia e adulta. Forse perché per “sostenere coloro che vincono” non è sufficiente promettere di non ostacolare, o di fornire il proprio apporto, ma è necessario dimostrarsi consapevoli e convinti che esiste un interesse sovraordinato che tutti quanti perseguiamo e rispetto al quale le modalità con cui perseguirlo possono essere lasciate provvisoriamente in secondo piano. Noi questa la chiameremmo utopia. E questa sarebbe già una spiegazione nobile.

sabato 8 aprile 2006

Naso Libero

Alle ultime elezioni moltissimi italiani hanno dichiarato di aver votato “tappandosi il naso”. Io ero fra quelli. Ho tenuto il naso tappato per tutti questi anni: leggendo il giornale, camminando per la strada, ascoltando questa inascoltabile campagna elettorale. Sempre con una mano impegnata a tenermi ben strette le narici. Domani avrò di nuovo in mano una scheda e una matita. E il mio naso chiede con forza di essere liberato e di usare la mia mano per spianare per bene quella scheda e guardarci dentro fin nelle pieghe. Questa mattina era primavera e io, non so perché, mi sono svegliata con la voglia di non essere più una che si accontenta. Forse non servirà a molto, ma penso che questa volta seguirò il mio naso e come tante volte ho spento la tv per non essere una che si accontenta della corrida o del grande fratello, anche questa volta spegnerò il telecomando. Non voglio che qualcuno possa dire che io ero d’accordo.

venerdì 31 marzo 2006

Questione di priorità

Ci sono cose che colpiscono per la loro assoluta incoerenza. Oggi alla stazione centrale di Milano venivano distributi volantini che illustravano la nuova grafica dei tabelloni degli orari ferroviari, sottolineandone il miglioramento. Trascurando il fatto che i suddetti tabelloni sono scritti in caratteri minuscoli, con il risultato che bisogna praticamente appoggiare il naso sul vetro della bacheca per avere il piacere di scoprire su quale binario sarebbe dovuto apparire il tuo treno (magari venti minuti fa, o ore fa, ma questa è un'altra storia), posso anche essere d’accordo sul fatto che sono stati fatti alcuni miglioramenti nel sistema di informazione tramite tabellone.


Ma mi sembra una solenne presa in giro che trenitalia pubblicizzi questo fondamentale intervento quando ci sono stazioni con il numero dei binari scritto a pennarello su fogli A4 appesi al muro con lo scotch, quando metà delle carrozze devono essere disinfestate dalle zecche e l’altra metà è ricoperta di lerciume, quando ogni venerdì si ripete l’odissea di viaggi in piedi stipati come bestiame su treni con la prenotazione obbligatoria (da notare che tutti i viaggiatori sono in regola, ma va di moda l’overbooking..).


Tra l’altro la domanda che sorge spontanea è “avranno pagato un consulente per rinnovare la grafica dei tabelloni? con quale denaro? quante ore di pulizia dei treni avrebbero pagato con i soldi spesi?”.


Ma soprattutto: come possiamo aspettarci quel minimo di efficienza e razionalità necessario per far funzionare con dignità  il sistema ferroviario di un paese da parte di una pseudo-azienda che non si rende neppure conto della amara comicità insita nel dare questo messaggio ai clienti? A proposito, e i ragazzini che distribuivano i volantini chi li avrà pagati?

sabato 4 febbraio 2006

La libertà di stampa, San Paolo e la maestra Teresa

Ho davvero poche parole (e a me succede raramente) per commentare quanto è successo con le vignette satiriche su Maometto. Ho poche parole, e molta indignazione, perché mi sembra che siamo nella sfera dell’ovvio e non so capacitarmi come l’evidenza delle cose semplici non arrivi con il suo impatto agli occhi di tutti, meno che mai agli occhi di chi governa le nostre vite.


Ritengo che in questa vicenda le cose semplici ed evidenti che sono state ignorate siano due.


La prima mi fa tornare in mente la frase di San Paolo “tutto è lecito, ma non tutto edifica”. Infatti, pur considerando lecito pubblicare una vignetta satirica su Maometto, non vi pare evidente che un gesto di questo tipo non faccia altro che offrire l’ennesima arma a chi, nel mondo arabo, ha tutto l’interesse a descriverci come nemici, impuri e degni di essere sterminati? E quindi, ammettendo anche che possa essere lecito, non vi pare semplicemente molto sciocco?


La seconda cosa, ancor più evidente, riguarda il confine tra libertà di stampa e buona educazione, e parlo della buona educazione che mi hanno insegnato i miei genitori e la mia maestra Teresa, senza bisogno di arrivare a tirare in ballo il vilipendio della religione e cose del genere. Se non erro la buona educazione vorrebbe che, nonostante sia consentito esprimere liberamente le proprie opinioni, si eviti di offendere senza ragione i propri interlocutori.


E, ancora, la mia maestra Teresa e miei genitori mi hanno sempre insegnato che se qualcuno non mi rispetta è corretto, anzi doveroso, obbligarlo a rispettarmi, ma sarebbe un controsenso rispondere a costui negandogli, a mia volta, il rispetto. Quindi chi dice che non è giusto rispettare la religione mussulmana perché i mussulmani non rispettano la nostra esprime un profondo controsenso. La maestra Teresa direbbe loro che dobbiamo costringerli a rispettare la nostra.


E io dico a me stessa che mi piacerebbe tanto che fosse la maestra Teresa a governare le nostre vite. Ma, a quanto pare, così non è.

sabato 28 gennaio 2006

Per fortuna, ogni tanto, la neve

Strade bianche, bianchissime. Strade silenziose e luce diffusa. Scegliere di annullare un impegno, e accorgersi che si può. Scegliere di andare a piedi, e accorgersi che si può. E si può arrivare in ritardo. E si può arrivare anche con le ciglia bianche e la punta delle scarpe bagnata. E può nascere dentro irrefrenabile anche la voglia di ridere, ridere da soli, sotto gli alberi bianchi. Magari perché ci siamo ricordati che non siamo fatti di farina, come dice la nonna. E non siamo fatti neppure degli appuntamenti che riempiono la nostra agenda. E ci siamo ricordati che la neve copre l’erba per farla riposare, in silenzio, per un po’. E per farla tornare, fra un po’, di quel  bel verde vivo. E ricordarcelo ci fa sentire il nostro verde, vivo.


E allora mi chiedo, perché aspettare la neve?


E anche, perché, nonostante tutta la scomodità, il freddo, il ritardo, il disagio, la neve mi fa venire voglia di ridere? E la prima risposta che mi viene in mente è “perché è bella”.


Credo che gli uomini abbiamo bisogno di bellezza intorno. Io, almeno, ce l’ho. Eppure è molto difficile che ci venga in mente di giustificare le nostre scelte – tipo dove abitare, che lavoro fare, che strada percorrere la mattina – in base alla bellezza. Forse ci fa sentire sciocchi, o superficiali. Invece magari è una della cose che contano davvero.