mercoledì 11 febbraio 2026

Perdere le staffe

 

Chissà perché, ho realizzato solo ora cosa significa. Perdere le staffe.

Quando il cavallo, ad un certo punto, sfonda la buona creanza, la prudenza e la vigilanza tutte in sol colpo e parte al galoppo. E i tuoi piedi ci provano, a rimanere saldi nelle staffe. Per un attimo ti sembra anche di farcela, ma poi ti ritrovi con le gambe a penzoloni, a cercare di reggerti in qualche modo e un po’ ti assale il panico di come andrà a finire  un po’ ti godi la galoppata col vento nei capelli. L’energia liberata. Il risveglio potente di quel pezzetto di te mai del tutto domo.

Le immagino, le staffe. Che sballonzolano inutili, e ti sembrano per un attimo pure un po’ ridicole. Per un attimo sei tutt’uno con il cavallo. Sei aria, luce, sangue che pulsa.

Per un attimo….

E diciamocelo, certi attimi valgono pure certi capitomboli. Però….

giovedì 1 gennaio 2026

In parole povere

Amo, sempre di più, le parole povere.

Sia chiaro, non che io disdegni certi termini raffinati, che stanno come quel piattino di porcellana fine della mia nonna a impreziosire i miei biscotti semplici sulla tavola della merenda e la trasformano in festa.

Non li disdegno no, anzi, vado in sollucchero per certe meravigliose parole desuete, che mi scambio con qualche affezionato come un tempo le figurine di Sarah Key. E che a dirla tutta, più di una  volta e più di due mi hanno permesso di mandare a segno un lazzo, di illuminare il punto, qualche volta anche di fare alzare un sopracciglio che temevo non si sarebbe alzato mai.

Ma le parole povere sono come il pane buono. Ti guardano dritto negli occhi, scavalcano la scrivania e ti siedono accanto. Le parole povere non hanno paura di dire cose come grazie, scusa, ti voglio bene. Sei a casa. Abbracciami. 

Hanno un tale ricchezza, a volte, le parole povere, come certe persone con quella limpidezza nei visi aperti che quando dicono auguri ti dissetano, come un bicchier d'acqua.

E allora ecco, in parole povere, Buon Anno.